Dietro le conigliette, le feste e il lusso sfrenato della Playboy Mansion si sarebbe nascosto un mondo di abusi sessuali, umiliazioni e uomini potenti abituati a trattare le donne come oggetti. A scoperchiare gli orrori della leggendaria villa di Los Angeles è Crystal Harris, ultima moglie di Hugh Hefner, il fondatore di Playboy morto nel 2017 a 91 anni. L’ex modella, 40 anni, racconta episodi agghiaccianti, dalle violenze con giocattoli sessuali sporchi al tentativo di costringere due sorelle gemelle ad avere rapporti incestuosi. E chiama in causa alcuni illustri frequentatori della villa: Donald Trump, Bill Cosby, Jack Nicholson e Jon Lovitz.
In un’intervista a Page Six, firmata da Teresa Roca e Lucas Widman, Crystal spiega anche perché ha deciso di cancellare il cognome Hefner dalla propria vita, tornando a utilizzare quello da nubile, Harris. Una scelta ufficializzata nel 2025, dopo anni trascorsi all’ombra dell’impero Playboy.
Sex toy sporchi e rapporti tra gemelle: le accuse a Hefner e Playboy
Le rivelazioni più pesanti arrivano dal podcast Lisa Guerrero Unleashed, nel quale Crystal descrive alcune presunte pratiche sessuali che Hugh Hefner avrebbe imposto alle donne della villa.
Secondo l’ex moglie, il fondatore di Playboy avrebbe tentato di costringere Kristina e Karissa Shannon, le gemelle che frequentavano la Mansion, ad avere rapporti sessuali tra loro. Crystal definisce il comportamento «incesto» e «disgustoso».
Le rappresentanti delle due sorelle non hanno risposto alle richieste di commento di Page Six, ma Karissa Shannon aveva già raccontato in passato esperienze sessuali con Hefner che aveva paragonato a uno stupro.
Ancora più raccapricciante il racconto sui giocattoli sessuali. Crystal sostiene che il marito utilizzasse sex toy visibilmente sporchi, imponendoli a lei e ad altre conigliette senza preoccuparsi delle condizioni igieniche o del loro consenso. In un episodio, secondo la sua testimonianza, Hefner avrebbe afferrato le donne e introdotto con la forza quegli oggetti nei loro corpi.
Accuse gravissime sulle quali i rappresentanti dell’eredità del fondatore di Playboy non hanno fornito commenti.
Trump, Cosby e Nicholson: i potenti della Playboy Mansion
Crystal non risparmia neppure gli uomini famosi che frequentavano la villa, descrivendo un ambiente popolato da personaggi che giudica sessisti e misogini.
Tra i nomi compare Donald Trump, che l’ex modella inserisce nella cerchia dei frequentatori della Mansion, senza tuttavia attribuirgli specifici episodi di violenza sessuale.
C’è poi Bill Cosby, protagonista per anni del Playboy Jazz Festival. Crystal ricorda il disagio delle conigliette chiamate a posare accanto al comico e manifesta il proprio disgusto per il suo comportamento.
Quanto a Jack Nicholson, la villa avrebbe avuto addirittura un soprannome tutto suo: il «drive-thru» dell’attore, una sorta di fast food nel quale poteva arrivare, trovare donne e cibo, prendere ciò che desiderava e andarsene.
Un’immagine poco lusinghiera del mondo dorato costruito da Hefner, dove, secondo Crystal, la presenza di celebrità e uomini influenti contribuiva a rendere normale un sistema di rapporti profondamente squilibrati.
Jon Lovitz, il «cliente numero uno» che difende Hefner
Le parole più velenose Crystal le riserva però a Jon Lovitz, il comico americano che descrive come uno dei principali frequentatori della Playboy Mansion e uno degli uomini più perversi di Hollywood.
Interpellato da Page Six, Lovitz ha reagito con una battuta, sostenendo che essere considerato il numero uno rappresenta comunque un complimento. Ha poi difeso Hugh Hefner, ricordandolo come una persona estremamente gentile e generosa.
Una risposta che ha irritato Crystal, convinta che proprio quell’atteggiamento contribuisse a perpetuare la cultura sessista e misogina che, a suo giudizio, dominava nella villa.
Perché Crystal denuncia gli abusi nove anni dopo la morte del marito?
Crystal ha sposato Hefner nel 2012 ed è rimasta con lui fino alla morte, cinque anni dopo. Per molto tempo ha conservato il suo cognome, anche perché rappresentava una parte fondamentale della propria identità pubblica.
«Ho pensato che, in fondo, quel cognome me lo fossi guadagnato e che avrei potuto utilizzarlo per fare qualcosa di buono per il mondo o per le donne. Ma poi mi sono detta che non volevo più essere legata in alcun modo a quell’uomo», racconta.
L’ex coniglietta conduce il podcast After the Mansion, ha conseguito un master in psicologia e sta lavorando per ottenere un dottorato. «L’ultima cosa che voglio è che il nome di un medico sia associato a quello di Hefner», spiega.
La decisione di parlare pubblicamente delle presunte violenze arriva quindi all’interno di un percorso di distacco dall’uomo che per anni ha condizionato la sua vita.
Ma resta una domanda inevitabile: perché raccontare soltanto a nove anni dalla morte di Hefner gli episodi più gravi della vita nella Playboy Mansion? Crystal rivendica il desiderio di liberarsi definitivamente da quel passato. E con le sue accuse demolisce l’immagine di un impero che per decenni ha venduto al mondo il sesso come sinonimo di libertà, lusso e divertimento.







