Ranucci lasciato solo dalla Rai: tutela legale negata. E su Rai3 cala l’ombra dello smantellamento

Sigfrido Ranucci

Lo scontro tra la Rai e Sigfrido Ranucci ha superato la soglia del confronto interno per trasformarsi in un caso politico a tutti gli effetti. Il nodo è la decisione dell’azienda di negare la tutela legale al conduttore di Report, scelta che le opposizioni definiscono “gravissima”.

La vicenda nasce dalla causa milionaria avviata da Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani dopo alcune dichiarazioni rilasciate da Ranucci a È sempre Cartabianca, su Rete 4.

Il giornalista aveva riferito che una fonte avrebbe visto il ministro della Giustizia Carlo Nordio nella villa di Cipriani in Uruguay, precisando che la redazione stava verificando. Una frase poi corretta e accompagnata da scuse pubbliche, che però la coppia non ha ritenuto sufficienti, avviando una causa civile contro il conduttore e contro Il Fatto Quotidiano.

Due giorni fa, Ranucci ha appreso che Viale Mazzini non intende concedere la malleva: secondo l’azienda, quelle parole sarebbero state pronunciate fuori dall’esercizio delle funzioni di giornalista e dirigente Rai, e dunque non rientrerebbero tra i casi coperti dal contratto.

La mail di Ranucci al Cda

Una ricostruzione che il conduttore ha respinto con decisione in una mail inviata al Cda. Ranucci sostiene che quelle dichiarazioni fossero direttamente collegate al lavoro giornalistico svolto per Report e che, in quanto tali, rientrino pienamente nella tutela prevista dal contratto aziendale. «In tale funzione avrei diritto alla tutela legale», scrive, ricordando che la clausola riguarda anche i suoi eredi.

Poi il passaggio più duro: «Non sono abituato a implorare e mi difenderò da solo. Ma come dipendente e dirigente Rai ho diritto a conoscere le motivazioni della decisione che riguarda me e la mia famiglia».

Parole che hanno trasformato un contenzioso amministrativo in un caso politico. Intervistato dall’Adnkronos, Ranucci ha allargato il discorso allo stato di salute del servizio pubblico, collegando la vicenda al possibile addio di Federica Sciarelli a Chi l’ha visto? e al rischio di disperdere un patrimonio costruito in decenni di credibilità.

Rai3, un mosaico che si sta sgretolando

Il contesto non aiuta. Negli ultimi mesi Rai3 ha perso o ridimensionato molti dei suoi volti più riconoscibili: Stefano Massini fuori dai palinsesti, Gianrico Carofiglio in bilico, il futuro di Stefano Bollani incerto. E ora la successione di Sciarelli appare un rebus che i vertici non sembrano in grado di sciogliere.

In questo scenario, il caso Ranucci assume un significato più ampio. Per Pd, M5S e Avs il rifiuto della tutela legale è un tassello di una strategia volta a indebolire il giornalismo d’inchiesta e le voci considerate meno allineate. Le opposizioni parlano apertamente di “intimidazione indiretta” e annunciano battaglia in Commissione di Vigilanza.

La Rai respinge ogni accusa e sostiene che la decisione sia stata presa sulla base delle norme interne e delle valutazioni tecniche degli uffici competenti.

Il messaggio che arriva alle redazioni

Ma ormai la questione va oltre la causa civile. Riguarda il segnale che arriva a chi lavora nelle redazioni del servizio pubblico.

Se il volto simbolo dell’inchiesta Rai deve difendersi da solo per dichiarazioni che rivendica come parte del proprio lavoro, molti si chiedono quale protezione possa aspettarsi chi ha meno notorietà e meno forza contrattuale.