Cause civili, per chiudere un procedimento ci vogliono in media 5 anni   

Aula di Tribunale

In tribunale sono necessari mediamente 5 anni per concludere un procedimento civile che passi per tutti i gradi di giudizio. Dal 2019, però, i tempi si sono ridotti notevolmente soprattutto in Cassazione. Ci volevano 2.512 giorni, oggi ce ne vogliono 1.789. Circa due anni e mezzo in meno. In ambito penale, invece, servono mediamente 958 giorni per definire un procedimento che passi per tutti i gradi di giudizio: nel 2019 ce ne volevano 1.392.

Più cause chiuse che nuovi procedimenti

In generale si è invertita una tendenza che ha dominato per anni: oggi i procedimenti chiusi sono più di quelli iscritti. In ambito civile ciò accade più in Cassazione e in Corte d’appello che in tribunale, mentre in ambito penale avviene soprattutto in Corte d’appello. E qui diminuiscono le cause finite in prescrizione, pur mantenendosi elevate oggi sono il 19,4%, erano il 25,8% nel 2019.

Lo dice il report Istat dedicato all’analisi del movimento dei procedimenti giudiziari sia in ambito civile sia penale, facendo riferimento agli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza nel contesto dell’efficienza del sistema della giustizia. L’analisi dell’Istituto nazionale di statistica attesta lo stato di avanzamento rispetto agli obiettivi previsti dal Pnrr nel capitolo giustizia.

Tempi ridotti, si inverte la tendenza

Per la giustizia civile è richiesta la riduzione rispetto al 2019 del 40% del tempo medio impiegato per definire i procedimenti contenziosi. Al momento è stato raggiunto il 28,8%. Centrato, invece, l’obiettivo in ambito penale fissato al 25%: il nostro Paese ha raggiunto il 31,2%. Vicino anche l’obiettivo della riduzione dell’arretrato storico in tribunale. Si tratta in particolare dei procedimenti civili pendenti nel 2022, iscritti tra il 2017 e il 2022: la quota prevista dal Pnrr è del 90%, quella certificata dall’Istat in Corte d’appello è -86,7%.

Aumentano le cause di lavoro

Nel 2025 la percentuale più alta di iscrizioni del contenzioso civile in Tribunale è da riferirsi ai procedimenti in materia di lavoro (25,7%), seguiti da accertamenti tecnico preventivi (ATP) in materia di previdenza (22,7%), contratti (9,3%), procedimenti per previdenza (8,8%), protezione internazionale (8,7%), separazioni e divorzi (3,8%).

Seguono i procedimenti per i diritti della cittadinanza, le responsabilità extracontrattuali e i procedimenti di diritto di famiglia (2,8% delle iscrizioni). Poi ci sono i ricorsi per liquidazione giudiziale (ex istanze di fallimento) pari al 2%, i diritti reali (1,9%), la locazione e convalida di sfratto (1,8%) e le successioni (0,7%).

I procedimenti pendenti

Sempre nel 2025 i procedimenti pendenti nei tribunali riguardano i contratti per il 17,4% e il lavoro per il 13,7%. Seguono la protezione internazionale (11,4%), la previdenza (10%) e gli ATP in materia di previdenza (9,9%). In coda le responsabilità extracontrattuali (6,8%) e i diritti della cittadinanza (6%), le separazioni e divorzi (4,6%) e i diritti reali (4,1%).

A richiedere più tempo sono le cause relative ai diritti della cittadinanza (1.304 giorni) nel 2025, così come i procedimenti in tema di protezione internazionale (1.224). All’opposto hanno tempi più brevi le liquidazioni giudiziali (117), gli ATP in materia di previdenza (154 giorni) e i procedimenti sul lavoro (256).

Le materie più di frequente iscritte nel 2025 in Corte d’appello sono quelle attinenti l’equa-riparazione (21,8%), cioè la richiesta di risarcimento per l’eccessiva durata di un processo, i contratti (18,9%), il lavoro (14,0%), la previdenza (10,7%), la responsabilità extracontrattuale (6,5%), i diritti reali (4,0%), la protezione internazionale (3,9%), le successioni (1,2%) e i diritti della cittadinanza (0,5%). A queste si aggiungono un 18,5% di procedimenti per altre materie.

Nel 2025, in seguito alle nuove competenze attribuite in materia di protezione internazionale, vi è stato un picco importante di procedimenti che ha raggiunto 3.520 casi contro i 64 del 2024.

Considerando le pendenze, sono soprattutto i contratti (33,6%) a pesare sul lavoro delle Corti. Seguono procedimenti per lavoro (12,0%), previdenza (10,8%), responsabilità extracontrattuale (10,4%), diritti reali (6,5%), equa riparazione (2,5%), successioni (1,9) e da ultime i diritti della cittadinanza e la protezione internazionale rispettivamente con lo 0,3% e lo 0,1%.