Il Dna continua a rappresentare uno dei punti centrali della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Tra gli elementi più dibattuti ci sono le tracce genetiche repertate sotto le unghie di Chiara Poggi e attribuite, secondo le analisi svolte nell’incidente probatorio, alla linea paterna di Andrea Sempio, oggi indagato dalla Procura di Pavia.
Proprio sul valore scientifico di quel risultato si concentra ora il confronto tra consulenti e difesa, con interpretazioni profondamente diverse sulla reale forza probatoria del profilo genetico.
«È il profilo genetico più comune»
A intervenire sulla questione è il genetista Marzio Capra, che sottolinea come il cromosoma Y attribuito ad Andrea Sempio presenti caratteristiche tutt’altro che rare. «Il profilo genetico del cromosoma Y di Sempio è il profilo genetico più comune fra tutti quelli che sono stati analizzati in questa perizia», spiega l’esperto.
Capra evidenzia inoltre un dato che, a suo giudizio, merita attenzione. «Il profilo genetico di Sempio ricorre ben sette volte nel database europeo, mentre quello di Alberto Stasi zero volte.» Lo stesso genetista aggiunge un esempio personale per spiegare la diffusione di alcuni aplotipi. «Il profilo genetico di Capra, mio omonimo con il quale non ho nessuna parentela, mi sembra sia stato visto due volte. Quello di Sempio è il più comune, probabilmente avrà tanti parenti nella zona.»
La replica della difesa di Sempio
Una lettura condivisa anche dal collegio difensivo di Andrea Sempio. L’avvocato Liborio Cataliotti richiama infatti uno studio pubblicato nel 2016 che affrontava proprio il tema della frequenza degli aplotipi del cromosoma Y. «Si metteva in evidenza che in una piccola comunità, in un piccolo paese, ci fosse la presenza di più aplotipi identici pur non essendo imparentati.» Secondo il legale, questo elemento ridimensionerebbe il peso statistico della traccia genetica.
«Questo significa che l’analisi biostatistica, specialmente se innestata su dati non replicati, ha valore zero. E questo lo pensa anche la comunità scientifica.» La posizione della difesa resta invariata anche sull’origine della traccia. Per gli avvocati di Sempio si tratterebbe infatti di un cosiddetto Dna da background, cioè materiale genetico depositatosi molto tempo prima dei fatti attraverso contatti indiretti o precedenti frequentazioni, e non necessariamente collegato all’omicidio.
Il Dna resta uno degli elementi chiave dell’inchiesta
Il confronto sul cromosoma Y rappresenta soltanto uno degli aspetti della complessa battaglia tra accusa e difesa. La Procura di Pavia continua infatti a considerare le analisi genetiche uno degli elementi più significativi della nuova inchiesta, mentre i difensori di Andrea Sempio contestano sia il valore statistico del profilo genetico sia la possibilità di attribuire quella traccia direttamente all’autore dell’omicidio. Il dibattito scientifico resta quindi aperto e sarà uno dei punti destinati a pesare maggiormente nelle prossime fasi dell’inchiesta.







