Iacchetti contro Schillaci, Salvini, Vannacci e Meloni: bufera sul comico, che chiarisce: «Era una gag»

Enzo Iacchetti

Enzo Iacchetti finisce nella bufera per un intervento dai toni durissimi contro alcuni esponenti del governo e della destra. Il comico, ospite a Pratovecchio, in provincia di Arezzo, alla rassegna “Naturalmente Pianoforte” organizzata da Andrea Scanzi, ha parlato di sanità, immigrazione, trasporti e Gaza, trasformando il palco in un comizio politico senza rete.

La frase che ha acceso il caso riguarda il ministro della Salute Orazio Schillaci. Iacchetti ha evocato il dramma delle liste d’attesa e ha detto che vorrebbe vedere il ministro andare in ospedale per una tac o una risonanza e sentirsi rispondere che il primo posto disponibile è tra otto mesi. Poi l’affondo: «E allora voglio vederlo morire prima, come succede in tanti casi».

La precisazione dopo la bufera

Parole pesantissime, che hanno subito scatenato polemiche. In serata Iacchetti ha provato a chiarire il senso della frase: «Caro ministro della Sanità, io non le ho mai augurato di morire, mi creda. Ho fatto solo un esempio, una gag simpatica».

Il tema di partenza era quello delle attese infinite nella sanità pubblica, ma la battuta sulla morte del ministro ha spostato il centro della discussione dal problema reale al linguaggio usato dal comico. Una formula brutale, che nelle intenzioni voleva denunciare la condizione dei cittadini costretti ad aspettare mesi per esami fondamentali, ma che è diventata immediatamente materia da scontro politico.

Iacchetti si definisce comunista

Durante l’incontro, Iacchetti ha rivendicato apertamente la propria identità politica. Si è definito comunista e ha indicato Enrico Berlinguer come modello ideale. Per lui, ha spiegato, essere comunista significa stare dalla parte dei poveri, dei bisognosi, contro chi governa male, contro gli eserciti e contro i guerrafondai.

Non è mancata una stoccata anche a Francesco De Gregori, criticato per l’idea che gli artisti non debbano esporsi politicamente. Secondo Iacchetti, dire che un artista deve restare fuori dalla politica è già una scelta di campo.

L’attacco a Vannacci

Nel suo elenco di “sogni”, Iacchetti ha poi preso di mira Roberto Vannacci. Il comico ha legato le posizioni sulla remigrazione al lavoro durissimo svolto spesso dagli immigrati nei campi e nei cantieri. Ha detto che vorrebbe vedere Vannacci raccogliere pomodori in Puglia ad agosto, «a un euro netto all’ora», oppure asfaltare le strade di notte con quaranta gradi. Un attacco frontale, costruito sul contrasto tra gli slogan politici contro gli immigrati e la realtà di chi svolge lavori massacranti e invisibili.

La stoccata a Salvini sui treni

Poi è arrivato Matteo Salvini. Iacchetti ha detto che vorrebbe vedere il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti salire su un Frecciarossa in seconda classe e restare bloccato per ore tra Parma e Bologna senza aria condizionata. Anche qui il bersaglio è chiaro: non solo Salvini, ma la distanza tra la vita quotidiana dei passeggeri e quella dei ministri, spesso lontani dai disservizi che ricadono sui cittadini.

Meloni chiamata in causa su Gaza

Il passaggio su Giorgia Meloni riguarda invece Gaza. Iacchetti ha chiamato in causa la premier come presidente del Consiglio e come madre, chiedendosi cosa potrà rispondere un giorno alla figlia davanti ai libri di storia e al racconto dei bambini uccisi nel conflitto.

Una frase pensata per colpire sul piano morale, non solo politico. E che conferma la nuova esposizione pubblica del comico sui temi della guerra, dopo lo scontro televisivo a È sempre Cartabianca con Eyal Mizrahi.

Dal volto mite alla voce militante

Per anni Iacchetti è stato raccontato come “Enzino”, il volto mite e malinconico della coppia con Ezio Greggio a Striscia la notizia. Ma fuori da quel ruolo televisivo, il comico mostra sempre più spesso un registro diverso: militante, polemico, rabbioso. La bufera su Schillaci nasce da una frase sbagliata o quantomeno pericolosa nella forma. Ma l’intervento di Pratovecchio racconta anche altro: Iacchetti non vuole più restare nella zona comoda della comicità leggera. Vuole parlare di politica. E quando lo fa, ormai, non usa il fioretto.