«Questi dell’Inter ci stanno rompendo il c***o pesantemente». E ancora: «L’Inter rompe il c***o a bestia». Non è il linguaggio felpato dei comunicati ufficiali, ma quello usato da Gianluca Rocchi nelle intercettazioni finite nell’inchiesta milanese sulle designazioni arbitrali. Parole pesanti, pressioni riconosciute dagli stessi magistrati e cambi di arbitro discussi proprio mentre il club nerazzurro manifestava il proprio sgradimento. Eppure, secondo la Procura di Milano, tutto questo non basta a sostenere in giudizio l’accusa di frode sportiva.
I pm hanno chiesto l’archiviazione per l’ex designatore e per l’Inter, iscritta nel registro degli indagati ai sensi della legge sulla responsabilità amministrativa delle società e contemporaneamente avviata verso l’archiviazione. La Procura riconosce la «sussistenza storica dei singoli episodi di interferenza», ma non ritiene dimostrata l’esistenza di un «sistema strutturato» diretto a condizionare le nomine arbitrali e la regolarità delle partite. La decisione definitiva spetterà ora al giudice.
Rocchi e le lamentele dell’Inter sugli arbitri
Uno dei dialoghi più significativi risale al 29 aprile 2025. Rocchi si confronta con Andrea Gervasoni sulla designazione per Verona-Inter e ipotizza di sostituire Simone Sozza con Marco Piccinini: «Siccome questi dell’Inter ci stanno rompendo il c***o pesantemente, stavo pensando… Ma se noi invertissimo?».
Nello stesso periodo Riccardo Pinzani, incaricato nell’Aia dei rapporti con le società, informa Rocchi di essere stato chiamato da Giorgio Schenone, referente arbitrale del club nerazzurro. Nel dialogo viene riferito che il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta avrebbe parlato della questione con Giancarlo Viglione, allora capo dell’ufficio legislativo della Federcalcio.
«Sì, mi hanno chiamato, mi hanno rotto i co*****i, te lo dico io», risponde Rocchi. Il designatore torna sul tema parlando con Dino Tommasi e spiega di aver cambiato Sozza perché «l’Inter rompe il c***o ancora a bestia» e sarebbe stato preferibile scegliere un arbitro «pulito con l’Inter», cioè privo di precedenti contestati dal club. Tommasi replica: «È una cosa assurda che Sozza non possa più fare l’Inter».
Il quadro investigativo riguardava quattro designazioni, compresa Torino-Inter della stagione appena conclusa, che secondo l’ipotesi iniziale sarebbero state condizionate dal gradimento espresso dal club. La Procura ha però concluso che non ci sono elementi sufficienti per sostenere una frode in dibattimento.
Il mistero delle telefonate che non sono state intercettate
Il punto più oscuro riguarda proprio le comunicazioni citate da Rocchi. Nelle conversazioni intercettate l’ex designatore dice di essere stato chiamato e fa riferimento a contatti con Marotta o Viglione. Quelle telefonate, però, non compaiono nel materiale registrato dagli investigatori. Le ipotesi sono due: potrebbero essere avvenute attraverso utenze diverse da quelle controllate oppure tramite applicazioni come WhatsApp, che non possono essere captate con una normale intercettazione telefonica.
La Guardia di Finanza tentò di installare sul telefono di Rocchi un captatore informatico, il cosiddetto trojan capace di trasformare lo smartphone in una microspia. L’operazione, tuttavia, non riuscì. Quelle conversazioni, ammesso che siano avvenute nei termini evocati dall’ex designatore, sono quindi rimaste fuori dall’inchiesta. È un’assenza decisiva. I magistrati hanno potuto ricostruire ciò che Rocchi raccontava ai suoi collaboratori, ma non il contenuto diretto degli eventuali colloqui con i vertici interisti o federali.
Interferenze sì, frode sportiva no
La distinzione sulla quale si fonda la richiesta di archiviazione è soprattutto giuridica. Secondo la giurisprudenza maturata dopo Calciopoli, per configurare penalmente la frode sportiva non è sufficiente dimostrare che una società abbia esercitato pressioni o manifestato preferenze sugli arbitri. Serve la prova che quelle interferenze fossero dirette ad alterare concretamente la correttezza e il risultato della competizione.
Chiedere gli arbitri considerati migliori, protestare contro quelli ritenuti sfavorevoli o tentare di evitare un direttore di gara può essere scorretto e contrario alle regole sportive, ma non costituisce automaticamente un reato.
Per i pm gli episodi di interferenza ci sono stati, ma manca una «ragionevole previsione di condanna», il parametro introdotto dalla riforma Cartabia per chiedere il rinvio a giudizio. Da qui l’archiviazione proposta per Rocchi e per la società nerazzurra.
La vicenda, però, non è chiusa. Gli atti sono stati inviati alla Procura federale della Figc e alla Procura generale del Coni. La giustizia sportiva applica criteri differenti da quella penale e dovrà valutare se le pressioni, gli sgradimenti espressi e gli eventuali effetti sulle designazioni abbiano violato i doveri di lealtà, correttezza e probità.
L’Inter, dunque, non è accusata di aver costruito un sistema destinato ad alterare il campionato. Ma resta agli atti una fotografia imbarazzante: una società capace di insistere abbastanza da far dire al massimo responsabile delle designazioni che i nerazzurri avevano «rotto i co*****i». Per la Procura non è frode sportiva. Per il calcio italiano, tuttavia, resta una domanda tutt’altro che secondaria: quanto può protestare un club prima che una lamentela diventi una pressione?







