Sembrava finita. Anzi, strafinita. Jannik Sinner aveva dominato Juan Manuel Cerundolo per oltre due set e mezzo sul Philippe Chatrier, controllando la partita con l’autorità del numero uno del mondo. Poi all’improvviso qualcosa si è spento. Le gambe, la lucidità, le energie. E il Roland Garros ha assistito a uno dei ribaltoni più incredibili degli ultimi anni.
L’azzurro era avanti 6-3, 6-2, 5-1. Mancava un solo game per chiudere il match e volare al terzo turno. Invece è arrivato il crollo: vertigini, nausea, gambe pesanti, servizio improvvisamente rallentato di oltre 30 chilometri orari. Cerundolo ha capito che qualcosa non andava e si è infilato nella crepa, fino a trasformarla in voragine.
Il malore di Sinner durante il match
Il momento chiave arriva nel terzo set. Dal box Simone Vagnozzi e Darren Cahill si accorgono che qualcosa non torna. Sinner si tocca il gluteo sinistro, appare nervoso, meno reattivo. Poi il crollo improvviso: errori banali, doppio fallo, movimenti rallentati.
Cerundolo risale fino al 5-4 e nel game successivo Sinner si ferma appoggiandosi ai tabelloni pubblicitari. Il giudice di sedia gli chiede cosa stia succedendo. “Dizzy”, risponde Jannik. Mi gira la testa. Poi aggiunge: “Non mi sento bene, devo vomitare”.
Il numero uno del mondo lascia il campo per un medical timeout mentre sul Centrale cala il silenzio. Gli vengono controllati i parametri fisici, probabilmente anche la pressione. Quando rientra, però, non è più lo stesso giocatore.
Cerundolo ribalta una partita già persa
L’argentino, che fino a quel momento era stato travolto, cambia completamente atteggiamento. Corre ovunque, allunga gli scambi, costringe Sinner a faticare su ogni palla.
Jannik prova a restare aggrappato alla partita con orgoglio e talento, ma il corpo non risponde più. Zoppica, si tocca la parte bassa della schiena, cerca continuamente il box con lo sguardo. Cerundolo ne approfitta e porta a casa il terzo set 7-5.
Il quinto set da incubo
Nel quarto parziale l’azzurro prova ancora a resistere. Si procura palle break, combatte quasi da fermo, ma l’inerzia ormai è tutta dalla parte dell’argentino. Cerundolo chiude 6-1 e trascina il match al quinto.
Lì il crollo diventa definitivo. Sinner non ha più energie, evita gli scambi lunghi, prova smorzate disperate, ma non riesce più a reggere il ritmo. Cerundolo vola rapidamente sul 5-1 e chiude tra incredulità generale: 3-6, 2-6, 7-5, 6-1, 6-1.
Il Philippe Chatrier resta gelato. Sinner raccoglie le racchette, saluta il pubblico e lascia il campo a testa bassa.
“Non avevo più energie”
In conferenza stampa il numero uno del mondo ha spiegato così quanto accaduto: “A metà del terzo set non trovavo più nessuna energia, non mi sono sentito molto bene in campo. Era caldo ma non terribilmente”.
Poi l’ammissione più amara: “È difficile da accettare considerando la mia posizione. Ora ho davvero bisogno di recuperare anche mentalmente”.
Secondo le prime ipotesi potrebbe essersi trattato di un problema legato al caldo, alla disidratazione o a crampi improvvisi. Mats Wilander ha parlato di “una delle più grandi sorprese sportive di sempre”, mentre lo stesso Cerundolo a fine partita ha ammesso quasi incredulo: “Non riuscivo a vincere più di tre game a set. Mi dispiace per Jannik”.
I precedenti malori di Jannik Sinner
Non è la prima volta che Sinner accusa problemi fisici durante un match importante. Agli Internazionali di Roma era stato colpito da nausea e tremori contro Medvedev. Agli Australian Open aveva sofferto il caldo estremo. A Wimbledon 2024 un virus e vertigini lo avevano costretto a un lungo stop contro Medvedev.
Negli ultimi anni si sono aggiunti anche ritiri per vesciche, problemi muscolari, dolori al ginocchio e alla caviglia. Episodi diversi tra loro, ma che raccontano quanto il fisico del campione azzurro venga continuamente stressato da un calendario sempre più feroce.
Ora per Sinner si apre una pausa forzata. Niente tornei intermedi: il rientro è previsto direttamente a Wimbledon tra circa un mese. Ma dopo il crollo del Roland Garros, oltre al fisico, sarà soprattutto la testa a dover recuperare.







