Stamattina, intorno alle 8:20, Pippo Di Marca, attore, regista e anima dell’avanguardia teatrale, è morto all’età di 84 anni cadendo dalla sua abitazione in via di San Francesco a Ripa a Trastevere (RM). Il corpo dell’artista giace a terra, coperto da un lenzuolo termico, proprio nel mezzo della carreggiata transennata dalle forze dell’ordine.
Secondo quanto riferito all’Adnkronos dalla dirigente del commissariato di zona, le piste seguite dagli inquirenti sono due: un tragico incidente o un gesto volontario. Una certezza, però, emerge già dai primi rilievi: “Non sussistono elementi riconducibili a un omicidio”. Mentre si attende l’arrivo della polizia mortuaria, la scena che si presenta agli occhi dei passanti è surreale e dolorosa.
Poco più in là, all’incrocio di via di San Francesco Ripa con viale Trastevere, il figlio del regista, seduto su una sedia, è sopraffatto dalla disperazione, stretto nell’abbraccio di un’anziana amica di famiglia che cerca invano di consolarlo. Qualche giorno fa l’attore aveva pubblicato un video su Facebook parlando anche delle proprie condizioni di salute: “Sono malato, non ce la faccio più”.

Chi era Pippo Di Marca
Con la scomparsa di Pippo Di Marca si chiude una pagina fondamentale del teatro di ricerca italiano. Originario di Catania, attivo dagli anni Sessanta, è stato un pioniere capace di dialogare con i giganti del suo tempo, da Carmelo Bene a Leo de Berardinis, fino a Julian Beck del Living Theatre. Fondatore del Meta-Teatro, Pippo Di Marca non è stato solo un regista e attore, ma anche un trasformatore della scena teatrale in un laboratorio di sperimentazione continua, influenzato dalle visioni di Joyce, Duchamp e Lautréamont.
Una vita oltre il sipario
Dagli esordi nel 1969 con Giancarlo Nanni alla storica fondazione del Meta-Teatro a Roma, la sua carriera è stata un viaggio tra memoria e presente. Ha dedicato la vita a scardinare le convenzioni, portando in scena la complessità di opere come l’Ulisse di Joyce o i Canti di Maldoror. Al cinema aveva interpretato Giulio Andreotti nel film di Marco Bellocchio.
Nel 2016, l’unione della sua compagnia con il Florian Espace di Pescara aveva dato vita al progetto Florian-Metateatro, segno che la sua voglia di fare regia e direzione artistica non si era mai spenta. Oggi, quel sipario si è chiuso per sempre sull’asfalto della sua Trastevere.







