Ricina, chi sono le quattro persone sotto la lente per la morte di Antonella e Sara: dal marito all’amica, fino ai due familiari

Pietracatella, il giallo della ricina

Quattro persone. È questo il perimetro sul quale gli investigatori avrebbero concentrato gli ultimi accertamenti per cercare una soluzione al giallo della ricina di Pietracatella, costato la vita ad Antonella Di Ielsi, 50 anni, e alla figlia Sara Di Vita, 15. Dopo otto mesi di indagini, oltre duecento audizioni e una lunga analisi di telefoni, computer e altri dispositivi, la Procura di Larino potrebbe avvicinarsi alle prime iscrizioni nel registro degli indagati. Per ora il fascicolo resta aperto contro ignoti per duplice omicidio premeditato. Ma chi sono i quattro nomi attorno ai quali si concentrano gli ultimi accertamenti?

Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara

Gianni Di Vita, commercialista ed ex sindaco di Pietracatella, era il marito di Antonella e il padre di Sara. Anche lui avrebbe accusato disturbi gastrointestinali nelle ore della tragedia, ma gli accertamenti non avrebbero rilevato l’ingestione di ricina. Gli investigatori lo hanno ascoltato più volte nel corso dell’inchiesta e hanno analizzato i suoi dispositivi elettronici. Un’amica di Antonella avrebbe inoltre raccontato agli inquirenti che la donna pensava di separarsi dal marito. Un elemento che ha spinto chi indaga ad approfondire la situazione familiare e i rapporti personali nelle settimane precedenti alla tragedia.

Monia, l’amica d’infanzia

La seconda figura è Monia, insegnante di matematica e amica d’infanzia di Gianni Di Vita. Gli investigatori hanno approfondito il rapporto tra i due e contemporaneamente hanno cercato di ricostruire quello tra l’insegnante e Antonella. Secondo alcune testimonianze, infatti, la vittima avrebbe interrotto da tempo i rapporti con Monia e tra le due donne sarebbero esistite tensioni. Dopo Ferragosto gli investigatori hanno ascoltato nuovamente l’insegnante e approfondito quanto emerso dall’analisi dei dispositivi elettronici.

Marco, il tecnico di laboratorio

Il terzo nome è Marco, marito di Monia e tecnico di laboratorio in un istituto agrario. Gli investigatori stanno approfondendo soprattutto alcuni contatti che l’uomo avrebbe avuto con Antonella nelle settimane precedenti alla tragedia. Il punto da chiarire riguarda natura e significato di quelle comunicazioni e la loro eventuale relazione con quanto accadde successivamente.

Alice Di Vita, la figlia sopravvissuta

La quarta persona è Alice Di Vita, figlia maggiore di Antonella e sorella di Sara, sopravvissuta alla tragedia. Gli investigatori l’hanno ascoltata nuovamente dopo Ferragosto. La ragazza può fornire elementi importanti per ricostruire quanto accadde all’interno della famiglia, le abitudini dei giorni precedenti e soprattutto le ultime ore prima che Antonella e Sara accusassero i sintomi dell’avvelenamento. La sua testimonianza può aiutare anche a ricostruire chi mangiò o bevve determinati prodotti e perché la ricina colpì mortalmente Antonella e Sara mentre gli altri componenti della famiglia sopravvissero.

Il «vettore» può dare la svolta all’inchiesta

Resta il grande interrogativo attorno al quale ruota l’intera indagine: attraverso cosa venne somministrata la ricina? Gli investigatori lavorano da mesi sul cosiddetto «vettore», il mezzo attraverso il quale il veleno raggiunse le vittime. Gli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino stanno contribuendo agli accertamenti scientifici che potrebbero permettere di ricostruire la dinamica dell’avvelenamento.

Individuare con certezza il vettore consentirebbe agli investigatori di restringere ulteriormente il campo: chi poteva procurarsi la sostanza, chi poteva accedere all’alimento o al prodotto contaminato e chi ebbe la possibilità di manipolarlo. Dopo otto mesi, oltre duecento persone ascoltate e una montagna di dati estratti dai dispositivi elettronici, la Procura di Larino ha davanti gli elementi raccolti. Il prossimo passo potrebbe portare alle prime iscrizioni nel registro degli indagati e trasformare radicalmente il giallo della ricina di Pietracatella.