Heather Parisi madrina del Pride, Luxuria attacca: «È transfobica». E lei replica: «Alla comunità Lgbtq+ devo tutto»

Heather Parisi

Heather Parisi madrina del Pride continua a dividere. Dopo la partecipazione al Padova Pride, la ballerina è stata scelta anche per il Siracusa Pride del 18 luglio, ma l’invito ha aperto una frattura dentro il mondo Lgbtqia+ e acceso lo scontro con Vladimir Luxuria. L’ex parlamentare di Rifondazione comunista e storica attivista ha contestato duramente la scelta, ricordando alcune frasi pronunciate in passato da Parisi sull’identità di genere e chiedendosi se oggi certe posizioni possano diventare compatibili con il ruolo simbolico di madrina di un Pride.

Il passaggio più duro riguarda una dichiarazione attribuita alla ballerina: «Se hai un pene non diventi automaticamente donna perché lo hai deciso tu». Luxuria non usa giri di parole: «Essere transfobiche fa curriculum per diventare madrina di un Pride?». Poi aggiunge il sarcasmo: «Come testimonial per i prossimi Pride propongo allora: J.K. Rowling, Vannacci, Trump… altri suggerimenti? Ma dove sta sbandando il movimento Lgbtqia+?».

La protesta di Luxuria

Per Luxuria il problema non è soltanto la scelta di una celebrità, ma il messaggio politico e culturale che quella scelta trasmette. «Non si può scegliere una madrina a prescindere, solo perché è famosa», contesta l’attivista, spiegando che il Pride non può prescindere dal riconoscimento delle identità transgender e dal rispetto delle persone che quella piazza dovrebbe rappresentare.

Il riferimento è anche alle posizioni politiche e pubbliche di Heather Parisi, spesso molto discusse. Luxuria cita il suo sostegno a Donald Trump e attacca: «La ballerina no-vax Heather Parisi ha ringraziato Dio per l’elezione di Donald Trump, il più omofobo al mondo. Cosa vogliamo aggiungere?». Poi chiude il ragionamento con una distinzione netta: «Con chi la pensa diversamente il confronto è sempre possibile. Ma se si nega l’identità delle persone transgender, c’è ben poco da discutere».

La replica di Heather Parisi

Heather Parisi respinge le accuse e rivendica invece un legame profondo con la comunità Lgbtq+. La ballerina richiama gli anni trascorsi da adolescente a San Francisco, dove dice di essere stata accolta, protetta e aiutata proprio da quella comunità.

«Alla comunità Lgbtq+ io devo tutto. E quando dico tutto, intendo ogni singolo passo della mia vita», spiega Parisi. Poi il ricordo personale: «A 13 anni ero solo una bambina con un sogno e un biglietto di sola andata per San Francisco. Avevo paura, ero sola, ma loro mi hanno preso per mano. Sono stati la mia famiglia lontano da casa: mi hanno cresciuta quando nessuno mi capiva, mi hanno protetta quando il mondo era troppo duro, mi hanno insegnato che la diversità non si nasconde, si danza».

È una difesa costruita sul piano biografico e sentimentale, più che politico. Parisi non arretra sul proprio racconto personale e prova a separare le accuse di transfobia dal suo vissuto con il mondo Lgbtq+, presentando il Pride come un luogo che appartiene anche alla sua storia.

Heather Parisi
Heather Parisi

Siracusa conferma la scelta

A difendere l’invito è anche Diego Di Flora, direttore artistico del Pride di Siracusa, che rivendica la decisione di scegliere Heather Parisi come madrina. «Ho scelto l’artista, la donna e la professionista che ha lasciato un segno nella storia della televisione e della danza», spiega.

Di Flora insiste sul valore del confronto: «Il Pride è anche questo: un luogo dove il confronto, il dialogo e la libertà di espressione trovano spazio, senza pregiudizi». Una posizione che però non convince Luxuria, per la quale il dialogo non può diventare una formula capace di cancellare dichiarazioni considerate lesive verso le persone transgender.

La polemica, dunque, resta aperta. Da una parte c’è chi ritiene che il Pride debba restare uno spazio inclusivo anche verso figure controverse, soprattutto se legate storicamente alla comunità. Dall’altra chi sostiene che la rappresentanza non possa essere affidata a chi, con le proprie parole, ha messo in discussione proprio una parte di quella comunità. In mezzo c’è Heather Parisi, che rivendica la sua storia personale e si prepara a salire sul palco di Siracusa mentre una parte del movimento continua a chiedersi se quella scelta sia davvero coerente con il senso profondo del Pride.