Il problema del centrodestra ormai ha un nome e un cognome: Roberto Vannacci. La crescita di Futuro nazionale sta costringendo Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani a ripensare anche la legge elettorale con la quale affrontare le prossime Politiche. E proprio sulla possibile introduzione di un ballottaggio tra le due coalizioni più votate si apre una nuova frattura nella maggioranza.
A raccontare il braccio di ferro è Tommaso Ciriaco su Repubblica. Durante uno degli ultimi confronti sulla riforma, Roberto Calderoli avrebbe messo immediatamente le cose in chiaro: «Guardate che noi il ballottaggio non lo votiamo, proprio non se ne parla».
Non si tratta di una disputa tecnica. Dietro le formule elettorali si combatte una partita che riguarda direttamente la sopravvivenza politica della Lega e gli equilibri dell’intero centrodestra. Con Vannacci in campo autonomamente, il sistema a turno unico rischia di impedire alla coalizione di raggiungere la soglia necessaria per ottenere il premio. Il doppio turno potrebbe invece offrire a Meloni una seconda possibilità per recuperare al ballottaggio gli elettori dell’ex generale. Ma proprio questa soluzione rischierebbe di trasformarsi in una trappola mortale per Salvini.
Il problema Vannacci cambia la legge elettorale
Nell’attuale schema della riforma il premio scatterebbe con il 42% dei voti. Un obiettivo che diventerebbe molto più difficile se Futuro nazionale sottraesse una fetta consistente dell’elettorato alla coalizione di governoSecondo la ricostruzione di Repubblica, le ultime rilevazioni avrebbero inoltre allargato tra luglio e agosto la distanza tra i due poli: con Vannacci fuori dalla coalizione, il centrodestra resterebbe sotto la soglia del 42% e il centrosinistra potrebbe trovarsi davanti.
Da qui l’ipotesi del ballottaggio. Forza Italia propone una soglia del 40% per evitare il secondo turno, mentre un’altra proposta elaborata dal senatore azzurro Marcello Pera, sulla base delle indicazioni di Stefano Ceccanti e Peppino Calderisi, abbasserebbe ulteriormente l’asticella al 38%. Meloni non ha chiuso la porta. E questo basta per mettere in allarme la Lega.
Con il doppio turno, infatti, gli elettori potrebbero scegliere liberamente Futuro nazionale al primo passaggio per poi tornare eventualmente sul candidato del centrodestra al ballottaggio. Una soluzione potenzialmente conveniente per la coalizione, ma devastante per il partito di Salvini, che dovrebbe misurare direttamente quanto consenso Vannacci riesca ormai a sottrargli.
Salvini teme il voto utile a Vannacci
È qui che gli interessi della coalizione e quelli della Lega smettono di coincidere. Per Meloni il ballottaggio potrebbe rappresentare una polizza assicurativa contro la dispersione dei voti a destra. Per Salvini rischia invece di accelerare proprio quella dispersione.
Al primo turno prevarrebbe infatti una logica sostanzialmente proporzionale. L’elettore potrebbe votare Vannacci senza il timore immediato di consegnare Palazzo Chigi al centrosinistra, sapendo che al secondo turno potrebbe scegliere nuovamente tra i due schieramenti principali.
In altre parole, il voto utile smetterebbe di proteggere la Lega dalla concorrenza di Futuro nazionale. Ed è precisamente questo lo scenario che spaventa il Carroccio. Un partito già sotto pressione dovrebbe affrontare una competizione diretta con l’ex generale proprio nell’area elettorale che negli ultimi anni ha rappresentato una parte fondamentale della base salviniana.
Salvini avrebbe manifestato nuovamente le proprie preoccupazioni direttamente a Meloni. Il rischio non riguarda soltanto qualche punto percentuale: una forte affermazione di Vannacci al primo turno potrebbe certificare davanti agli elettori l’esistenza di una nuova forza politica alla destra della coalizione e ridimensionare ulteriormente il peso della Lega.
