È uno scontro totale, senza precedenti, quello che sta consumando la frattura definitiva tra il calcio europeo e i vertici di Zurigo. Con un documento firmato all’unanimità da tutte le 55 federazioni aderenti, la Uefa ha espresso un’opposizione drastica al piano del presidente della Fifa Gianni Infantino, intenzionato a cedere la gestione commerciale dei Mondiali a una nuova società partecipata da fondi privati.
Il verdetto emerso dall’organismo continentale non lascia spazio a trattative: nessuna nazionale appartenente alla confederazione europea prenderà parte a competizioni sotto l’egida della Fifa finché il progetto di privatizzazione non verrà ritirato del tutto e non saranno fornite garanzie vincolanti per il futuro.
A guidare il dissenso interno e la dura presa di posizione Uefa ci sono figure chiave del panorama sportivo italiano ed europeo, tra cui il vicepresidente continentale Gabriele Gravina e il nuovo presidente della Figc Giovanni Malagò, compatti nel sostenere la linea del presidente Aleksander Ceferin.
Il rischio di trasformare il Mondiale in un prodotto finanziario
All’interno della riunione telematica l’unica incertezza iniziale è stata espressa dalla federazione ceca, che si è poi allineata al blocco comune. La principale fonte di preoccupazione per i vertici continentali e per diverse cancellerie europee è il rischio reale che il movimento calcistico perda la governance del proprio torneo più prestigioso, trasformando la Coppa del Mondo in un mero prodotto finanziario guidato unicamente dagli interessi dei privati e del fondo americano legato a Kushner Jr.
Mentre l’Uefa definisce poco trasparenti i metodi di Zurigo e accusa la Fifa di aver lanciato un vero e proprio ultimatum attraverso la promessa di versamenti immediati pari a 40 milioni di dollari per ciascuna federazione aderente, il muro di consensi attorno ad Infantino inizia a mostrare le prime crepe.
L’opposizione si sta allargando oltre i confini europei
Nonostante l’attuale presidente vanti sulla carta l’appoggio di oltre duecento federazioni, l’opposizione si sta allargando ben oltre i confini europei. Dalla confederazione nord e centroamericana fino all’Asia, dove il presidente Salman bin Ibrahim Al Khalifa ha apertamente criticato l’operazione accusandola di minare le fondamenta stesse dello sport, cresce l’insofferenza per la svolta societaria voluta dal vertice della Fifa.
In questo scenario di altissima tensione si fa sempre più insistente l’ipotesi di una candidatura alternativa a Gianni Infantino per le prossime elezioni. Il nome di riferimento è quello del proprietario qatariota del Paris Saint-Germain e presidente dell’Efc, Nasser Al Khelaifi. Già protagonista in passato del blocco contro la Superlega, Al Khelaifi potrebbe rappresentare la figura ideale per raccogliere il malcontento delle federazioni asiatiche e di parte del continente africano, dove il presidente della Caf Patrice Motsepe pur sostenendo per ora la ricerca di nuove risorse finanziarie ha comunque convocato un vertice straordinario.
Mondiale femminile Under 20 primo banco di prova
Il tempo per definire gli assetti politici, tuttavia, stringe inesorabilmente. Le candidature ufficiali per la presidenza dovranno essere depositate entro il prossimo 16 novembre, mentre il primo vero banco di prova sul campo per il minacciato boicottaggio europeo sarà il Mondiale femminile Under 20 in programma a settembre.
Se Infantino confermerà la scadenza autunnale entro cui gli investitori dovrebbero versare le loro quote nella newco, il calcio mondiale rischia di trovarsi di fronte a uno scisma storico dalle conseguenze imprevedibili.







