Canada-Bosnia, il Mondiale dei rimpianti azzurri: l’Italia guarda in tv la partita che avrebbe dovuto giocare

Mondiali 2026

Alle 21, ora italiana, inizierà Canada-Bosnia. Una partita normale per il calendario del Mondiale 2026, ma dolorosissima per chi guarda da casa con il passaporto azzurro nel cuore e il telecomando in mano. Perché quella doveva essere la partita dell’Italia. Doveva essere l’esordio mondiale degli azzurri in un girone tutt’altro che impossibile. Invece ci saranno Edin Dzeko, i suoi fratellini bosniaci e un Canada che, almeno sulla carta, rappresentava la testa di serie più abbordabile possibile.

Il girone che l’Italia si è lasciata scappare

Il gruppo B era un’occasione enorme: Canada, Qatar, Svizzera e Bosnia. Non un’autostrada, certo, ma nemmeno una montagna impossibile da scalare. La Svizzera oggi resta più solida dell’Italia e sarebbe stata l’avversaria più complicata, ma il secondo posto appariva alla portata. Anche nella peggiore delle ipotesi, con tre punti si sarebbe potuto sperare nel ripescaggio tra le migliori terze.

A rendere tutto più amaro c’è anche il contesto. Toronto è una delle città più italiane del Nord America, con quasi mezzo milione di persone di origine italiana nell’area metropolitana. Ismaël Koné, centrocampista del Sassuolo e del Canada, lo ha detto con sincerità: «Con tutto il rispetto, quando è passata la Bosnia eravamo tutti contenti. L’Italia era più forte, ha più esperienza, ha giocatori di livello mondiale come Donnarumma, Tonali, Bastoni, Dimarco, Barella. E poi Toronto è piena di italiani, sarebbe stato come giocare in casa vostra».

La Bosnia di Dzeko e del baby Alajbegovic

La Bosnia arriva al Mondiale con poche certezze e molta poesia calcistica. Da una parte Edin Dzeko, quarant’anni suonati e quinto giocatore più anziano del torneo. Dall’altra Kerim Alajbegovic, diciotto anni appena compiuti e ottavo più giovane della competizione. In mezzo, però, non c’è moltissimo. Il ct Sergej Barbarez prova a trasformare la debolezza in racconto epico: «Mi piacciono le storie alla Davide e Golia».

È una frase perfetta per una squadra che non ha molto da perdere e che può giocare libera, senza il peso di una nazione intera sulle spalle. Proprio il contrario del Canada, padrone di casa e improvvisamente costretto a sentirsi grande in uno sport che per decenni è rimasto ai margini dell’immaginario nazionale.

Il Canada cerca il primo vero squillo mondiale

Il Canada non ha mai vinto una partita ai Mondiali e non ha mai conquistato nemmeno un punto, tra le sei sconfitte collezionate nel 1986 e nel 2022. Adesso l’obiettivo minimo è muovere finalmente la classifica. «Vincere una partita sarebbe un sogno», ha ammesso Koné.

Il ct Jesse Marsch, scuola Red Bull, vuole un calcio verticale, intenso, aggressivo. Ma il Canada arriva all’esordio con un problema pesantissimo: Alphonso Davies non ci sarà. L’uomo più forte, tecnicamente il più dotato, salterà la prima gara per l’ennesimo infortunio muscolare di stagioni fisicamente complicate. Nel Bayern fa il terzino sinistro, ma in nazionale è sempre stato molto di più: un giocatore a tutto campo, quasi un numero 10 libero di accendersi dove vuole.

Senza Davies, le speranze canadesi finiscono soprattutto sui piedi di Jonathan David, chiamato a essere quello che alla Juve non è riuscito a diventare. Per i tifosi bianconeri, nel caso, un altro ottimo motivo per farsi del male.

La partita dei rimpianti

Canada-Bosnia non sarà soltanto la prima partita del gruppo B. Per l’Italia sarà una specie di seduta collettiva di autolesionismo calcistico. Guardare il Mondiale da fuori fa già male. Guardare un girone così accessibile, sapendo che sarebbe bastato poco per esserci, fa ancora peggio. Il calcio non perdona. E il Mondiale, meno di tutti.