Andrea Salerno guarda la Rai, l’azienda nella quale ha lavorato per anni, e non usa il fioretto: «Vederla così è un po’ avvilente». Ma il direttore di La7 va molto oltre, perché mette sotto accusa il modello sul quale è stato riorganizzato il servizio pubblico e arriva a una conclusione pesantissima: la cancellazione delle reti, in una televisione che la politica continua a voler controllare, avrebbe finito per «cancellare ogni forma di pluralismo».
L’affondo arriva durante la presentazione della quinta stagione di Una giornata particolare, il programma di approfondimento storico condotto da Aldo Cazzullo, che torna su La7 mercoledì 30 settembre alle 21.15. Una domanda apparentemente innocua, quella sulla possibilità che un programma del genere possa trovare spazio proprio nel servizio pubblico, offre a Salerno l’occasione per aprire un discorso assai più ampio sulla Rai di oggi.
E la risposta parte già come una provocazione: «Una giornata particolare è un programma così importante che dovrebbe stare su una delle reti del servizio pubblico…».
Andrea Salerno contro la Rai: «Sono troppe le cose che dovrebbe fare e non fa»
Salerno non nasconde il legame personale con l’azienda pubblica, ma proprio per questo rende ancora più duro il giudizio. «Sono troppe le cose che la Rai dovrebbe fare che non fa, questo mi sembra l’ultimo dei particolari», osserva, ricordando gli anni trascorsi nell’azienda e sottolineando di volerle ancora bene. Poi arriva la frase destinata a fare rumore: «Vederla così è un po’ avvilente».
Il direttore di La7 precisa però un passaggio politicamente importante: il suo ragionamento non riguarda soltanto l’attuale governo. «Questo a prescindere dal colore politico che oggi la governa», sottolinea Salerno, spostando il problema dal rapporto tra Rai e governo Meloni a quello, assai più antico, tra servizio pubblico e politica. È su questo terreno che la critica diventa strutturale.
«La politica pensa sempre di controllare il servizio pubblico»
Secondo Salerno, la riorganizzazione della Rai avrebbe potuto avere una logica soltanto dentro un sistema capace di garantire una reale autonomia dell’azienda dalla politica. «Se uno conosce la storia del servizio pubblico italiano e della Rai, sa che si doveva immaginare una Rai libera dalla politica e allora ci poteva stare anche una riorganizzazione di quel tipo», spiega.
Il problema, nella sua analisi, arriva immediatamente dopo: «La politica pensa sempre di controllare e non di delegare il servizio pubblico». Ed è qui che Salerno individua la conseguenza più grave della riorganizzazione: «A quel punto questa riorganizzazione ha cancellato ogni forma di pluralismo». Un’accusa molto netta, accompagnata ancora una volta dalla precisazione che il problema, secondo il direttore di La7, non dipenderebbe esclusivamente dall’attuale maggioranza: «Questo avverrebbe anche se al governo ci fossero gli altri».
La cancellazione delle reti e il pluralismo perduto
Il riferimento riguarda la trasformazione dell’organizzazione editoriale della Rai e il superamento del vecchio modello delle direzioni di rete. Secondo Salerno, quella struttura, pur con tutti i suoi limiti, permetteva la costruzione di identità editoriali differenti e quindi una maggiore articolazione dell’offerta.
La riorganizzazione, sostiene, avrebbe invece «impoverito tutto un racconto editoriale, una costruzione editoriale della filiera». È questo il cuore della sua critica: non semplicemente una Rai più o meno vicina a un governo, ma un servizio pubblico che avrebbe perso parte della capacità di costruire voci, linguaggi e identità editoriali differenti.
Il tema del pluralismo Rai, del resto, continua a essere uno dei punti più discussi della stagione televisiva. Le polemiche sulla rimozione di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report hanno riaperto nelle ultime settimane il confronto sull’autonomia dell’azienda e sulle scelte dei suoi vertici. Ranucci ha presentato ricorso al Tribunale del Lavoro e il giudice si è riservato la decisione.
«Una giornata particolare? Potremmo prestargliela, ma non basterebbe»
Dopo l’affondo, Salerno chiude tornando al programma che aveva dato origine alla domanda. E lo fa con una battuta che contiene un’altra stilettata: «Una giornata particolare potremmo anche prestargliela, ma non basterebbe…».
Il programma di Aldo Cazzullo rappresenta ormai uno dei titoli consolidati dell’offerta di La7. La nuova stagione parte mercoledì 30 settembre, mentre la rete conferma una programmazione fortemente costruita attorno all’informazione e all’approfondimento, con programmi come Otto e mezzo, diMartedì, Piazzapulita, Propaganda Live e In altre parole.
La provocazione di Salerno, dunque, va ben oltre il confronto tra due televisioni concorrenti. Il direttore di La7 pone una questione precisa: quale debba essere oggi la funzione della Rai e quanto spazio possa realmente avere il pluralismo in un servizio pubblico sul quale la politica continua a esercitare la propria influenza. E questa volta l’attacco arriva da qualcuno che quella televisione la conosce dall’interno e che, proprio per questo, conclude con una frase assai più amara di qualsiasi battuta: «Vederla così è un po’ avvilente».







