La FIFA verso una rivoluzione da 20 miliardi: le mani della famiglia Trump sui Mondiali di calcio grazie a Infantino

Donald Trump e Gianni Infantino

Il calcio globale si avvia verso una svolta finanziaria senza precedenti, destinata a ridisegnare la governance dei grandi eventi sportivi e ad aprire uno scontro frontale e definitivo tra la FIFA e l’UEFA. Al centro dell’operazione, rivelata da un’inchiesta del Financial Times, c’è un piano per cedere a investitori privati una quota di minoranza di una nuova entità commerciale destinata a gestire e valorizzare i tornei mondiali, per una valutazione complessiva che sfiora i 20 miliardi di dollari, pari a circa 17,6 miliardi di euro al cambio attuale.

Un’iniziativa che potrebbe portare l’organizzazione dei Mondiali parzialmente nelle mani della famiglia di Donald Trump e che ha fatto subito scattare l’allarme a Nyon. L’UEFA è infatti intervenuta con toni durissimi, dichiarando che il piano della FIFA di vendere una parte del calcio mondiale supera una linea che non può essere attraversata.

La regia di JP Morgan e l’ombra dei Kushner

Per concretizzare il progetto, il presidente della FIFA Gianni Infantino si sta avvalendo della consulenza degli esperti di JP Morgan, con l’obiettivo di raccogliere diversi miliardi di dollari sul mercato azionario. Agli investitori privati andrebbe almeno il 20% della nuova società, e in prima fila per guidare la cordata pronta a farsi carico dell’investimento c’è Joshua Kushner, fondatore del fondo Thrive Eternal nonché fratello di Jared Kushner, marito di Ivanka Trump e genero dell’ex presidente statunitense. L’operazione conferma e salda ulteriormente il legame tra Infantino e l’asse politico-finanziario legato a Trump.

Secondo le indiscrezioni, la nuova entità diventerebbe operativa dopo il 2030, in concomitanza con la scadenza dell’attuale mandato di Infantino, e vedrebbe al vertice lo stesso dirigente svizzero. Tra le sue prerogative potrebbe rientrare persino la scelta delle future sedi dei Mondiali, fermo restando che l’edizione del 2034 appare ormai blindata dall’Arabia Saudita.

Di fronte al clamore suscitato dalle indiscrezioni, la FIFA è dovuta intervenire con una nota di chiarimento: pur confermando le linee generali della ristrutturazione finanziaria, ha precisato che gli investitori privati deterranno solo una quota di minoranza nella controllata FFE, senza alcun ruolo operativo, ribadendo che l’organismo governativo manterrà l’autorità esclusiva sulla governance, sulle competizioni, sul calendario e su tutte le decisioni regolamentari e sportive.

Marea di dollari per le federazioni, ma esplode la protesta

Nelle intenzioni, la maxiraccolta di capitali servirebbe a incrementare i finanziamenti destinati alle 211 Federazioni nazionali affiliate, che attualmente percepiscono circa due milioni di dollari l’anno ciascuna indipendentemente dalle proprie dimensioni economiche.

Le stime indicano ricavi in crescita fino a 13 miliardi di dollari per il quadriennio in corso, con l’obiettivo di superare i 14 miliardi nel ciclo successivo che culminerà con i Mondiali del 2030 in Spagna, Portogallo e Marocco.

Nello schema societario ipotizzato, la FIFA manterrebbe inizialmente il 51% delle quote, le 211 Federazioni si dividerebbero il 20% e il restante andrebbe ai privati. Rimane tuttavia l’incognita sulla possibilità che le singole federazioni possano in futuro cedere le proprie quote agli investitori privati, aprendo lo scenario a una concentrazione del potere commerciale nelle sole mani del veicolo formato da FIFA e dall’entourage di Trump.

Tifosi in rivolta, inchieste USA e scontro con le leghe europee

L’impostazione orientata al massimo profitto impressa da Infantino ha sollevato un’ondata di polemiche su più fronti. L’impennata dei prezzi dei biglietti e le commissioni sulle rivendite hanno scatenato le proteste delle associazioni dei tifosi, mentre negli Stati Uniti il deputato democratico Jamie Raskin ha richiesto un’audizione formale di Infantino nell’ambito di un’indagine sui rapporti tra la FIFA e l’amministrazione Trump.

Una vicenda resa ancor più infuocata dalla controversa decisione della FIFA di revocare la squalifica del calciatore statunitense Folarin Balogun, episodio che ha spinto le federazioni di Norvegia e Belgio ad annunciare battaglie etiche e regolamentari.

Parallelamente, l’attivismo della FIFA sui club — culminato nel restyling della Coppa del Mondo per club e nell’ipotesi di allargare la rassegna iridata per nazioni da 48 a 64 squadre — ha esasperato i rapporti con le leghe europee, ormai pronte alle vie legali per fermare un calendario agonistico ritenuto insostenibile.