Garlasco, Sempio verso il processo e Angela Taccia non si tira indietro: «È molto probabile, siamo pronti a confrontarci davanti al giudice»

Angela Taccia

Il rinvio a giudizio di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi appare sempre più probabile, almeno secondo la valutazione della sua stessa difesa. A dirlo è Angela Taccia, una delle legali dell’indagato, che non nasconde di aspettarsi una richiesta della Procura di Pavia e rilancia la sfida sul terreno giudiziario: «Direi che è molto probabile, ma siamo pronti». Parole che segnano un passaggio importante nella strategia difensiva, perché l’avvocata non si limita a prendere atto della possibilità di un processo, ma sostiene che sia arrivato il momento di portare le contestazioni degli investigatori davanti a un giudice, dopo mesi di accertamenti, consulenze tecniche e polemiche.

La posizione è stata espressa il 28 ottobre, mentre l’inchiesta sul delitto del 13 agosto 2007 si avvicina a una fase decisiva. Sempio, nuovamente indagato per l’omicidio della giovane, continua a dichiararsi estraneo ai fatti, mentre i suoi difensori hanno depositato cinque consulenze tecniche per contestare alcuni degli elementi sui quali si fonda la ricostruzione accusatoria.

Angela Taccia: «È davvero ora di confrontarci davanti a un giudice»

L’avvocata non sembra temere l’eventualità che la Procura chieda di processare il suo assistito. Al contrario, considera il passaggio davanti a un magistrato un’occasione per discutere gli elementi raccolti dagli investigatori e presentare compiutamente le argomentazioni della difesa.

«Direi che è molto probabile, ma siamo pronti, come lo eravamo già dopo il primo 415-bis notificatoci a maggio. Direi che forse è davvero l’ora di confrontarci tutti in contraddittorio davanti a un giudice terzo e imparziale», ha dichiarato Taccia.

Il riferimento è alla prima comunicazione di conclusione delle indagini, notificata nel maggio scorso, alla quale ha fatto seguito un’ulteriore fase di approfondimenti investigativi. Per la legale, dunque, la prospettiva di un rinvio a giudizio non rappresenta una sorpresa, ma uno sviluppo che la difesa ritiene di essere preparata ad affrontare.

Naturalmente, una richiesta di rinvio a giudizio non equivale a una condanna e neppure all’automatica apertura di un processo. Sarà il giudice dell’udienza preliminare, qualora la Procura proceda in questa direzione, a valutare se sussistano le condizioni per mandare l’indagato a dibattimento.

I tempi della Procura e la possibile svolta nelle prossime settimane

Uno degli interrogativi principali riguarda il momento in cui i magistrati pavesi decideranno come procedere. Angela Taccia ha ricordato che, secondo il quadro temporale da lei richiamato, la Procura dispone di un periodo che può arrivare a nove mesi per assumere le proprie determinazioni, osservando però che «sappiamo che per la Magistratura i termini non sono così perentori».

La stessa avvocata ritiene comunque improbabile che si debba attendere così a lungo, considerando l’attenzione mediatica sulla vicenda e lo stato di avanzamento degli accertamenti. «Io vedo difficile un tempo così lungo, in un caso ormai così mediatico e che mi pare molto avanti con gli accertamenti di tutte le varie parti», ha spiegato.

La difesa, per il momento, attende le decisioni degli inquirenti senza anticipare ulteriori iniziative legate all’eventuale richiesta di processo. «Quando arriverà, agiremo di conseguenza. Non possiamo fare altro», ha concluso Taccia.

Le cinque consulenze della difesa contro la ricostruzione accusatoria

Il possibile rinvio a giudizio arriverebbe dopo un’intensa attività difensiva. I legali di Sempio hanno depositato cinque consulenze tecniche con l’obiettivo di contestare alcuni dei principali elementi investigativi utilizzati dalla Procura per sostenere l’ipotesi di coinvolgimento del loro assistito nell’omicidio.

L’accusa ipotizzata nei confronti di Sempio è quella di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. Si tratta, allo stato, di una contestazione investigativa che dovrà essere sottoposta alle successive valutazioni giudiziarie e che l’indagato respinge, continuando a sostenere la propria innocenza.

La battaglia tecnica assume un peso particolare anche alla luce delle discussioni sui reperti biologici e sulle interpretazioni delle tracce rinvenute durante le indagini. La difesa ritiene che gli elementi raccolti non dimostrino la presenza di Sempio sulla scena del delitto, mentre gli investigatori hanno sviluppato una diversa ipotesi ricostruttiva.

Sempio attacca la difesa di Stasi: «Ma tu ci credi davvero a tutto questo casino?»

Nelle stesse ore è intervenuto pubblicamente anche Andrea Sempio, che ha rivolto parole particolarmente dure alla difesa di Alberto Stasi, condannato definitivamente nel 2015 a 16 anni di reclusione per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi.

Sempio ha ribadito di considerare corretta la condanna di Stasi e ha accusato i suoi difensori di contribuire a riportare continuamente l’attenzione investigativa sulla sua persona.

«Per quello che ho visto, ritengo giusta la condanna. Non ho dubbi. La difesa di Stasi mi ributta dentro tutte le volte e spinge per cercare di far ripartire le indagini contro di me. Io parlo di Stasi quando me lo chiedono. Non c’è mai stato un atto da parte mia o da parte della mia difesa verso Stasi. A lui, se lo avessi davanti, gli direi: “Ma tu ci credi davvero a tutto questo casino che avete fatto partire?”».

Una dichiarazione che evidenzia la distanza tra le rispettive posizioni difensive, in una vicenda nella quale la nuova indagine su Sempio si intreccia inevitabilmente con le iniziative giudiziarie riguardanti la condanna definitiva di Stasi.

«Mi ha fatto orrore»: il racconto di Sempio davanti alle immagini del delitto

Durante la stessa intervista, Sempio è tornato anche sull’impatto emotivo provocato dall’esame della scena del crimine, che ha dovuto approfondire insieme ai propri consulenti nell’ambito delle indagini difensive.

«Mi ha fatto impressione ai tempi e mi ha fatto più impressione ancora quest’anno in cui, per le mie indagini difensive, siamo dovuti andare a guardare la scena del crimine e il sangue e cercare di capire i colpi e come può essere avvenuto il tutto», ha raccontato, aggiungendo: «Mi ha fatto orrore».

Parole pronunciate mentre si avvicina un possibile nuovo passaggio giudiziario per un omicidio che, a quasi vent’anni dai fatti, continua a essere al centro di accertamenti e ricostruzioni contrapposte. Sullo sfondo resta anche la prospettiva di un’eventuale revisione della condanna di Stasi, un procedimento distinto che richiede presupposti e valutazioni autonomi.

La decisione immediata spetta ora alla Procura di Pavia. Se arriverà la richiesta di rinvio a giudizio, sarà il giudice a stabilire se le accuse nei confronti di Sempio debbano essere esaminate in un processo. La difesa, attraverso le parole di Angela Taccia, ha già chiarito di voler affrontare quel confronto.