L’Italia si posiziona al quindicesimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse per quanto riguarda la spesa sanitaria pubblica pro-capite, posizionandosi contemporaneamente in ultima posizione tra le nazioni del G7. I dati diffusi dalla Fondazione Gimbe ed elaborati sul dataset Ocse aggiornato a luglio 2026 evidenziano come la spesa sanitaria si attesti al 6,2% del Pil, registrando un calo rispetto al 6,3% dell’anno precedente e rimanendo al di sotto della media europea e Ocse del 7,1%. La spesa pro-capite italiana risulta pari a 3.952 dollari, ovvero 1.013 dollari in meno rispetto alla media dei Paesi europei.
Le conseguenze sui cittadini
Questo scarto genera un divario complessivo che sfiora i 36,1 miliardi di euro, calcolato sulla popolazione residente al primo gennaio 2026. Come evidenziato dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, la progressiva erosione delle risorse pubbliche nell’ultimo quindicennio ha trasformato il sottofinanziamento in una criticità strutturale. Le conseguenze ricadono direttamente sui cittadini attraverso l’allungamento delle liste d’attesa, il sovraffollamento dei pronto soccorso, la carenza di medici di medicina generale e l’aumento della spesa privata, che ha portato circa 5,8 milioni di persone a rinunciare a visite o esami diagnostici nel corso del 2024.
L’ultimo posto nel G7
Il confronto storico dal 2008 al 2025 colloca costantemente l’Italia al fondo delle posizioni tra i Paesi del G7. Se nel 2008 la distanza dai partner internazionali appariva contenuta, nel 2025 la spesa pro-capite italiana risulta inferiore alla metà di quella sostenuta dalla Germania. Anche l’esperienza del Regno Unito, caratterizzata da un modello sanitario analogo a quello italiano, evidenzia un cambio di passo a partire dal 2020 con una costante crescita delle risorse destinate alla tutela della salute.
Le analisi condotte da Ocse, Commissione europea e Organizzazione mondiale della sanità riconoscono al Servizio sanitario nazionale la capacità di mantenere buoni indici generali di salute e una bassa mortalità evitabile, segnalando tuttavia un deterioramento nell’accesso tempestivo ed equo alle prestazioni. Nel Country Report 2026, la Commissione europea ha formalmente legato le difficoltà del sistema sanitario alla produttività e all’equità sociale del Paese, portando il Consiglio dell’Unione Europea ad adottare una raccomandazione formale per richiedere interventi tempestivi sull’accessibilità economica delle cure e sulla carenza di personale.
Le incognite sulla riforma territoriale
Sul fronte delle riforme previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, resta aperta la questione della rendicontazione dell’assistenza territoriale. A due mesi dalla scadenza fissata per la fine di giugno 2026, non si dispone ancora dei dati pubblici ufficiali che attestino la piena operatività delle 1.038 Case della Comunità e dei 307 Ospedali di Comunità previsti dagli standard europei. Il Ministero della Salute ha confermato lo svolgimento delle verifiche per l’acquisizione delle evidenze necessarie, mentre la Fondazione Gimbe sottolinea il rischio che le nuove strutture realizzate rimangano prive delle risorse umane e dei servizi essenziali per garantire la presa in carico dei pazienti.







