Il caldo non è uguale per tutti: 670mila lavoratori ogni giorno rischiano la salute mentre l’Italia si scioglie

il caldo di giugno

Il caldo sarà anche democratico quando compare sulle previsioni meteorologiche, ma smette di esserlo appena comincia la giornata lavorativa. C’è chi può chiudere le finestre, accendere l’aria condizionata e lamentarsi della temperatura davanti a un computer. E chi, invece, sale su un’impalcatura, pedala sull’asfalto, scarica camion o raccoglie frutta sotto il sole.

Sono 670mila i lavoratori che, in media, ogni giorno d’estate vengono potenzialmente esposti a un rischio caldo elevato. Nei momenti peggiori il numero arriva a un milione e mezzo. A fotografare questa nuova lotta di classe sotto il sole è il rapporto “Lavoratori a rischio per le ondate di calore”, realizzato da Greenpeace Italia utilizzando le previsioni del progetto Worklimate e i dati Istat, con il contributo della Cgil.

Davanti al Colosseo, Greenpeace ha affidato il messaggio a tre statue di ghiaccio: una bracciante, un operaio edile e un rider lasciati lentamente sciogliere sull’asfalto. Accanto, uno slogan che non aveva bisogno di spiegazioni: «Le aziende fossili si arricchiscono, noi ci squagliamo».

Dai cantieri ai rider, chi paga il prezzo più alto

La categoria maggiormente esposta è quella delle costruzioni, con una media di 251mila lavoratori a rischio ogni giorno. Seguono trasporto merci, logistica e rider, con 243mila persone, la manutenzione del verde e i servizi per gli edifici, con 125mila, e agricoltura e silvicoltura, con 48mila.

A unire queste professioni non è soltanto il lavoro all’aperto. Sono mansioni fisicamente impegnative, spesso precarie, nelle quali rallentare, fare una pausa o interrompere il turno può significare perdere denaro, una consegna o la giornata di lavoro.

Il corpo produce già calore durante lo sforzo. Se a questo si aggiungono l’assenza di ombra, l’asfalto bollente, l’umidità e temperature estreme, aumentano i rischi di disidratazione, collasso, perdita di concentrazione e infortuni.

Per chi consegna cibo a domicilio, poi, la contraddizione diventa quasi grottesca: mentre qualcuno ordina una bibita ghiacciata per evitare di uscire di casa, un rider attraversa la città nelle ore più calde per portargliela.

Le giornate pericolose sono aumentate del 60%

Il rapporto mostra che il caldo estremo non può più essere considerato un incidente occasionale. Nel biennio 2021-2022 le giornate estive classificate ad alto rischio erano in media 22. Nel 2024-2025 sono diventate 35, con un aumento del 60%.

Significa che il 38% delle giornate estive analizzate presenta ormai condizioni potenzialmente dannose per la salute di chi svolge lavori fisici. In alcune città la situazione è ancora più grave: Roma e Milano hanno registrato un rischio elevato nel 50% dei giorni estivi considerati.

La capitale guida anche la classifica per numero di lavoratori potenzialmente coinvolti, oltre 213mila, seguita da Milano con 165mila, Napoli con 57mila, Torino con 48mila, Bologna con 37mila e Bari con 33mila.

Non è dunque più sufficiente aspettare l’arrivo dell’ennesima ondata di calore per emanare ordinanze provvisorie. Il clima è cambiato più rapidamente delle regole del lavoro.

Le richieste dei sindacati: stop nelle ore più calde

Greenpeace e Cgil chiedono interventi strutturali: cassa integrazione obbligatoria durante le ore più calde, riorganizzazione degli orari, maggiori pause, accesso ad acqua e zone ombreggiate, climatizzazione degli ambienti chiusi e tutele specifiche per i rider.

Worklimate, nei casi di rischio elevato, raccomanda di modificare gli orari, concentrare le attività nei momenti meno caldi e programmare pause frequenti in luoghi ombreggiati o climatizzati.

Il punto, però, non è soltanto tecnico. È sociale. L’estate non pesa nello stesso modo sul dirigente che lavora a ventidue gradi e sul muratore appeso a un ponteggio. Non colpisce allo stesso modo chi può scegliere di fermarsi e chi viene pagato per ogni consegna.

Il caldo estremo amplifica disuguaglianze che esistevano già. E rende visibile una verità semplice: quando la temperatura sale, a rischiare di più sono quasi sempre quelli che hanno meno strumenti per difendersi.