Il caldo ci ruba una settimana di sonno ogni anno: l’Italia tra i Paesi più colpiti dalle notti tropicali

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Il caldo notturno sottrae ogni anno quasi 56 ore di sonno a ciascuna persona, l’equivalente di circa sette notti di riposo. Sei di queste ore, poco più del 10% del totale, sono direttamente attribuibili al riscaldamento provocato dalle attività umane.

È quanto emerge da una nuova analisi di Climate Central, che ha esaminato le temperature notturne registrate tra il 2020 e il 2025 in 1.338 città del mondo, confrontandole con quelle che si sarebbero verificate in assenza delle emissioni responsabili del cambiamento climatico.

Il fenomeno non riguarda soltanto i Paesi tradizionalmente più caldi. Anche l’Italia si colloca sopra la media globale, con differenze significative tra le principali città. Secondo le elaborazioni diffuse dall’organizzazione, la quota di sonno perso attribuibile al cambiamento climatico raggiunge il 20% a Milano, il 19% a Torino, il 18% a Palermo, il 14% a Roma e il 12% a Napoli.

Quasi 56 ore di riposo perse per il caldo

Le alte temperature rendono più difficile addormentarsi e mantenere un sonno profondo. Per prepararsi al riposo, infatti, il corpo deve ridurre la propria temperatura interna. Quando l’ambiente resta caldo anche durante la notte, questo processo rallenta e il sonno diventa più breve e frammentato.

Tra il 2020 e il 2025, la persona media ha perso quasi 56 ore di sonno all’anno per le temperature elevate. Circa sei ore sono legate direttamente al cambiamento climatico, una quota che corrisponde a poco più di una notte intera di riposo.

Il dato è destinato ad assumere un peso crescente. All’inizio degli anni Settanta la perdita di sonno attribuibile al cambiamento climatico era pari a circa due ore all’anno; oggi è salita a circa cinque o sei. In 1.335 delle 1.338 città analizzate il contributo del riscaldamento globale è almeno raddoppiato, mentre in 840 città è almeno triplicato.

L’Italia e l’aumento delle notti tropicali

A rendere il quadro italiano particolarmente delicato contribuisce l’aumento delle cosiddette notti tropicali, quelle durante le quali la temperatura minima non scende mai sotto i 20 gradi.

Sono soprattutto le grandi aree urbane a risentirne. Cemento, asfalto ed edifici accumulano calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente nelle ore successive, ostacolando il raffrescamento naturale. Le isole di calore urbane possono quindi mantenere elevate le temperature anche quando il sole è tramontato.

Milano registra, secondo Climate Central, una media di circa sette ore di sonno perse ogni anno per il solo effetto del cambiamento climatico. A Palermo le ore sono otto, a Torino e Napoli sei e a Roma cinque.

L’aria condizionata rappresenta una protezione importante, ma non è disponibile per tutti. Secondo l’ultima indagine Istat, riferita al 2024, il 56% delle famiglie italiane possiede almeno un sistema di raffrescamento. Il dato è aumentato rispetto al 48,8% del 2021 ed è quasi raddoppiato rispetto al 2013, quando il condizionamento era presente nel 29,4% delle abitazioni.

I rischi per la salute e le disuguaglianze

La perdita prolungata di sonno non produce soltanto stanchezza. Il riposo è essenziale per l’umore, la memoria, la concentrazione e la produttività. Una carenza cronica è associata anche a conseguenze sulla salute cardiovascolare e sul funzionamento del sistema immunitario.

Il caldo, inoltre, non colpisce tutti allo stesso modo. Secondo gli studi presi in esame da Climate Central, l’effetto delle temperature notturne sulle persone con più di 65 anni è oltre il doppio rispetto a quello registrato negli adulti di mezza età.

Nei Paesi a reddito medio-basso l’impatto è quasi tre volte maggiore rispetto alle nazioni più ricche. Anche le donne risultano mediamente più vulnerabili, così come le persone che vivono in aree già caratterizzate da temperature molto elevate.

I condizionatori possono attenuare il problema, ma la loro diffusione dipende dalle disponibilità economiche e dal costo dell’energia. Anche dove sono presenti, tuttavia, le alte temperature notturne possono continuare a ridurre la durata e la qualità del sonno.

Con il progressivo aumento delle temperature minime e delle notti tropicali, la mancanza di riposo si prepara così a diventare uno degli effetti più quotidiani e meno visibili del cambiamento climatico.