Beppe Grillo rottama l’«uno vale uno» e scopre l’Europa: nel nuovo manifesto arrivano tre Vaffa al vecchio Movimento 5 Stelle

Conte contro Grillo

Del nuovo manifesto politico di Beppe Grillo si capisce poco. Il fondatore del Movimento 5 Stelle mescola democrazia, capitalismo, intelligenza artificiale, immigrazione, transizione ecologica e reddito universale in un lunghissimo flusso di riflessioni pubblicato sul proprio blog. Ma, dentro la nebbia, alcuni punti appaiono chiarissimi.

Grillo difende il modello occidentale, indica l’Europa come unica dimensione capace di affrontare le grandi sfide tecnologiche e industriali e manda definitivamente in pensione l’«uno vale uno». Tre svolte che assomigliano ad altrettanti Vaffa rivolti a una parte consistente della sua storia politica.

«Il mondo accelera e la politica arranca», scrive nell’articolo intitolato Democrazia in evoluzione. Il vecchio sistema, secondo lui, non riesce più a tenere il passo della scienza, della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. La soluzione, però, non consiste nell’abbattere la democrazia occidentale: bisogna aggiornarla.

Grillo difende l’Occidente: una Vaffa alla Cina?

«Abbiamo vinto, il Novecento lo abbiamo vinto noi», esordisce Grillo. Democrazia liberale, capitalismo, diritti individuali, scienza e tecnologia avrebbero costruito un sistema imperfetto, ma capace di aumentare libertà, ricchezza, salute e aspettativa di vita.

Il passaggio colpisce soprattutto alla luce delle numerose aperture che Grillo ha dedicato negli anni alla Cina. Questa volta il fondatore del M5S non propone Pechino come modello alternativo e non invita a rinnegare l’Occidente. Al contrario, domanda: «Buttiamo via il modello occidentale?». E risponde: «Va aggiornato».

Non rappresenta necessariamente una dichiarazione ostile alla Cina, ma segna una scelta di campo molto meno ambigua rispetto al passato. Grillo individua nella democrazia liberale occidentale il sistema da salvare e migliorare, non un relitto da sostituire con un modello autoritario più rapido ed efficiente.

«Qui serve l’Europa, punto»: il siluro ai sovranisti

La seconda svolta riguarda l’Europa. Grillo osserva che l’Italia non possiede da sola le risorse necessarie per competere nei settori che decideranno il futuro. Semiconduttori, intelligenza artificiale, cloud, spazio, energia, difesa e cybersicurezza richiedono investimenti e infrastrutture di dimensione continentale.

«E qui serve l’Europa, punto», taglia corto.

Poche parole che suonano come un siluro contro ogni ricetta sovranista. Grillo non immagina l’Unione europea come un ostacolo burocratico dal quale liberarsi, ma come l’unica struttura abbastanza grande per sostenere il confronto con Stati Uniti e Cina.

La stessa logica guida la proposta sulla transizione ecologica. Il fondatore del M5S rifiuta di considerarla soltanto un insieme di sacrifici, divieti e nuove tasse: «Può diventare una gigantesca politica industriale». Energia pulita, reti elettriche, batterie, mobilità e riconversione produttiva potrebbero creare investimenti e lavoro, purché la politica smetta di limitarsi agli slogan.

Addio all’«uno vale uno»: decidono i cittadini, eseguono i competenti

Il colpo più forte raggiunge direttamente il Movimento 5 Stelle delle origini. Grillo conserva ai cittadini il potere di indicare gli obiettivi, scegliere chi deve realizzarli e mandare a casa chi fallisce. Subito dopo, però, aggiunge: «L’esecuzione deve diventare molto più competente, sperimentale e misurabile».

Traduzione: uno non vale più uno quando deve governare, progettare una rete energetica, dirigere una politica industriale o regolamentare l’intelligenza artificiale. La volontà popolare stabilisce la direzione, ma servono capacità, conoscenze e risultati verificabili per trasformarla in azione.

Grillo liquida così uno dei miti più riconoscibili del primo Movimento, quello che opponeva la presunta saggezza spontanea dei cittadini alle competenze delle élite. E manda anche una stilettata ai partiti che difendono provvedimenti fallimentari soltanto perché portano la loro firma o alimentano un «carrozzone» politico.

Reddito universale e immigrazione fuori dagli slogan

Nel manifesto compare anche il reddito universale, ma Grillo lo separa dal vecchio reddito di cittadinanza. Lo immagina come un «dividendo della produttività tecnologica»: se l’automazione aumenta la ricchezza riducendo il lavoro umano, una parte di quel valore dovrebbe tornare alla collettività sotto forma di reddito e tempo libero.

Sull’immigrazione, invece, prova a superare lo scontro permanente tra frontiere aperte e porti chiusi. Invita a chiedersi quante persone servano alla società italiana, quali competenze manchino e quale contributo possano offrire i nuovi arrivati.

Il risultato non assomiglia ancora a un programma elettorale. Mancano priorità, costi, strumenti e perfino un soggetto politico chiamato a realizzarlo. Resta però una nuova bussola ideologica: occidentale, europeista, ecologista, favorevole al reddito universale e decisamente meno innamorata dell’improvvisazione.

Il paradosso finale è evidente. Dopo avere costruito un Movimento contro i tecnici, i partiti e le élite, Grillo arriva alla conclusione che i cittadini devono scegliere la meta, ma soltanto persone competenti possono guidare l’autobus.