La Russia prepara il dopo Ucraina: nuove basi, 115mila soldati al confine Nato e il timore di una guerra in Europa

La guerra in Ucraina potrebbe non essere l’unico orizzonte strategico della Russia. Mentre il conflitto continua a consumare uomini, mezzi e risorse, Mosca starebbe già preparando il terreno per la fase successiva. A sostenerlo è una vasta inchiesta realizzata dalla televisione pubblica danese DR insieme alle emittenti pubbliche di Svezia, Norvegia ed Estonia. Il titolo è già un programma: “Krigsplan Europa”, ovvero “Piano di guerra Europa”.

Secondo il lavoro giornalistico, basato su fonti militari, intelligence ed esperti della sicurezza, la Russia starebbe riorganizzando in profondità il proprio apparato militare lungo l’intero confine settentrionale con la Nato. Non si tratterebbe di semplici misure difensive ma di una trasformazione strutturale che coinvolge basi, logistica, catena di comando e capacità operative.

Dall’Artico al Baltico: il nuovo fronte della Russia

L’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato ha modificato radicalmente gli equilibri strategici dell’Europa del Nord. Per Mosca significa trovarsi di fronte a un’Alleanza Atlantica molto più vicina ai propri confini e presente in aree considerate fino a pochi anni fa relativamente stabili. La risposta russa, secondo l’inchiesta, sarebbe già in corso. Nuove infrastrutture militari, ampliamento delle basi esistenti, rafforzamento della logistica e aumento delle forze schierate starebbero interessando tutto l’arco che va dall’Artico fino alla regione baltica.

Particolarmente significativo sarebbe il cambiamento nella struttura delle unità operative. Mosca starebbe infatti trasformando numerose brigate in divisioni. Non si tratta di un dettaglio tecnico. Una brigata conta mediamente circa 4.000 uomini ed è pensata per operazioni rapide e flessibili. Una divisione può arrivare a oltre 10.000 soldati e dispone di artiglieria, supporto logistico, mezzi pesanti e capacità di combattimento prolungato. Per molti analisti questo passaggio rappresenta un chiaro segnale: la Russia starebbe preparando uno strumento militare adatto a un conflitto convenzionale ad alta intensità.

I timori dell’intelligence: la finestra più pericolosa

Il dato che preoccupa maggiormente i Paesi nordici non riguarda soltanto la consistenza numerica delle forze russe ma soprattutto il fattore tempo. Secondo le fonti consultate dall’emittente danese, la fase più delicata potrebbe aprirsi entro uno-tre anni dalla conclusione o dal congelamento della guerra in Ucraina.

In quello scenario Mosca si ritroverebbe con un esercito formato da soldati che hanno maturato esperienza diretta sul campo di battaglia, un’economia ormai convertita alla produzione militare e una capacità di mobilitazione estremamente elevata. L’esperto Marko Eklund ipotizza che la Russia possa arrivare a schierare circa 115mila soldati lungo il confine settentrionale con la Nato. A questi si aggiungerebbe la possibilità di trasferire rapidamente centinaia di migliaia di veterani provenienti dal fronte ucraino.

Secondo alcuni apparati di intelligence del Nord Europa il rischio non sarebbe rappresentato da una Russia pienamente pronta alla guerra, ma da una Russia che si percepisce pronta prima che l’Europa completi il proprio riarmo.

Il problema europeo: munizioni, difesa aerea e droni

L’inchiesta punta il dito anche contro le debolezze dell’Europa. Un alto ufficiale Nato avrebbe evidenziato carenze significative nelle capacità convenzionali terrestri, navali e aeree. Restano inoltre criticità nell’utilizzo delle tecnologie spaziali, dei sistemi unmanned e della produzione industriale necessaria a sostenere un conflitto prolungato.

La vulnerabilità maggiore riguarda però la difesa aerea. Infrastrutture strategiche come aeroporti, porti, centrali energetiche, reti ferroviarie e nodi digitali potrebbero diventare bersagli prioritari in uno scenario di guerra moderna. E proprio su questo fronte molti Paesi europei non avrebbero ancora sviluppato una protezione sufficiente.

Il generale norvegese Eirik Kristoffersen ha indicato in due o tre anni l’orizzonte temporale più critico. Secondo il capo delle forze armate norvegesi, la produzione bellica russa continua a mantenersi su livelli elevati mentre quella europea procede a velocità molto inferiori rispetto alle necessità evidenziate dal conflitto ucraino.

Una deterrenza ancora incompleta

Il tema si intreccia inevitabilmente con il ruolo degli Stati Uniti. Da anni Washington chiede agli alleati europei di assumersi una quota maggiore della propria sicurezza. Il timore, soprattutto nei Paesi baltici e nordici, è che un eventuale impegno americano nell’Indo-Pacifico possa limitare la capacità di risposta immediata sul fronte europeo.

Le analisi citate dall’inchiesta convergono su un punto. La deterrenza funziona soltanto se è credibile. E la credibilità dipende da fattori concreti: produzione di munizioni, capacità industriale, difesa aerea, logistica, intelligence e rapidità di mobilitazione.

Il Sipri, il Finnish Institute of International Affairs, il Kiel Institute, la Rand Corporation e l’International Institute for Strategic Studies hanno documentato negli ultimi mesi sia la crescita dello sforzo militare russo sia le difficoltà europee nel colmare rapidamente il divario accumulato dopo decenni di riduzione delle spese per la difesa.

La domanda che inquieta l’Europa

L’inchiesta nordica non sostiene che una guerra tra Russia e Nato sia inevitabile. Anzi, gran parte degli esperti sottolinea come l’obiettivo resti proprio evitare che uno scontro diretto possa verificarsi.

Ma la domanda che emerge è un’altra. Cosa accadrebbe se Mosca, una volta conclusa o congelata la guerra in Ucraina, decidesse di testare la compattezza dell’Alleanza Atlantica proprio nel momento in cui il riarmo europeo non è ancora completato?

È questo il punto che preoccupa maggiormente le capitali del Nord e dell’Est Europa. Per anni il continente ha vissuto nella convinzione che una guerra convenzionale su larga scala fosse ormai un ricordo del passato. L’invasione dell’Ucraina ha demolito quella certezza.

Oggi il timore non è soltanto ciò che la Russia potrebbe fare. È il rischio che l’Europa non sia ancora pronta a rispondere con sufficiente rapidità. E nella strategia militare, spesso, il tempo vale quanto i carri armati.