Como calcio, stretta senza precedenti: tre assenze e perdi l’abbonamento, stop alle maglie avversarie in tribuna

Lo stadio di Como

Il Como rivoluziona le regole del tifo: tre assenze allo stadio e l’abbonamento può essere revocato, vietati simboli della squadra avversaria in tribuna. Una stretta senza precedenti in Italia che divide i tifosi e accende il dibattito.

La società lariana, reduce dalla clamorosa qualificazione alla Champions League, lancia la campagna abbonamenti con due norme destinate a far discutere. La prima: chi salta più di tre partite casalinghe senza comunicare un motivo valido rischia la revoca dell’abbonamento e la perdita della prelazione per l’anno successivo.

Una misura che nessun altro club europeo applica con questa rigidità. Inter e Juventus, per esempio, legano la prelazione all’utilizzo minimo della tessera, ma non prevedono né controlli né giustificazioni. Il Como invece introduce un modello più vicino agli sport americani, dove l’abbonamento è una licenza che può essere ritirata.

Sui social fioccano le ironie: «Per le giustificazioni bisogna essere accompagnati dai genitori?» scrive un tifoso. Altri protestano per i calendari ballerini: «Sono un chirurgo, non potete cambiare anticipi e posticipi da una settimana all’altra».

La spiegazione del presidente Suwarso

Il club chiarisce: la stretta serve a contrastare il secondary ticketing e a impedire che i posti dei tifosi locali finiscano agli ospiti. Lo stadio Sinigaglia ha una capienza di 12 mila posti e la domanda supera ampiamente l’offerta.

«Troppi tifosi avversari hanno festeggiato nei nostri settori mentre i nostri non trovavano biglietti», spiega il presidente Mirwan Suwarso.Il meccanismo sarà semplice: chi salta più di tre gare deve comunicarlo alla società. Se invece emergono irregolarità – come l’assenza totale nelle partite di cartello – il club potrà intervenire. In attesa della piattaforma ufficiale che permetterà agli abbonati di rivendere la tessera fino a otto volte, come già accade alla Roma.

Il caso delle maglie avversarie: vietate in tribuna

La seconda novità riguarda l’abbigliamento: maglie, sciarpe e simboli della squadra ospite saranno consentiti solo nel settore dedicato ai tifosi avversari. Tribuna e distinti diventano “zone neutre”, una scelta inedita in Italia ma già vista all’estero.

La decisione arriva dopo alcuni episodi spiacevoli avvenuti al Sinigaglia, tra cui gli insulti rivolti ai dirigenti dell’Inter lo scorso aprile. Il capofila della protesta è Sergio Gaddi, ex assessore e candidato sindaco: «Vietare le maglie avversarie in tribuna è come dire: il pallone è mio, decido io le regole».

Il Como prova a smorzare: la norma riguarda gli abbonati, non chi compra un singolo biglietto. Ma il regolamento pubblicato online è chiaro: chi indossa simboli della squadra ospite può essere allontanato.

La voce dei tifosi

Se sui social prevale lo scetticismo, molti tifosi storici appoggiano la linea del club. «In Germania non indossi la maglia della tua squadra quando sei in tribuna ospite», racconta Emilio Carletti, abbonato da anni. «È una questione di rispetto».Sulle giustificazioni, Carletti è netto: «Un vero tifoso organizza la vita in base al calendario. Se non lo fa, può guardare la partita in tv».

La società di Fabregas, innovativa dentro e fuori dal campo, prova a ridisegnare il rapporto tra club e tifosi. Una stretta che divide, ma che segna un punto: a Como l’abbonamento non è più solo un titolo di accesso, è un patto di presenza.