Meloni punta a fregare Vannacci? Nel Melonellum spunta la norma che rischia di lasciare Futuro Nazionale fuori dalla corsa elettorale

Premier Giorgia Meloni

La battaglia tra Giorgia Meloni e Roberto Vannacci non si combatte soltanto sul terreno del consenso, dei sondaggi o delle piazze. Adesso lo scontro rischia di trasferirsi direttamente dentro la nuova legge elettorale. E nel mondo vannacciano c’è chi vede una precisa operazione politica per rallentare la corsa di Futuro Nazionale prima ancora che arrivi alle urne.

Il nodo nasce da una delle modifiche contenute nel cosiddetto Melonellum, la riforma elettorale che la maggioranza sta esaminando in Commissione Affari costituzionali alla Camera. Il testo prevede l’esenzione dalla raccolta delle firme per i partiti che possiedono un gruppo parlamentare alla Camera o al Senato costituito entro il 31 dicembre 2025. Una formulazione apparentemente tecnica che però produce un effetto politico immediato: esclude Futuro Nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci, nato nel 2026.

La tagliola che colpisce Futuro Nazionale

Se la norma resterà invariata, il partito dell’ex generale dovrà affrontare la tradizionale raccolta firme per presentare le liste alle prossime elezioni politiche. Un passaggio che richiede organizzazione, militanti, risorse economiche e una macchina territoriale capillare.

Al contrario, beneficerebbero dell’esenzione diverse forze politiche già presenti in Parlamento. Tra queste Azione, Alleanza Verdi e Sinistra e Noi Moderati, che dispongono di gruppi parlamentari riconosciuti entro la data fissata dalla riforma. Più Europa, invece, resterebbe esclusa perché possiede soltanto una componente parlamentare e non un gruppo autonomo.

La reazione di Futuro Nazionale non si è fatta attendere. Il deputato Edoardo Ziello ha parlato apertamente di una «marchetta per Azione», accusando la maggioranza di costruire regole che favoriscono alcuni soggetti politici e ne penalizzano altri. Pur sostenendo che il movimento sarebbe comunque in grado di raccogliere le firme necessarie grazie ai propri iscritti, Ziello considera il provvedimento un segnale politico molto chiaro.

La crescita di Vannacci preoccupa il centrodestra

Dietro lo scontro tecnico si nasconde una partita molto più ampia. Da mesi il fenomeno Vannacci rappresenta una delle principali variabili del centrodestra. L’ex generale continua ad attrarre consensi nell’elettorato sovranista, intercetta una parte del voto leghista e guarda con crescente ambizione allo spazio politico occupato da Fratelli d’Italia.

Non è un caso che ogni mossa dell’ex ufficiale venga osservata con particolare attenzione dai vertici della maggioranza. La nascita di Futuro Nazionale ha trasformato Vannacci da semplice protagonista mediatico a potenziale concorrente politico. E più cresce il suo profilo, più aumenta il rischio di una dispersione di voti nell’area conservatrice.

Per questo motivo, negli ambienti vannacciani, la nuova norma viene interpretata come un tentativo di alzare il livello delle difficoltà organizzative per chi arriva oggi sulla scena politica. Una lettura che naturalmente la maggioranza respinge, sostenendo che il criterio scelto ricalca norme già adottate nelle precedenti tornate elettorali.

Le opposizioni rallentano il cammino della riforma

Intanto la legge elettorale continua il suo percorso parlamentare tra polemiche e rinvii. La maggioranza punta a portare il testo in Aula rapidamente, mentre le opposizioni contestano i tempi dell’esame e denunciano l’esistenza di numerosi nodi ancora aperti.

Sul tavolo restano infatti decine di emendamenti che riguardano questioni centrali come le preferenze e il voto dei fuorisede. Secondo il Partito Democratico, la Commissione avrebbe esaminato meno della metà delle proposte presentate, rendendo prematuro il passaggio in Aula.

La partita, dunque, è tutt’altro che chiusa. Ma il messaggio politico è già arrivato. Se la norma resterà invariata, Futuro Nazionale dovrà passare dai banchetti e dalla raccolta firme per conquistarsi il diritto di correre alle prossime elezioni. Una strada che Vannacci sostiene di non temere. Ma che i suoi sostenitori leggono come il primo vero tentativo di arginare la crescita del nuovo protagonista della destra italiana.