Garlasco, Cassese ammette l’errore nell’interrogatorio di Sempio: «Non verbalizzammo l’uscita per prendere lo scontrino, ma c’è il registro»

Andrea Sempio

«Quella è la vera cappellata». Gennaro Cassese, l’ufficiale dei carabinieri che coordinò le prime indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, ammette l’errore commesso durante l’interrogatorio di Andrea Sempio del gennaio 2008. E lo fa tornando su uno dei punti diventati più controversi nella nuova inchiesta di Garlasco: lo scontrino del parcheggio di Vigevano che Sempio consegnò agli investigatori per documentare i propri spostamenti nella mattina del 13 agosto 2007.

L’errore, secondo Cassese, fu preciso: quando Sempio disse di avere lo scontrino a casa e lasciò la caserma per recuperarlo, l’interruzione dell’interrogatorio non venne messa a verbale. Ma l’ex ufficiale aggiunge un particolare potenzialmente verificabile ancora oggi: «C’è il registro» delle persone entrate e uscite dalla caserma.

Cassese: «La vera cappellata fu non verbalizzare l’interruzione»

Intervistato a Zona Bianca da Giuseppe Brindisi, Cassese ha ricostruito quel passaggio delle indagini. Nel gennaio 2008 fu proprio lui, ha ricordato, a chiedere alla Procura che Sempio venisse nuovamente sentito. All’attenzione degli investigatori c’erano anche le tre telefonate effettuate nei giorni precedenti il delitto verso l’abitazione dei Poggi. Secondo Cassese, però, all’epoca quegli elementi non erano sufficienti per collocare Sempio sulla scena del crimine. «Le tre telefonate non lo collocano sulla scena», ha spiegato.

Poi il confronto si è spostato sull’interrogatorio e sullo scontrino. «Nel momento in cui gli viene chiesto dello scontrino e lui dice di avere lo scontrino a casa, non viene messa a verbale l’interruzione e quella è la cappellata», ha riconosciuto l’ex comandante. Un’ammissione importante perché riguarda proprio un’anomalia documentale sulla quale, a distanza di quasi vent’anni, si è concentrata nuovamente l’attenzione degli investigatori.

Quante volte uscì Sempio dalla caserma? «Bisogna guardare il registro»

Rimane però un altro punto da chiarire. Secondo la ricostruzione di Cassese, l’interrogatorio sarebbe stato interrotto una sola volta. Sempio ha invece raccontato una dinamica diversa, parlando di diversi spostamenti tra Vigevano e casa durante quella giornata.

Chi ricorda correttamente? Per Cassese potrebbe esistere un documento in grado di fornire una risposta indipendente dai ricordi dei protagonisti. Si tratta del registro delle entrate e delle uscite dalla caserma.

«Se è uscito, il piantone lo ha messo in uscita e altrettanto in entrata», ha spiegato. Quindi l’auspicio rivolto agli investigatori: «Mi auguro che la Procura abbia verificato, come dico da mesi». Se quel registro fosse ancora disponibile e contenesse effettivamente le annotazioni indicate da Cassese, potrebbe consentire di ricostruire quante volte Sempio lasciò la caserma e quando vi fece ritorno, superando almeno su questo punto il confronto tra versioni differenti.

Lo scontrino di Vigevano tornato al centro dell’inchiesta

Lo scontrino è diventato uno degli elementi più discussi della nuova indagine su Andrea Sempio. Il documento attesta il pagamento di un parcheggio a Vigevano la mattina dell’omicidio e venne consegnato agli investigatori mesi dopo, quando Sempio fu sentito nel gennaio 2008.

La nuova inchiesta ha riportato l’attenzione sia sulla provenienza dello scontrino sia sulle circostanze nelle quali venne recuperato e consegnato. Proprio per questo la mancata verbalizzazione dell’interruzione dell’interrogatorio assume oggi un peso che all’epoca probabilmente non le venne attribuito. Cassese riconosce l’errore procedurale, ma allo stesso tempo indica quella che, nella sua ricostruzione, potrebbe essere una verifica oggettiva: controllare il registro della caserma.

Cassese torna anche sulla spazzatura di casa Poggi

Nel faccia a faccia con Brindisi, l’ex ufficiale ha affrontato anche un’altra questione diventata centrale nella rilettura delle indagini del 2007: la spazzatura presente nella villetta di via Pascoli. Cassese ha ribadito che inizialmente non la considerò un elemento di interesse investigativo. «Quella spazzatura è stata comunque poi valutata da altri colleghi che erano sul posto e dalla Procura», ha spiegato.

Ha parlato anche dell’ingresso dei primi militari nella villetta, ricordando che furono i primi due carabinieri intervenuti dopo l’allarme dato da Alberto Stasi a entrare senza guanti e protezioni per le calzature. Sono dettagli che oggi vengono riletti con un’attenzione completamente diversa, alla luce della nuova inchiesta aperta dalla Procura di Pavia.

Le vecchie indagini sotto la lente della Procura

Cassese, che nel 2007 era capitano e comandava la Compagnia dei carabinieri di Vigevano, è stato tra gli uomini che seguirono fin dall’inizio l’indagine sull’uccisione di Chiara Poggi. Nel 2026 è finito a sua volta sotto indagine per false informazioni ai pubblici ministeri, vicenda legata anche ai numerosi «non ricordo» forniti nel corso delle audizioni. Adesso, però, su uno dei passaggi più discussi sceglie una risposta senza sfumature: l’errore ci fu.

Resta da capire se esista ancora il documento che Cassese indica e, soprattutto, che cosa riporti. Perché quasi diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, una vecchia annotazione del piantone di una caserma potrebbe aiutare a stabilire ciò che il verbale dell’interrogatorio non racconta: quante volte Andrea Sempio uscì quel giorno, a che ora e quando rientrò.