Matteo Salvini sceglie Pinzolo per rilanciare la Lega delle battaglie identitarie e manda subito un messaggio alla Germania. Al centro ci sono immigrazione, sovranità nazionale e rapporti con Bruxelles, ma anche le tensioni che attraversano il Carroccio e le richieste di chi vorrebbe riportare con maggiore decisione il partito alle sue radici nordiste. Il vicepremier non arretra e indica invece una strada che tiene insieme autonomismo in Italia e sovranismo in Europa.
Il passaggio più duro riguarda Berlino e la gestione dei migranti irregolari. «La Germania non ha diritto di mandarci indietro un solo immigrato irregolare fino a che ci sono delle navi di Ong tedesche in giro per il Mediterraneo a scaricare migliaia di clandestini in Italia e in Europa», attacca Salvini. Poi aggiunge: «Prima risolvi i problemi delle navi a cui hai dato la bandiera e poi parliamo di tutto il resto».
Salvini contro la Germania sui migranti
L’immigrazione torna così al centro dell’offensiva politica del segretario leghista. Salvini lega il dossier dei trasferimenti dalla Germania al ruolo delle organizzazioni non governative nel Mediterraneo e allarga il ragionamento al futuro dell’identità europea. Nel suo intervento parla di difesa dell’«Europa cristiana» e indica nell’«islamismo politico» uno dei temi sui quali la Lega intende concentrare la propria iniziativa.
La direzione emerge anche dallo slogan scelto per Pontida del 20 settembre, «Non passa lo straniero». A Pinzolo Salvini insiste sul tema con una domanda destinata alla platea: «Fra 30 anni qui a Pinzolo le campane suoneranno ancora? Le ragazze potranno girare ancora in minigonna?». Una linea che riporta il confronto politico sui temi della sicurezza, dell’immigrazione e dell’identità culturale europea.
Flat tax, pensioni e banche: la ricetta economica della Lega
Il segretario non parla soltanto di migranti. Rimette sul tavolo alcuni dei cavalli di battaglia economici della Lega: superamento della legge Fornero, flat tax e un contributo straordinario a carico delle banche. Salvini prova così a ricompattare il partito attorno a un’agenda riconoscibile mentre una parte della componente settentrionale chiede maggiore attenzione ai territori e un cambio di passo nella guida politica.
La risposta del leader punta sui risultati ottenuti dal Carroccio nelle istituzioni. Ricorda la presenza leghista nelle Regioni del Nord e sottolinea che i cinque ministri del partito provengono dalla Lombardia. Ma respinge l’idea di rinchiudere nuovamente la Lega nei suoi confini storici: «Qualcuno pensa che dobbiamo occuparci solo di Milano e della Lombardia? Assolutamente no, dobbiamo essere autonomisti in Italia e sovranisti in Europa».
Le tensioni nella Lega e il messaggio ai nordisti
Sul confronto interno Salvini evita lo scontro diretto con Luca Zaia, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e Massimiliano Romeo. A chi chiede maggiore spazio risponde aprendo formalmente le porte: «C’è tantissimo spazio per chi ha voglia di fare, non per chi vuole disfare». Il segretario dice di voler lavorare con amministratori e dirigenti di tutto il Paese, dal Nord alla Sicilia e alla Toscana, e sposta ancora una volta il bersaglio politico da Roma a Bruxelles.
Non manca un passaggio su Roberto Vannacci, uscito dalla Lega per fondare Futuro nazionale. Salvini lascia aperto il nodo dei rapporti futuri e della possibile collocazione nella coalizione di centrodestra: la scelta, sostiene, spetta allo stesso Vannacci, che dovrà decidere se contribuire o meno a una vittoria della sinistra.
A Pinzolo, accanto al vicepremier, ci sono la compagna Francesca Verdini e alcuni dirigenti fedeli alla segreteria, tra cui Alessandro Morelli, Paolo Borchia e Alberto Di Rubba. Assente invece il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, che ha motivato la mancata partecipazione con impegni familiari. Salvini ridimensiona comunque le fibrillazioni interne e le riconduce alle polemiche estive. Il messaggio politico resta netto: nessun ripiegamento territoriale e nessun abbandono della linea sovranista.







