L’acquisto di un’abitazione rappresenta, oggi come in passato, il principale investimento per le famiglie italiane. Tuttavia, il percorso verso la proprietà immobiliare non è uguale per tutti. Oltre alla solidità finanziaria del richiedente, un fattore determinante è diventato il luogo di residenza. Secondo le statistiche di giugno 2026 diffuse dalla Banca d’Italia, il costo del denaro per un mutuo ipotecario subisce variazioni significative spostandosi da una regione all’altra, influenzato da dinamiche di mercato locali, livelli di concorrenza bancaria e profili di rischio territoriale.
La geografia dei tassi: Sicilia e Sardegna ai due estremi
La Sicilia si posiziona come la regione più onerosa d’Italia per chi decide di accendere un mutuo, con un tasso medio del 3,06%. All’estremo opposto troviamo la Sardegna, che con il suo 2,70% si conferma l’area più conveniente del Paese.
Subito dopo la Sicilia, il costo del credito è particolarmente alto in Veneto (2,96%), seguito da un blocco composto da Abruzzo, Molise e Puglia, tutte attestate al 2,92%. Anche l’Umbria (2,91%) e Piemonte, Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige (2,90%) superano la soglia psicologica del 2,90%.
In una posizione intermedia si collocano Toscana e Campania (2,88%), seguite da Lombardia, Calabria e Friuli-Venezia Giulia, dove i tassi si attestano al 2,87%. Il Lazio (2,86%) ed Emilia-Romagna (2,84%) mostrano condizioni leggermente migliori rispetto alla media nazionale.
Oltre alla Sardegna, le condizioni più favorevoli si riscontrano in Basilicata (2,77%), Marche (2,80%) e Liguria (2,82%).
Perché i tassi variano sul territorio?
Le differenze non sono casuali. La Banca d’Italia sottolinea come gli istituti di credito valutino il rischio di insolvenza in modo granulare. In media, le regioni del Mezzogiorno presentano condizioni meno favorevoli a causa di una maggiore incidenza di crisi aziendali e difficoltà finanziarie delle famiglie. Questo spinge le banche ad aumentare i tassi per compensare la potenziale esposizione al rischio.
Oltre al rischio, pesano la concorrenza tra gli istituti operanti in una determinata zona e la vivacità del mercato immobiliare locale. Non bisogna poi dimenticare che il costo effettivo del mutuo non è dato solo dal tasso d’interesse, ma è gravato da costi di istruttoria, commissioni e polizze assicurative obbligatorie, che possono variare sensibilmente l’esborso finale.
Credito e genere: il Mezzogiorno resta indietro
Un altro aspetto critico evidenziato dalle statistiche riguarda l’accesso al credito per le donne. Nel Mezzogiorno, la quota di prestiti concessa alla popolazione femminile si ferma al 18,4%, un dato sensibilmente inferiore alla media nazionale del 20,1%.
Al contrario, la quota di prestiti intestati agli uomini (34,9%) è perfettamente in linea con il valore medio nazionale. La maggior parte dei finanziamenti (46%) rimane comunque cointestata a più soggetti, solitamente coppie, a dimostrazione di come l’acquisto della casa resti un progetto familiare condiviso.
Uno sguardo ai numeri: Taeg e tendenze di mercato
A giugno 2026, il Tasso annuale effettivo globale sui nuovi prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni ha mostrato un lievissimo segnale di distensione, scendendo al 3,95% rispetto al 3,96% del mese precedente. Un dato interessante riguarda la scelta della durata del tasso: circa il 19,9% dei nuovi prestiti prevede un periodo di determinazione iniziale del tasso fino a 1 anno, in crescita rispetto al 18,7% di maggio.
Il supporto dello Stato: le novità di agosto sul Fondo prima casa
In questo scenario di tassi variabili, da agosto 2026 è entrata in vigore una novità legislativa di rilievo che amplia l’operatività del Fondo prima casa gestito da Consap. Lo strumento, nato per facilitare l’accesso al mutuo per l’abitazione principale, ha aperto le porte a nuove categorie protette: alle persone con disabilità permanente (ai sensi della Legge 104, art. 3 comma 3) e ai nuclei familiari che convivono da almeno due anni con un figlio o un fratello/sorella nelle medesime condizioni di disabilità grave. Per queste categorie, il Fondo interviene garantendo il 50% della quota capitale del mutuo. Tuttavia, per le famiglie con maggiori difficoltà economiche – identificate con un Isee non superiore a 40.000 euro – la garanzia statale può salire fino all’80%. Resta invece invariato il tetto massimo del finanziamento garantito, fissato a 250.000 euro.
I dati Bankitalia di metà 2026 confermano che il mercato dei mutui in Italia è in una fase di stabilizzazione, con un Taeg che accenna a una discesa, ma permangono profonde fratture territoriali e sociali. Se da un lato l’estensione del Fondo prima casa rappresenta un passo avanti verso l’inclusione finanziaria delle categorie fragili, dall’altro il costo del credito in regioni come la Sicilia e il minore accesso per le donne nel Sud restano nodi centrali che riflettono le fragilità strutturali dell’economia reale del Paese.







