Laura Pausini è satanista? La folle teoria che infiamma il web: «Inneggia al diavolo nelle sue canzoni»

Laura Pausini

C’è un momento in cui Internet smette di essere uno straordinario strumento di informazione e torna a essere la più grande fabbrica mondiale di fantasie. È il momento in cui una frase, una fotografia o un dettaglio apparentemente insignificante diventano il punto di partenza di una teoria destinata a correre senza freni tra Facebook, TikTok, YouTube e Telegram. L’ultima protagonista di questo meccanismo è Laura Pausini, trasformata da una parte del web in una presunta sacerdotessa di Satana, affiliata alla massoneria e impegnata da anni a disseminare messaggi occulti nelle proprie canzoni.

La miccia che ha riacceso questa storia è stata l’esibizione della cantante durante la cerimonia inaugurale dei Mondiali di calcio 2026. Nel brano Desire compare infatti il verso «Se arriva il diavolo, lo faremo cantare». Tanto è bastato perché i cultori del complotto rispolverassero una teoria che circola da tempo e che, come spesso accade in questi casi, si è rapidamente arricchita di nuovi particolari, interpretazioni e presunti indizi.

Dal verso di una canzone ai simboli esoterici

Da quel momento è ricomparso l’intero repertorio delle accuse che periodicamente accompagnano le grandi star della musica internazionale. C’è chi sostiene di riconoscere simboli satanici nelle scenografie dei concerti, chi individua croci rovesciate nelle aste dei microfoni, chi interpreta determinate espressioni del volto come segni di possessione e chi arriva persino a leggere nell’intera carriera della cantante la prova di un presunto sostegno da parte di ambienti massonici.

Il meccanismo è sempre lo stesso. Si prendono immagini, fotografie, videoclip e spettacoli nati con finalità artistiche e li si rilegge attraverso una chiave prestabilita, nella convinzione che ogni dettaglio nasconda un messaggio destinato a pochi iniziati. In questo modo qualsiasi elemento diventa una conferma: un costume, un gesto, una scenografia o perfino il titolo di una canzone finiscono per rafforzare una convinzione che non nasce dai fatti, ma dalla volontà di trovarli.

La risposta della cantante

Laura Pausini, in realtà, aveva già affrontato la questione spiegando il significato del passaggio incriminato. Il “diavolo” evocato nel testo di Desire non rappresenta altro che una figura simbolica del male, dell’odio e della violenza. Il senso della canzone è esattamente opposto a quello attribuitole dai complottisti: l’idea che il coraggio, l’amore e la speranza possano prevalere anche davanti alle difficoltà più grandi.

Una spiegazione che, per la quasi totalità del pubblico, è sempre apparsa sufficiente. Non per chi continua a leggere ogni dichiarazione come un tentativo di depistaggio e ogni smentita come un’ulteriore conferma della teoria iniziale.

Quando ogni dettaglio diventa una “prova”

Scorrendo i contenuti pubblicati in rete si entra in un universo in cui qualunque episodio viene reinterpretato alla luce della stessa conclusione. C’è chi definisce blasfema una vecchia esibizione di Figlio della luna, chi sostiene che alcune espressioni della cantante durante i concerti rivelino una presenza demoniaca e chi arriva a collegare perfino il racconto di una fan che, anni fa, descrisse l’emozione provata ascoltando La solitudine, trasformandolo in una presunta manifestazione di forze soprannaturali.

Il filo logico è sempre identico: non si parte dalle prove per arrivare a una conclusione, ma si parte dalla conclusione e si cercano, uno dopo l’altro, tutti gli elementi che sembrano adattarsi alla narrazione. È un metodo che permette di collegare tra loro episodi lontanissimi, ignorando sistematicamente tutto ciò che li smentisce.

Un copione già visto decine di volte

Laura Pausini non è certo la prima artista a finire nel mirino di questo genere di ricostruzioni. Negli ultimi decenni accuse analoghe hanno coinvolto Madonna, Lady Gaga, Beyoncé, Rihanna, Katy Perry, Sam Smith e numerosi altri protagonisti della musica internazionale. Ogni volta lo schema si ripete quasi identico: un’esibizione particolarmente spettacolare, un simbolo interpretato arbitrariamente, una frase estrapolata dal contesto e il sospetto che dietro il successo si nasconda un patto con forze oscure o con fantomatiche organizzazioni segrete.

Sono racconti che attraversano le epoche adattandosi ai linguaggi del momento. Un tempo correvano attraverso opuscoli e passaparola, oggi viaggiano su TikTok, YouTube e Facebook con una velocità infinitamente maggiore, alimentati dagli algoritmi e dalla naturale attrazione che il pubblico prova per tutto ciò che appare misterioso, scandaloso o proibito.

È probabile che tra qualche settimana questa teoria torni nel cassetto da cui è stata riesumata. Poi basterà una nuova scenografia, un concerto particolarmente spettacolare o un altro verso interpretato fuori contesto perché il presunto satanismo di Laura Pausini torni improvvisamente a occupare i social network. Nel frattempo la cantante continua a esibirsi davanti a migliaia di spettatori in tutto il mondo, mentre il complotto, ancora una volta, vive soprattutto nella fantasia di chi ha già deciso quale storia vuole raccontare.