Freya, la spia a luci rosse nel team che fece saltare il Nord Stream. Il sabotaggio del gasdotto torna a far discutere con un dettaglio che da solo cambia il racconto: tra i sommozzatori impegnati nell’operazione nel Mar Baltico ci sarebbe stata una donna con un passato da modella a luci rosse. Nome in codice “Freya”.
A rilanciare la storia è il giornalista Bojan Pancevski, che in un libro pubblicato in Germania ricostruisce l’attacco che ha interrotto i flussi di gas dalla Russia verso l’Europa. Secondo questa versione, Freya non sarebbe stata una figura marginale, ma “la più coraggiosa del gruppo”, coinvolta direttamente nella missione subacquea.
Nord Stream, Ucraina e il nodo delle responsabilità
Il contesto resta quello di uno dei più grandi misteri geopolitici degli ultimi anni. Secondo alcune ricostruzioni riportate nel libro, l’operazione sarebbe stata conosciuta ai vertici militari ucraini e comunicata al presidente Volodymyr Zelensky. Una versione che Kiev continua a smentire con decisione.
Le indagini internazionali non hanno ancora prodotto una verità condivisa. Il caso Nord Stream resta sospeso tra intelligence, sospetti e ricostruzioni parallele.
Freya, la spia a luci rosse nel team che fece saltare il Nord Stream
Il dettaglio che distingue questa storia da tutte le altre è proprio il profilo della presunta agente. Secondo quanto emerso da ricerche rilanciate da media tedeschi, Freya avrebbe posato in passato per riviste erotiche ucraine nei primi anni Duemila.
Non solo. Quel passato sarebbe stato considerato un possibile strumento operativo. In caso di controlli, la copertura prevista sarebbe stata quella di una produzione pornografica a tema subacqueo. Un’idea che, se confermata, dimostrerebbe un livello di pianificazione e adattamento tipico delle operazioni clandestine più sofisticate.
Il contrasto tra l’immagine pubblica e il ruolo operativo contribuisce a rendere la figura di Freya uno degli elementi più discussi dell’intera vicenda.
Intelligence e versioni contrastanti: cosa resta del caso
Accanto a questo elemento, restano però tutte le incertezze. Secondo alcune fonti, i servizi segreti occidentali sarebbero stati informati in anticipo e avrebbero cercato di fermare l’operazione. Altre versioni parlano invece di informazioni incomplete o mai confermate.
Il risultato è un quadro frammentato. Il sabotaggio dei Nord Stream continua a essere un caso aperto, in cui ogni nuova rivelazione aggiunge un tassello ma non chiude il cerchio.
La storia di Freya, con il suo passato a luci rosse e il presunto ruolo nel commando subacqueo, è il dettaglio che accende l’attenzione. Ma dietro resta la domanda centrale: chi ha davvero deciso di colpire il gasdotto e perché.







