Alberto Stasi potrà tornare a Garlasco, ma non ha alcuna intenzione di farlo. Non perché gli sia vietato dai giudici o perché l’affidamento in prova ai servizi sociali gli imponga particolari limitazioni, ma per una scelta personale che appare definitiva. A spiegarlo è la sua avvocata, Giada Bocellari, che all’indomani dell’uscita dal carcere del quarantunenne condannato a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi ha raccontato come immagina la nuova vita del suo assistito e perché il paese che ha segnato il suo destino non rappresenti più un luogo in cui ricominciare.
Dopo aver lasciato il carcere di Bollate grazie alla decisione del Tribunale di Sorveglianza, Stasi ha iniziato una nuova fase della sua esistenza. La pena non è terminata, ma l’affidamento in prova segna comunque una svolta importante. La sua quotidianità non sarà più scandita dai rientri serali in carcere e, almeno nelle intenzioni della difesa, coinciderà con il tentativo di recuperare una normalità perduta da oltre dieci anni.
Perché Alberto Stasi non vuole più vivere a Garlasco
Negli ultimi giorni si era parlato di presunti divieti che avrebbero impedito ad Alberto Stasi di tornare nel paese dove vive ancora la madre. Una ricostruzione che Giada Bocellari ha smentito con decisione, chiarendo che il suo assistito può muoversi liberamente in Lombardia e, se necessario, ottenere autorizzazioni anche per spostarsi fuori regione.
«Non è vero che non può rilasciare interviste o andare a Garlasco. Può girare liberamente in Lombardia. Se necessario può chiedere l’autorizzazione per andare fuori regione. Non può espatriare, la notte deve stare a casa. Non deve portare armi né frequentare pregiudicati», ha spiegato l’avvocata al Corriere della Sera.
Dal punto di vista giuridico, dunque, non esiste alcun ostacolo. Ma la scelta di Stasi è maturata su un piano completamente diverso. «Semplicemente non c’è alcun motivo per tornare a vivere lì», ha spiegato Bocellari, aggiungendo che il suo assistito «non ha piacere di farlo». Finché Elisabetta Ligabò continuerà a risiedere a Garlasco, le visite alla madre saranno inevitabili. Ma una cosa, secondo la legale, appare ormai certa: il paese che dal 2007 è diventato il centro di uno dei casi giudiziari più discussi d’Italia non sarà più la sua casa.
Il nuovo inizio dopo l’uscita dal carcere
Per Giada Bocellari, la decisione del Tribunale di Sorveglianza rappresenta un passaggio importante, anche se la condanna definitiva resta immutata. «Certamente per lui è un nuovo inizio. La pena non è finita, ma rispetto alla semilibertà questo provvedimento comporta che lascia il carcere. Possiamo dire che è un nuovo inizio e lui potrà riprendersi la sua vita», ha spiegato.
La difesa si aspettava un esito favorevole, anche se l’avvocata tiene a precisare che l’affidamento non costituisce un automatismo. «Aveva tutti i requisiti per l’affidamento», ha ricordato Bocellari, sottolineando come il percorso seguito da Stasi negli anni di detenzione e durante il periodo di semilibertà abbia convinto i giudici dell’assenza di profili di pericolosità.
Il sollievo della legale è legato anche a ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi. La difesa continua infatti a guardare con fiducia alla prospettiva di una revisione del processo e affrontare questa eventuale battaglia con Stasi fuori dal carcere rappresenta, dal loro punto di vista, una condizione psicologica molto diversa rispetto al passato.
Il desiderio di tornare in moto e la quotidianità ritrovata
La nuova vita di Alberto Stasi sarà fatta soprattutto di lavoro e piccole abitudini quotidiane. «Andrà a lavoro e dopo potrà fare un giro per commissioni o andare fuori a cena», ha raccontato l’avvocata, spiegando che non sarà necessario svolgere attività socialmente utili, visto che il quarantunenne è già regolarmente occupato.
Bocellari ha inoltre ricordato che il suo assistito continua a rispettare gli obblighi economici nei confronti della famiglia Poggi. «E poi, ricordo, che continua regolarmente a risarcire la famiglia Poggi. Ogni mese versa parte dello stipendio: 700/800 euro. E continuerà a farlo fino a quando un giudice non disporrà diversamente».
Tra i primi desideri espressi da Stasi ce n’è uno molto semplice e forse proprio per questo significativo: tornare a fare un giro in moto. Un’immagine quasi ordinaria, che racconta la volontà di recuperare una normalità interrotta più di dieci anni fa e vissuta finora tra carcere e semilibertà.
Il silenzio sulla nuova inchiesta e i rapporti con i media
Nonostante il ritorno sotto i riflettori provocato dalla nuova indagine su Andrea Sempio, Alberto Stasi non sembra intenzionato a esporsi pubblicamente. Secondo la sua avvocata, in questi anni ha imparato a convivere con la pressione mediatica e preferisce mantenere un profilo basso.
«Ha imparato a gestire anche gli assalti dei giornalisti. Comunque non ha intenzione di rilasciare dichiarazioni. Potete anche seguirlo, ma non dirà nulla. Anche perché il momento è delicato. Stasi ha scontato la sua pena. Ingiusta, ma l’ha scontata. Ora non è più lui al centro della nuova inchiesta».
Parole che confermano la linea scelta dalla difesa: evitare dichiarazioni, attendere gli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Pavia e concentrarsi sulla possibile richiesta di revisione. Nel frattempo, Alberto Stasi proverà a costruire una nuova esistenza lontano da Garlasco. Un paese al quale, almeno per viverci, ha deciso di dire addio per sempre.







