Quaranta milioni di euro per mantenere immobile uno yacht. Lo Scheherazade, il gigante del mare da anni associato a Vladimir Putin, continua a galleggiare davanti a Marina di Carrara e a divorare denaro: tra equipaggio, assicurazione, forniture e lavori di refitting, la spesa raggiungerebbe i 10-12 milioni di euro l’anno.
Il conto complessivo, dal 2022 a oggi, si aggirerebbe intorno ai 40 milioni. A pagarlo, però, non sarebbero i contribuenti italiani. Secondo i documenti esaminati da La Stampa, i fondi arriverebbero dall’armatore attraverso Bielor Assets Ltd, società offshore formalmente proprietaria dell’imbarcazione, sulla base di un accordo stretto con le autorità italiane dopo il congelamento.
Il mistero, dunque, non riguarda soltanto l’identità del vero proprietario. Riguarda anche il meccanismo che consente a milioni provenienti dall’estero di continuare a finanziare la conservazione di un bene sottoposto alle sanzioni europee.
Lo Scheherazade, il colosso congelato nel 2022
Lungo 140 metri e pesante oltre 10 mila tonnellate, lo Scheherazade dispone di due eliporti, una piscina e sistemi antidroni. Al momento del varo valeva circa 700 milioni di dollari; oggi alcune stime gli attribuiscono un valore vicino al miliardo.
Il 6 maggio 2022 il ministero dell’Economia ne dispose il congelamento dopo che la Guardia di finanza aveva individuato «significativi collegamenti economici e di affari» tra il beneficiario effettivo dell’imbarcazione, esponenti di primo piano del governo russo e soggetti colpiti dalle sanzioni europee. Il provvedimento impedì allo yacht di lasciare il cantiere toscano. Il decreto di congelamento venne annunciato ufficialmente dal ministero dell’Economia.
Formalmente, il panfilo viene ricondotto a Eduard Khudainatov, ex presidente del colosso petrolifero Rosneft. Diverse inchieste giornalistiche lo hanno però associato a Putin. Nel 2022 la fondazione anticorruzione creata da Alexei Navalny rivelò che numerosi componenti dell’equipaggio risultavano collegati al Servizio federale di protezione, l’apparato incaricato della sicurezza del presidente russo. Questo legame alimenta i sospetti, ma non costituisce una prova definitiva della proprietà di Putin.
Chi paga i 12 milioni di euro all’anno
Normalmente è lo Stato a sostenere le spese indispensabili per custodire i beni congelati. In Italia accade, per esempio, con lo Yacht A, il veliero di 142 metri attribuito ad Andrey Melnichenko e fermo a Trieste. Fino al febbraio 2024 la gestione dell’insieme dei beni russi bloccati aveva già comportato per le casse pubbliche una spesa di 31,7 milioni di euro.
Per lo Scheherazade sarebbe stato adottato un sistema differente. Dopo il provvedimento del 2022, il Comitato di sicurezza finanziaria del ministero dell’Economia e l’Agenzia del Demanio avrebbero autorizzato un accordo che consente all’armatore di finanziare la manutenzione attraverso Bielor Assets Ltd.
Secondo l’inchiesta pubblicata da La Stampa, il denaro confluisce in due conti distinti. Il primo, intestato e amministrato da The Italian Sea Group, paga gli stipendi dell’equipaggio, l’assicurazione, le forniture e la gestione ordinaria. Il secondo copre i lavori di refitting, affidati allo stesso gruppo nautico anche attraverso fornitori esterni.
Il congelamento impedisce infatti al proprietario di vendere, affittare o utilizzare economicamente il bene, ma non trasferisce la proprietà allo Stato. Le autorità devono conservarlo senza permettere che torni a produrre vantaggi per il soggetto sanzionato.
Il contratto in scadenza e il futuro dello yacht
Il contratto di refitting sottoscritto nel 2021 con The Italian Sea Group scadrà il 16 settembre 2026. La situazione del cantiere, entrato in una fase di difficoltà e impegnato in una procedura di concordato in bianco, apre ora un nuovo problema.
L’armatore avrebbe già chiesto di valutare la nomina di un amministratore terzo al posto di Giovanni Costantino, fondatore del gruppo nautico e presidente dimissionario di un consiglio d’amministrazione ormai decaduto. Anche l’equipaggio si è ridotto: dalle oltre 70 persone presenti prima del congelamento sarebbe sceso a circa 25 componenti, coordinati dal comandante Guy Bennett Pearce.
Nessuno, tuttavia, può prevedere per quanto tempo lo Scheherazade resterà a Marina di Carrara. Finché le sanzioni rimarranno in vigore, lo yacht non potrà essere venduto né riconsegnato. Intanto Bielor Assets continuerà, salvo nuovi accordi, a versare milioni per conservare un’imbarcazione che non può navigare.
Il paradosso resta tutto qui: il proprietario paga per impedire che il proprio bene perda valore, mentre lo Stato italiano lo custodisce senza poterlo confiscare. E sullo sfondo rimane la domanda mai risolta: dietro la complicata architettura offshore dello Scheherazade c’è davvero soltanto Khudainatov oppure il più celebre dei suoi presunti utilizzatori, Vladimir Putin?







