L’ombra dello scisma torna ad allungarsi sulla Chiesa Cattolica. In queste ore la tensione ha raggiunto il punto di non ritorno: la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha deciso di procedere con la consacrazione di quattro nuovi vescovi senza il mandato del Pontefice. Un atto di rottura che rievoca i fantasmi del passato e che Papa Leone ha tentato di fermare fino all’ultimo secondo con un appello accorato e drammatico.
Tensione altissima tra papa Leone e i lefebvriani
Il cuore della rivolta è il seminario svizzero di Econe, dove dalle 8.30 di questa mattina è in corso una cerimonia blindata ma, paradossalmente, visibile a tutto il mondo. A differenza di quanto accaduto 38 anni fa con lo storico strappo di monsignor Lefebvre, questa volta i tradizionalisti hanno scelto la via della trasparenza digitale: la celebrazione in rito antico e latino è trasmessa in diretta streaming sui social, seguita da migliaia di persone con commenti in tempo reale in tutte le lingue.
Secondo le stime degli organizzatori, sul posto sono presenti oltre 17mila fedeli, accorsi per assistere all’ordinazione di:
- Don Pascal Schreiber (Svizzera)
- Don Michael Goldade (Stati Uniti)
- Don Michel Poinsinet de Sivry (Francia)
- Don Marc Hanappier (Francia)
L’appello disperato del Papa: “Non lacerate la tunica di Cristo”
Papa Leone ha cercato di evitare il peggio inviando una lettera carica di pathos a Don Davide Pagliarani, superiore della Fraternità. “Vi prego con il cuore, tornate indietro”, ha scritto il Pontefice, definendo l’atto di “lacerare la tunica inconsutile di Cristo” un peccato di estrema gravità. Un ultimo tentativo di risvegliare le coscienze dei “ribelli” prima che il gesto diventi irreparabile.
Anche il prefetto Prevost si era esposto in prima persona il 29 giugno, esortando i lefebvriani a considerare il “bene spirituale dei fedeli”, avvertendo che un atto scismatico avrebbe privato i seguaci di sacramenti leciti e validi.
La replica dei lefebvriani e l’ultimatum del Vaticano
La risposta della Fraternità San Pio X non si è fatta attendere, ribaltando la prospettiva: “Vogliamo cucire la tunica di Cristo, non lacerarla”, hanno dichiarato, sostenendo di agire per servire la Chiesa in modo “straordinario” contro pressioni incompatibili con lo spirito cattolico. Una giustificazione che però si scontra con il muro del Dicastero per la Dottrina della Fede.
Il prefetto Victor Manuel Fernandez è stato categorico: senza mandato pontificio, queste ordinazioni non sono solo una disobbedienza, ma costituiscono un atto scismatico formale. Il rischio, ora, è che la scomunica diventi automatica, segnando una ferita insanabile nel cuore della cristianità.







