Bassetti lancia l’allarme sul polpo crudo, i baresi replicano: «Abbiamo gli anticorpi»

È scontro aperto tra l’infettivologo Matteo Bassetti e la tradizione gastronomica barese. Al centro della polemica c’è l’abitudine di consumare il polpo crudo, un vero e proprio rito sulle coste pugliesi finito nel mirino del medico genovese attraverso i suoi canali social.

L’infettivologo: «Moda demenziale, rischi microbiologici gravi»

A far scattare l’allarme dell’esperto sono stati diversi filmati virali diffusi su Instagram e TikTok, che ritraggono bagnanti intenti a degustare il cefalopode appena pescato e ancora vivo. «Ogni estate ha le sue mode demenziali: quest’anno abbiamo a che fare con i mangiatori di polpo crudo», ha attaccato Bassetti.

L’infettivologo ha chiarito le insidie mediche legate al consumo di pescato non abbattuto né cucinato, ricordando come l’ingestione diretta comporti l’esposizione a parassiti e batteri potenzialmente letali. Tra i pericoli principali citati figura l’Anisakis – parassita in grado di causare lesioni gastrointestinali e reazioni allergiche severe – oltre a tossinfezioni da Escherichia coli. «Non si tratta solo di una semplice gastroenterite: con l’Anisakis si rischia persino la vita», ha ribadito il medico.

La risposta di Bari: «Tradizione secolare, noi abbiamo gli anticorpi»

Le dichiarazioni dell’infettivologo non sono però passate inosservate nel capoluogo pugliese, scatenando la reazione immediata dei residenti e dei frequentatori del molo di Bari. Tra ironia e attaccamento alle consuetudini locali, i cittadini hanno rivendicato la bontà della pratica: «Io il polpo non solo lo mangio crudo, lo uccido anche», ha commentato con orgoglio un anziano del posto.

Video da La Gazzetta del Mezzogiorno

Non mancano le “regole d’ingaggio” tramandate da generazioni per minimizzare i rischi per la salute: c’è chi specifica di consumare solo esemplari giovanili («purché sia piccolissimo») e chi ne limita le quantità. La linea difensiva comune resta comunque legata all’esperienza diretta: «Lo consumo ogni settimana e non mi ha mai fatto male», spiegano i baresi, spingendosi a ipotizzare con un pizzico di folklore un’immunità di gregge locale: «A noi non fa nulla, abbiamo sviluppato gli anticorpi».