Carmelo Burgio difende i “rastrellamenti” invocati da Roberto Vannacci per Milano, ma preferisce chiamarli «operazioni ad alto impatto». Il generale dei carabinieri in congedo, candidato sindaco di Futuro Nazionale alle elezioni comunali del 2027, interviene così nella polemica aperta dalle parole del leader del movimento su Rogoredo.
«Cosa propone l’ottimo ex capo della polizia Franco Gabrielli? Propone di fare grossi “servizi a massa”, e che cosa sono?», domanda Burgio in un’intervista a LaPresse. Il candidato cita le operazioni nelle zone della movida, con centinaia di agenti impegnati nei controlli a tappeto, e sostiene che la sostanza non cambi: «Io i servizi a massa non li chiamo rastrellamenti, li chiamo tecnicamente “operazioni ad alto impatto” o “operazioni coordinate di controllo del territorio”».
Secondo Burgio, Vannacci avrebbe scelto una parola più forte per colpire l’immaginazione. Poi arriva il paragone destinato a riaccendere lo scontro politico: «Che li chiami rastrellamenti o che lei lo chiami “servizio a massa” è la stessa cosa. Non è che quando si fa questo servizio io auspico che vengano messi tutti nei vagoni piombati e portati ad Auschwitz».
Burgio candidato sindaco: «A Milano non girerei disarmato di notte»
Per Burgio, Milano non rappresenta la città più insicura d’Italia, ma resta una metropoli nella quale la sicurezza costituisce un problema centrale. «Pure Roma non scherza», osserva il generale, che racconta di frequentare da anni il capoluogo lombardo. La sua valutazione personale non lascia però spazio a molte sfumature: «La notte, da solo e disarmato, non girerei attorno alla stazione».
Sicurezza e periferie diventano così i due pilastri della sua candidatura. Burgio critica una politica cittadina troppo concentrata sull’Area C e su «chi va a farsi l’apericena», mentre nei quartieri periferici mancherebbero servizi, strutture sportive e ascolto.
Il candidato rivendica l’esperienza maturata alla guida dei carabinieri in diverse città e nelle missioni internazionali. Respinge anche le obiezioni di chi gli rimprovera di non conoscere abbastanza Milano: «Quando mi hanno mandato a comandare Cagliari, Caserta o Trapani le conoscevo? Quando mi hanno mandato a lavorare in tutto l’Afghanistan lo conoscevo?».
«Milano si sta islamizzando»: l’attacco su crocifissi e Ramadan
Il discorso di Burgio si sposta quindi dall’amministrazione all’identità culturale. «Non parlo il milanese, che sarà mai», afferma, prima di sostenere che in Italia si pensi «un po’ troppo poco agli italiani» e che il Paese si stia «piano piano islamizzando».
Il candidato elenca una serie di presunte rinunce alle tradizioni occidentali: il crocifisso, il maiale nelle mense, il presepe, il Natale e lo studio della Divina Commedia. A suo giudizio, le richieste delle comunità musulmane avrebbero trovato negli anni troppa disponibilità da parte della politica.
Burgio porta il ragionamento fino al simbolo più riconoscibile della città: «Domani dirà che quando cammina in piazza del Duomo e vede la croce si sente male, quindi chiederà di togliere la croce da tutte le chiese». E conclude provocatoriamente: «Perché non dobbiamo esaudire pure quella di togliere la croce dal Duomo di Milano?».
Vannacci blinda Burgio e lancia la sfida al centrodestra
Roberto Vannacci presenta Burgio come un uomo dello Stato estraneo alle «stanze della politica» e con una lunga esperienza nella lotta contro criminalità, evasione e riciclaggio. Per il leader di Futuro Nazionale, il generale rappresenta il candidato capace di sottrarre Milano al degrado, alle baby gang, ai bivacchi e alle occupazioni abusive.
«Milano deve tornare a essere la città della Madonnina, dell’impresa, del lavoro, della cultura e della sicurezza. Non la città dei maranza, del degrado e delle periferie abbandonate», dichiara Vannacci, annunciando la nascita di una squadra composta da professionisti, imprenditori, amministratori, medici e ingegneri.
Il messaggio agli alleati arriva senza formule diplomatiche. Futuro Nazionale si dice disponibile a discutere con il centrodestra, ma esclude qualsiasi trattativa sul candidato: «Dialogare non significa mettere in discussione il nome di Carmelo Burgio. Su questo non arretreremo di un millimetro».
Se gli altri partiti tenteranno di relegare il movimento ai margini, Vannacci promette una corsa autonoma. La sfida per Palazzo Marino comincia così con un nome già blindato, una parola — “rastrellamenti” — che ha incendiato il confronto e una campagna elettorale destinata a giocarsi soprattutto sul terreno della sicurezza e dell’identità.







