Vannacci in versione antico romano: la saga trash di “Robertus Vannaccius” è troppo anche per l’Italietta di oggi

Vannacci

Roberto Vannacci non si accontenta più della politica. Ormai siamo alla mitologia. Non bastavano i comizi, le interviste, i libri, le polemiche e le marce sulla remigrazione: adesso il generale entra direttamente nell’antica Roma, con corazza, mantello, colonna sonora da Gladiatore e una quantità di retorica romano-fascista che avrebbe fatto sudare freddo perfino il costumista di un vecchio peplum anni Sessanta.

Il video in cui il leader di Futuro Nazionale decreta la condanna a morte di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Laura Boldrini e Romano Prodi non è infatti un episodio isolato. Fa parte di una vera e propria saga pubblicata dall’account “Robertus Vannaccius”, dove l’ex parà della Folgore viene trasformato in una specie di Decio Massimo Meridio della politica italiana. Solo che qui, più che Roma caput mundi, sembra Roma caput social.

Il generale tra patria, identitas e remigratio

Nei video, Vannacci si aggira per l’Urbe come un condottiero mandato dagli dei a rimettere ordine nel caos della modernità. Dà da mangiare agli affamati, dona giocattoli ai bambini, distribuisce materiali per restaurare monumenti e combatte il pensiero woke, ribattezzato con un latinorum da recita scolastica: oblivio. Dall’altra parte ci sono identitas, patria, virtus, excellentia e naturalmente remigratio pro patria.

Il risultato è un minestrone visivo in cui Roma imperiale, estetica littoria, intelligenza artificiale e propaganda sovranista finiscono nello stesso calderone. Con effetti spesso involontariamente comici: voci fuori sincrono, espressioni rigide, monumenti improbabili e un tono solenne che sembra sempre sul punto di inciampare nel ridicolo.

Meloni imperatrice, Salvini comparsa

Nella saga compare anche Giorgia Meloni, rappresentata come un’imperatrice alleata del generale. Solenne, dorata, quasi sacrale, la premier dispensa tributi e riconoscimenti, compreso un fascio littorio. Più che Palazzo Chigi, sembra il trono di una fiction storica prodotta con l’intelligenza artificiale durante una notte insonne.

Matteo Salvini, invece, appare in posizione molto meno gloriosa. Quando c’è, sembra un personaggio secondario, confinato nelle retrovie, spettatore dei trionfi altrui. In un video finisce persino per prendersi uno schiaffone in testa da Ignazio La Russa, che nella narrazione social risulta invece fedelissimo al generale.

Forza Italia, Tajani e il mondo moderato del centrodestra quasi non esistono. D’altra parte, in una saga dove tutto è muscolo, aquile, mantelli e proclami, il Partito popolare europeo avrebbe probabilmente l’effetto scenico di una riunione condominiale.

La canzoncina per il generale

A completare il quadro c’è anche una canzoncina dance dedicata a Vannacci. Tra le strofe spiccano versi come: «O mio generale, mi rincresce che Matteo non abbia capito che tu sarai ricordato più del Colosseo». Poi arriva la rima destinata a entrare nella storia minore della poesia politica italiana: «Ma Giorgia lo capirà, perché Vannacci schiera i parà».

Pascoli può dormire tranquillo. Carducci pure. Ma il segnale politico è chiaro: nell’immaginario dell’account, Vannacci non è più l’alleato scomodo di Salvini. È il capo carismatico di una nuova destra, con Meloni al fianco e il resto del centrodestra ridotto a pubblico pagante.

Boldrini e Prodi con le mani mozzate

Tra le presenze fisse della saga ci sono Laura Boldrini e Romano Prodi, raffigurati con le mani mozzate. Il riferimento arriva da un altro video dell’account, in cui Vannacci si sottopone alla prova della Bocca della Verità e ne esce con la mano intatta. Gli avversari, invece, evidentemente no.

Lo stesso generale, in un commento, avrebbe definito quel video «un capolavoro». Ed è forse qui che la faccenda smette di essere solo grottesca. Perché l’estetica può anche far ridere, il montaggio può sembrare una parodia involontaria, il doppiaggio può ricordare certe imitazioni da villaggio turistico. Ma la rappresentazione degli avversari politici mutilati, condannati o umiliati resta un passaggio pesante.

La politica come peplum sovranista

La cosa più interessante, alla fine, non è nemmeno il singolo video. È l’immaginario che costruisce. Vannacci non viene raccontato come un politico normale, ma come un eroe fondatore, un comandante, un restauratore della patria perduta. La politica diventa saga, il programma diventa liturgia, l’avversario diventa nemico da punire.

Il tutto con una confezione talmente sopra le righe da sembrare satira, se non fosse che la satira dovrebbe almeno sapere di esserlo. Qui invece il confine tra autocelebrazione, propaganda e trash digitale è talmente sottile che a un certo punto non si capisce più se si stia guardando un messaggio politico o il trailer di Maciste contro il woke. Ultimo dettaglio: la Meloni della saga somiglia curiosamente a Elena Sofia Ricci. Forse un richiamo involontario a Che Dio ci aiuti. Ecco, appunto.