Maria Rosaria Boccia ha scritto un libro su Sigfrido Ranucci che, pagina dopo pagina, finisce inevitabilmente per raccontare moltissimo anche di Maria Rosaria Boccia. Si intitola “Guai a chi lo tocca – Io, Sigfrido e le tempeste” e ricostruisce il rapporto nato tra i due nel settembre 2024, quando il caso Sangiuliano aveva trasformato l’imprenditrice campana in uno dei personaggi più discussi d’Italia.
Chi cerca la confessione di una storia d’amore, però, resta a bocca asciutta. Boccia nega che il rapporto con Ranucci sia mai diventato sentimentale e sostiene di avere sempre considerato il giornalista un amico. Ma proprio mentre chiude quella porta ne lascia socchiusa un’altra, decisamente più intrigante: «Non so se, in qualche momento, Sigfrido mi abbia corteggiata».
La precisazione che segue racconta bene l’ambiguità che attraversa diverse pagine del libro. Boccia parla di «attenzioni, premure, complimenti, battute», di una particolare disponibilità e di telefonate a orari improbabili. Tutti elementi che, ammette, ciascuno potrebbe sistemare dentro la storia che preferisce. Lei sostiene di averli vissuti come parte di un’amicizia fatta di confidenza, ironia e affinità intellettuale, con quella che definisce una «piccola zona di ambiguità ludica» che due adulti possono concedersi conoscendo perfettamente il limite da non oltrepassare.
«Superman avrebbe avuto bisogno di manutenzione»
Il rapporto comincia l’8 settembre 2024. Ranucci le scrive un messaggio molto formale, rivolgendosi a lei come «Gentile Dottoressa Maria Rosaria». Da quel momento la distanza diminuisce rapidamente e il giornalista finisce per guadagnarsi un soprannome: Superman.
Non esattamente un Superman infallibile, però. Boccia racconta il contrasto tra l’immagine pubblica del giornalista capace di affrontare inchieste, pressioni e scontri durissimi e l’uomo privato che poteva mostrarsi stanco, arrabbiato, preoccupato o semplicemente bisognoso di qualcuno che gli domandasse come stesse.
E naturalmente non gli risparmia gli sfottò. In un’occasione Ranucci resta fuori da un edificio perché nessuno gli apre. Boccia si diverte davanti all’immagine del temutissimo giornalista investigativo, capace di spalancare le porte del potere ma momentaneamente sconfitto da un citofono, e conclude che «Superman avrebbe avuto bisogno di manutenzione».
Ancora peggio va con la tecnologia. Secondo il suo racconto, Ranucci riusciva a districarsi tra documenti, procedimenti giudiziari e complicatissime reti di potere, ma poteva avere bisogno di aiuto per capire alcune dinamiche di Instagram. La kryptonite di Superman, insomma, avrebbe avuto la forma di uno smartphone.
«Formigli o Giletti?». E Ranucci la manda direttamente al cimitero
Tra gli episodi più divertenti compare una conversazione del dicembre 2024. Maria Rosaria Boccia domanda a Ranucci, con la naturalezza di chi sta scegliendo dove andare a cena, se preferisca vederla ospite di Corrado Formigli il giovedì oppure di Massimo Giletti il lunedì. Ranucci sceglie una terza strada: il cimitero. E, già che c’è, le indica anche le possibili destinazioni, il Verano oppure Prima Porta.
Le conversazioni raccontate nel libro oscillano continuamente tra questioni molto serie e prese in giro. C’è persino una surreale parentesi dedicata ad Alessandro Sallusti, che Boccia racconta di aver trasformato insieme a Ranucci in materiale da commedia privata. Lei arriva a scherzare sull’idea di immaginare i due giornalisti insieme a piedi nudi e Ranucci, invece di fermare la deriva, partecipa al gioco.
Molto meno leggera è la ricostruzione della polemica scoppiata nel febbraio 2026, quando alcune conversazioni private tra Boccia e Ranucci finiscono al centro dello scontro televisivo con Giletti. Tra i temi compare anche quello della presunta «lobby gay», dopo un durissimo messaggio pubblico di Tommaso Cerno rivolto alla stessa Boccia.
Boccia sostiene che alcuni passaggi delle chat, una volta estratti dalla conversazione originaria, abbiano assunto una connotazione che lei non riconosce. Il punto centrale della sua ricostruzione è proprio il contesto: una conversazione privata, secondo lei, non può essere interpretata come se ogni singola frase fosse stata pronunciata pubblicamente e autonomamente.
Il messaggio di Laura Cianfoni: «Potete continuare a chattare a qualsiasi ora»
Ma il passaggio che inevitabilmente attirerà maggiore attenzione riguarda Laura Cianfoni, molto vicina a Ranucci. Nel libro Boccia riporta un messaggio che avrebbe ricevuto da lei e che contiene parole pesantissime.
«Cara Maria Rosaria, sono Laura, ti scrivo per dirti che da oggi potete continuare a chattare in qualsiasi modo a qualsiasi ora della notte e del giorno», comincia il testo. Poi il tono sale ulteriormente. Cianfoni parla delle telefonate e videochiamate tra i due e sostiene che Ranucci avrebbe raccontato per anni di essere «libero e separato». Nel messaggio compare anche un riferimento alle precedenti relazioni del giornalista e alla sua vita con la moglie.
È il punto nel quale il racconto dell’amicizia tra Boccia e Ranucci assume inevitabilmente un’altra luce, anche se l’autrice rifiuta di trasformare quel messaggio nella prova definitiva di una gelosia e non vuole attribuire alla stessa Cianfoni sentimenti che soltanto lei potrebbe confermare.
Maria Rosaria Boccia mantiene infatti una posizione molto precisa: lei aveva stabilito il confine del rapporto con Ranucci e lui lo avrebbe rispettato. Se qualcun altro percepì quell’amicizia come qualcosa di diverso, scrive in sostanza, appartiene alla storia e alle emozioni di quella persona. Resta però la domanda che la stessa Boccia consegna ai lettori e che probabilmente finirà per accompagnare l’intero libro: Ranucci la corteggiava oppure no? Lei non risponde. O, forse, sceglie accuratamente di non farlo.







