I Mondiali 2026 sono partiti da pochi giorni, ma fuori dal rettangolo verde è già successo di tutto. Tra polemiche, aneddoti incredibili e scene destinate a diventare virali, la Coppa del Mondo organizzata da Stati Uniti, Canada e Messico sta regalando spettacolo anche lontano dalle partite. A catalizzare l’attenzione dei social è stata soprattutto Shakira, protagonista di un piccolo giallo che ha fatto discutere milioni di tifosi.
Il mistero di Shakira e i dubbi dei fan
Sedici anni dopo la sua ultima apparizione mondiale, la cantante colombiana è tornata a esibirsi nella cerimonia inaugurale a Città del Messico. In splendida forma a 49 anni, Shakira ha conquistato il pubblico con uno show che però ha generato una valanga di commenti.
Diversi utenti sui social hanno infatti iniziato a sostenere che quella sul palco non fosse la vera popstar. «Chiamatemi pazzo, ma non sembrava lei», ha scritto un utente su X, seguito da altri spettatori che hanno parlato di una figura più slanciata e di movimenti diversi rispetto al passato.
In realtà, a ingannare il pubblico sarebbe stato soprattutto il look. La cantante indossava un costume personalizzato firmato Off-White, realizzato insieme al suo stylist Nicolas Bru, mentre ai piedi portava delle sneakers con platform strutturato firmate R13, capaci di aggiungere diversi centimetri alla sua altezza e di creare quell’effetto che ha alimentato il sospetto della sosia.
Le maglie tarocche e l’incredibile storia di Maradona
Mentre la FIFA combatte contro il merchandising illegale, nelle strade di Città del Messico le maglie contraffatte della nazionale messicana stanno andando a ruba. Vendute a circa dieci dollari, costano un decimo rispetto alle versioni ufficiali.
Nonostante l’«Operazione Pulizia» lanciata dalle autorità, i mercati popolari della capitale continuano a essere invasi da prodotti non autorizzati. E proprio uno di questi mercati, quello di Tepito, è legato a uno degli episodi più leggendari della storia del calcio.
Nel 1986 Carlos Bilardo, allora commissario tecnico dell’Argentina, decise infatti di abbandonare le maglie ufficiali, considerate troppo pesanti per il clima di Città del Messico. La squadra giocò così contro l’Inghilterra con maglie praticamente improvvisate e modificate artigianalmente. Fu con quelle casacche che Diego Maradona segnò la «Mano de Dios» e il celebre «Gol del Secolo».
La promessa di Cucurella e la rivoluzione degli inni
Tra i protagonisti più originali di questo avvio di Mondiale c’è Marc Cucurella. Il difensore del Chelsea e della Spagna ha promesso che, in caso di vittoria della Coppa del Mondo, si farà tatuare il volto del commissario tecnico Luis de la Fuente.
«In caso di vittoria del Mondiale, potrei tatuarmi la faccia di Luis de la Fuente. Un tatuaggio piccolo, però. Dove? Credo nella zona del bicipite. I Mondiali sono più importanti degli Europei e meritano un bel ricordo. Per cui, ci sto», ha dichiarato ai microfoni di El Partidazo de COPE.
Novità anche prima del fischio d’inizio. La FIFA ha infatti rivoluzionato il tradizionale rito degli inni nazionali. Da quest’anno tutte le squadre, comprese le riserve, entrano in campo insieme e si dispongono attorno al cerchio di centrocampo.
Secondo Gianni Infantino, la nuova formula sarebbe nata da un suggerimento di Alessandro Del Piero. «Tutti i 26 giocatori di una nazionale saranno in campo per l’inno nazionale. È un’idea di Alessandro Del Piero», ha spiegato il presidente della FIFA.
La battuta di Infantino che punge gli azzurri
Proprio Infantino ha firmato una delle uscite più commentate dei primi giorni del torneo. Parlando del possibile ampliamento della Coppa del Mondo, il presidente della FIFA ha ironizzato sull’assenza dell’Italia dalle ultime edizioni.
«Vediamo come andrà questa Coppa del Mondo con 48 squadre. Abbiamo già discusso di 64 squadre. Forse l’Italia si qualificherebbe con 64 squadre… potremmo arrivare a 208 per vedere se si qualifica».
Una battuta che ha fatto sorridere qualcuno e irritato molti altri. Ma è solo uno dei tanti episodi che stanno rendendo questi Mondiali 2026 uno spettacolo permanente, dentro e fuori dal campo.