Forza Italia vuole il doppio turno
Sul fronte opposto si muove Forza Italia, che vede invece nel ballottaggio lo strumento migliore per evitare qualsiasi accordo strutturale con Vannacci. La strategia degli azzurri appare quasi speculare rispetto a quella leghista. Il partito di Tajani non deve difendere lo stesso bacino elettorale di Salvini e potrebbe quindi accettare una crescita di Futuro nazionale al primo turno, contando poi sul recupero di una parte di quei voti nel secondo.
Il ballottaggio rappresenterebbe inoltre, secondo Repubblica, una delle contropartite chieste dai senatori azzurri della cosiddetta «tendenza Marina» per accettare l’introduzione delle preferenze.
La riforma elettorale diventa così il punto nel quale convergono quasi tutte le tensioni della maggioranza: il rapporto con Vannacci, la competizione interna tra Lega e Forza Italia, il peso dei singoli partiti e la strategia con la quale Meloni intende affrontare un centrosinistra che i sondaggi descrivono in crescita.
Il dilemma di Meloni: fermare Vannacci senza farlo crescere
La presidente del Consiglio deve però affrontare un problema ancora più complesso. Il ballottaggio potrebbe aiutare il centrodestra a vincere le elezioni, ma contemporaneamente potrebbe legittimare e rafforzare Futuro nazionale.
Ignazio La Russa avrebbe già indicato a luglio questa strada alla premier: davanti al consolidamento dell’ex generale, il doppio turno rappresenterebbe la soluzione più efficace. Anche accettando che Vannacci possa crescere nella prima votazione.
Meloni avrebbe reagito con maggiore prudenza. Perché consentire a Futuro nazionale di contarsi liberamente significa introdurre anche in Italia lo schema delle «due destre»: una forza di governo e una formazione più radicale che competono sullo stesso elettorato. Una dinamica che potrebbe spingere progressivamente Fratelli d’Italia verso il centro e lasciare a Vannacci lo spazio politico alla sua destra. Meloni rischierebbe così di risolvere il problema elettorale immediato creando un problema politico molto più grande.
La premier deve quindi scegliere tra due rischi. Con il turno unico, la corsa solitaria di Vannacci potrebbe impedire alla coalizione di raggiungere il 42% e consegnare il vantaggio al centrosinistra. Con il ballottaggio, il centrodestra avrebbe una seconda possibilità di vittoria, ma Futuro nazionale potrebbe utilizzare il primo turno per consolidarsi definitivamente.
Quattro ore a casa Meloni, sul tavolo anche Milano
Le tensioni sulla legge elettorale hanno attraversato anche il lungo vertice di maggioranza a casa Meloni, durato circa quattro ore. Ufficialmente i leader dovevano discutere anche di benzina e misure per i consumatori, ma inevitabilmente il confronto ha toccato il nuovo sistema di voto e il dossier Vannacci. E non solo. Sul tavolo è finita anche Milano, dove il centrodestra deve ancora individuare il candidato sindaco per le comunali del 2027.
La Russa continua a spingere sul nome di Maurizio Lupi, ma la proposta incontra le resistenze sia della Lega sia di Forza Italia. Per Meloni si ripropone quindi lo stesso problema politico: trovare una candidatura capace di tenere insieme gli alleati senza imporre ancora una volta direttamente un uomo di Fratelli d’Italia.
Ma è la legge elettorale la partita destinata a pesare di più. Gli emendamenti sul ballottaggio arriveranno al Senato e il voto decisivo avverrà in Aula. Meloni ha ancora alcuni giorni per scegliere se forzare la mano.
Salvini, invece, ha già scelto. Per la Lega il doppio turno rischia di trasformare Vannacci da concorrente pericoloso in un avversario libero di contarsi senza pagare il prezzo del voto disperso. Per questo dal Carroccio arriva un no che difficilmente potrebbe essere più netto: «Noi il ballottaggio non lo votiamo».







