Putin terrorizza Kiev con il super missile Oreshnik: “Ricatto nucleare”, l’Europa teme l’escalation totale

Putin

Kiev ha vissuto una delle notti più devastanti dall’inizio della guerra. Un attacco che in Europa molti leggono come qualcosa di più di un semplice bombardamento: un messaggio politico, militare e psicologico firmato Vladimir Putin. Novanta missili, seicento droni, ordigni ipersonici e soprattutto lui, l’Oreshnik, il super missile balistico che secondo Bruxelles rappresenta ormai un vero “ricatto nucleare”.

La capitale ucraina è stata travolta per ore da esplosioni continue. Palazzi distrutti, incendi nel centro città, ministeri danneggiati, centri commerciali devastati e migliaia di civili rifugiati nella metropolitana invasa dal fumo. Il bilancio provvisorio parla di almeno quattro morti e ottanta feriti, ma il dato politico e militare va oltre i numeri.

L’Oreshnik, il missile che spaventa l’Europa

A terrorizzare gli osservatori occidentali è stato soprattutto l’impiego del missile balistico Oreshnik. Un’arma progettata per colpire le capitali europee e capace di dividere la propria carica in più testate che precipitano a velocità impressionanti.

Secondo le ricostruzioni, il missile lanciato contro Bila Tserkva, a circa ottanta chilometri da Kiev, si sarebbe separato in sei navette, ognuna delle quali avrebbe rilasciato sei munizioni. Trentasei bolidi piombati al suolo in appena due secondi, a una velocità vicina ai quindicimila chilometri orari.

Le testate usate non erano nucleari e neppure esplosive. La devastazione arriva dall’energia cinetica dell’impatto. Putin stesso aveva descritto questi ordigni come “meteoriti” capaci di penetrare bunker profondi diversi livelli sotto terra.

Secondo diverse analisi militari, la versione utilizzata sarebbe persino più avanzata rispetto a quella vista nei mesi scorsi vicino al confine polacco e a Dnipro. Un dettaglio che alimenta il sospetto occidentale: Mosca starebbe preparando l’utilizzo di cariche esplosive vere e proprie.

L’Ue: “È intimidazione politica e ricatto nucleare”

Le reazioni europee sono state durissime. La responsabile della diplomazia Ue, Kaja Kallas, ha definito il raid «una tattica di intimidazione politica e una forma temeraria di ricatto nucleare». Francia e Germania hanno parlato apertamente di escalation.

Anche Giorgia Meloni ha condannato l’attacco, ribadendo il sostegno italiano all’Ucraina. Ma dietro le dichiarazioni ufficiali cresce una paura concreta: l’Oreshnik non è stato pensato soltanto per Kiev. È un missile progettato per minacciare direttamente Parigi, Berlino, Varsavia, Londra e Roma.

Kiev devastata: colpiti palazzi, musei e ministeri

La notte ucraina è stata apocalittica. Cinquanta ordigni hanno colpito la regione della capitale. Alcuni sono stati deviati dalla contraerea, ma l’onda d’urto ha devastato interi quartieri.

Sono stati colpiti almeno trenta edifici residenziali. Danneggiati anche ministeri, sedi di società statali, la tv tedesca Ard, il museo nazionale d’arte, il museo dedicato a Chernobyl e perfino lo stadio della Dynamo Kiev.

Un gigantesco shopping center è andato in fiamme. Migliaia di persone si erano rifugiate nella metropolitana, ma uno degli accessi sotterranei è stato colpito e invaso dal fumo. «Non c’è mai stato nulla del genere, nemmeno nel marzo 2022», ha raccontato un imprenditore ucraino a Repubblica. «I missili cadevano per ore».

Perché Putin ha alzato il livello dello scontro

Secondo molte analisi occidentali, dietro il raid c’è anche la difficoltà russa sul campo di battaglia. Mosca ha presentato l’attacco come una ritorsione per il bombardamento di un dormitorio nel Donbass occupato, dove sarebbero morte 21 persone. Kiev nega di aver colpito civili e sostiene di aver bersagliato una centrale di droni.

Ma il Cremlino deve fare i conti anche con le continue incursioni ucraine contro impianti petroliferi e infrastrutture russe, che stanno incrinando l’immagine di invulnerabilità interna costruita da Putin.

Per questo l’attacco su Kiev appare anche come una dimostrazione di forza: Mosca ha schierato praticamente tutto il proprio arsenale, dai missili ipersonici Kinzhal e Zirkon agli Iskander, Kalibr e KH101.

Il problema Patriot e la paura europea

La pioggia di missili ha mostrato ancora una volta le difficoltà della difesa aerea ucraina. I sistemi Patriot americani restano gli unici davvero efficaci contro i missili balistici russi, ma le forniture si sono drasticamente ridotte dall’insediamento di Donald Trump.

L’Europa sta cercando di sostituire progressivamente gli armamenti statunitensi, ma al momento non dispone ancora di sistemi capaci di neutralizzare armi come l’Oreshnik.

Ed è questo il dettaglio che più spaventa Bruxelles: il super missile lanciato contro Kiev non è soltanto un’arma da guerra. È un messaggio strategico diretto all’Europa intera.