Il caldo non è più soltanto una parentesi sgradevole dell’estate, il prezzo da pagare per qualche giorno di anticiclone e asfalto rovente. È diventato un fatto politico, sanitario, economico e sociale. Mentre l’Europa occidentale fa i conti con temperature da record, il nuovo studio di attribuzione diffuso dal team di ClimaMeter mette nero su bianco ciò che ormai gli scienziati ripetono da anni: il cambiamento climatico non si limita a rendere più probabili le ondate di calore, ma le rende anche più violente. In Francia e Spagna si sono toccati i 45 gradi, il Regno Unito ha sfiorato i 39, la Germania è arrivata a 41 e anche l’Italia ha superato i 36 gradi in diverse aree. La differenza rispetto al passato, però, non sta soltanto nei numeri assoluti. Sta nel contributo aggiuntivo del riscaldamento globale: fino a 4 gradi in più rispetto a condizioni meteorologiche simili della seconda metà del Novecento.
Il cambiamento climatico spinge l’ondata di calore oltre i limiti previsti
Il rapporto di ClimaMeter attribuisce alle emissioni di gas serra una parte decisiva dell’intensità dell’ondata di caldo che sta colpendo l’Europa occidentale. Gli anticicloni avrebbero comunque portato temperature elevate, ma senza il riscaldamento globale indotto dall’uomo l’evento non avrebbe assunto le stesse caratteristiche.
«A causa delle emissioni di gas serra, i modelli meteorologici simili a quelli all’origine dell’attuale ondata di caldo producono ora temperature di circa 2-4 °C più elevate, a seconda della località, rispetto a quelle registrate nella seconda metà del XX secolo», scrivono i ricercatori. La variabilità naturale del clima, in questa analisi, gioca un ruolo secondario. Il protagonista resta l’aumento delle temperature prodotto dall’uso dei combustibili fossili e dall’accumulo di gas serra in atmosfera.
Il dato più impressionante riguarda le città. A Parigi il segnale stimato del riscaldamento climatico arriva a circa 2,4 gradi, a Saragozza raggiunge i 4 gradi e a Milano tocca quota 3,8. Significa che, nella città italiana, quasi quattro gradi dell’attuale ondata di calore portano l’impronta del cambiamento climatico. Non una sfumatura statistica, ma una differenza concreta tra una giornata molto calda e una giornata potenzialmente pericolosa per anziani, bambini, lavoratori esposti, persone fragili e sistemi urbani costruiti per un clima che non esiste più.
«Ci stiamo avvicinando ai limiti di adattamento»
Tra i ricercatori che hanno lavorato all’analisi c’è anche l’italiano Davide Faranda, del CNRS francese, che sintetizza il punto con parole molto nette: «Il fenomeno meteorologico all’origine di questa ondata di caldo non è straordinario. Ciò che è straordinario è che il cambiamento climatico abbia aggiunto fino a 4 °C alle temperature in alcune zone dell’Europa occidentale». La frase contiene il cuore della questione. Non viviamo un fenomeno alieno, incomprensibile o imprevedibile. Viviamo un normale schema meteorologico reso anomalo, estremo e più pericoloso da un pianeta più caldo.
Faranda avverte che molte società ed ecosistemi si stanno avvicinando ai propri limiti di adattamento. Tradotto: possiamo installare condizionatori, aprire centri refrigerati, modificare orari di lavoro, sospendere partite, chiudere ristoranti o mettere coperte alle finestre, ma oltre una certa soglia il caldo cambia la vita quotidiana, mette a rischio la salute e rende insufficienti le soluzioni emergenziali. Se temperature simili diventeranno la norma nei prossimi decenni, le conseguenze saranno gravi. La buona notizia, ricordano gli scienziati, è che esiste ancora uno spazio di azione: ridurre rapidamente le emissioni di gas serra può impedire che gli estremi di oggi diventino l’estate ordinaria di domani.
L’Oms: il caldo estremo è un’emergenza sanitaria
Il problema non riguarda più soltanto l’ambiente. L’Organizzazione mondiale della sanità definisce le ondate di calore una vera emergenza sanitaria. Negli ultimi quattro anni il caldo avrebbe causato oltre 200 mila decessi in Europa, mentre la regione europea vive il riscaldamento più rapido al mondo.
Hans Kluge, direttore regionale dell’Oms per l’Europa, avverte che il fenomeno sta già mettendo a rischio vite umane e sta esercitando una pressione crescente sui sistemi sanitari. Non parliamo quindi di fastidio stagionale, ma di un fattore capace di aggravare malattie cardiovascolari, diabete, asma, disturbi mentali e condizioni di fragilità preesistenti.
Lo stress da calore aumenta anche il rischio di incidenti e può favorire la trasmissione di alcune malattie infettive. Il colpo di calore, ricorda l’Oms, rappresenta un’emergenza medica con un alto tasso di mortalità. Il dato sugli anziani è particolarmente allarmante: la mortalità legata al caldo tra le persone con più di 65 anni è aumentata di circa l’85 per cento tra il periodo 2000-2004 e il periodo 2017-2021. In un continente che invecchia, questa non è una nota a margine. È una bomba sanitaria pronta a pesare ogni estate su pronto soccorso, ospedali, famiglie e servizi sociali.
La canicola è diventata una questione politica
In Francia, dove il caldo ha già provocato tragedie e decessi, il dibattito pubblico ha iniziato a chiamare le cose con il loro nome. Il quotidiano Libération ha scelto una copertina esplicita: «Bisogna politicizzare la canicola». Non significa trasformare il meteo in propaganda, ma riconoscere che ogni grado in più produce conseguenze sulle città, sul lavoro, sulla scuola, sulla sanità, sull’agricoltura, sui trasporti e sulla vita delle persone. Se una parte della popolazione muore di caldo, se i bambini rischiano la vita, se gli anziani restano intrappolati in case roventi, se chi lavora all’aperto deve scegliere tra stipendio e salute, allora non siamo davanti a una semplice anomalia estiva. Siamo davanti a una responsabilità pubblica.
Il nuovo rapporto europeo dice anche un’altra cosa, forse la più inquietante: finora potremmo essere stati troppo ottimisti. Gli eventi di calore estremo in Europa occidentale stanno aumentando a un ritmo più rapido rispetto a quanto previsto dai modelli climatici. Questo alimenta il timore che le proiezioni future siano state troppo prudenti e che la realtà stia correndo più veloce delle previsioni. Per anni abbiamo raccontato il cambiamento climatico come un problema del futuro. Ora quel futuro è arrivato, suda nelle città, entra negli ospedali, accorcia il respiro delle persone fragili e obbliga governi e amministrazioni locali a scegliere se continuare a rincorrere l’emergenza o iniziare davvero a prevenirla.







