Garlasco, Giuseppe Brindisi si schiera con Alberto Stasi: «Ho letto le carte e sono convinto che sia innocente. Un errore giudiziario»

Alberto Stasi, prime immagini in libertà (foto prese dal web)

«Questa storia non l’avevo seguita fin dall’inizio. Poi mi sono messo a leggere le carte e credo non sia lui il colpevole». Giuseppe Brindisi non usa mezze parole sul delitto di Garlasco e sulla condanna di Alberto Stasi. Il giornalista e conduttore di Zona Bianca si è ormai ritagliato un ruolo da protagonista nel dibattito mediatico sull’omicidio di Chiara Poggi, arrivando a portare il caso anche a teatro con lo spettacolo Potresti essere tu.

La sua è una posizione personale, che non modifica naturalmente il dato giudiziario: Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio della fidanzata. Ma Brindisi sostiene che proprio l’esame degli atti lo abbia convinto dell’esistenza di un possibile errore giudiziario.

«Stasi non andava condannato perché gli indizi contro di lui non andavano oltre il ragionevole dubbio», afferma. E arriva a un paragone pesantissimo: «Rischia di diventare la vittima della peggior mala giustizia della storia d’Italia, forse più di Enzo Tortora».

Brindisi: «Stasi è diventato il colpevole perfetto»

Al centro del ragionamento del giornalista ci sono soprattutto le prime indagini e il percorso processuale che portò Stasi da due assoluzioni alla condanna definitiva.

Brindisi punta il dito contro gli errori commessi nelle fasi iniziali dell’inchiesta: «Ormai è evidente che le indagini furono fatte male, se per colpa o dolo non si sa ancora. Ci fu sciatteria e quegli errori hanno condizionato poi i processi e le frasi».

Il conduttore ricorda in particolare il problema degli accessi al computer di Stasi, sul quale l’allora studente della Bocconi sosteneva di avere lavorato alla tesi nella mattina del 13 agosto 2007, e torna sulla ricostruzione dell’ipotetico incidente domestico che avrebbe preceduto la telefonata ai soccorsi.

Secondo Brindisi, quella ricostruzione sarebbe diventata uno degli elementi decisivi del successivo percorso giudiziario pur non essendo mai stata formulata direttamente dall’imputato nei termini successivamente attribuitigli.

Da qui il giudizio durissimo: «È il colpevole perfetto, incastrato da un meccanismo infernale. Togliere la libertà a un uomo senza prove è uno scandalo che va sanato». Resta un’opinione del giornalista. La condanna di Stasi, allo stato, rimane definitiva.

La nuova inchiesta su Andrea Sempio

A cambiare completamente lo scenario negli ultimi mesi è stata la nuova indagine della Procura di Pavia che vede Andrea Sempio indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.

Ed è proprio su questo fronte che Brindisi mostra ancora maggiore sicurezza nelle proprie previsioni. «Ci sarà il rinvio a giudizio per Sempio», sostiene, anticipando quella che resta però una sua valutazione e non una decisione già assunta dalla Procura.

Particolare attenzione viene riservata alla consulenza affidata al professor Roberto Catanesi, chiamato dagli inquirenti a lavorare sul profilo psichiatrico dell’indagato.

Secondo Brindisi, la relazione potrebbe assumere un peso importante: «Molte risposte potrebbero arrivare dalla perizia psichiatrica chiesta dalla Procura allo psichiatra Roberto Catanesi».

Proprio in queste ore è emerso che Catanesi vorrebbe incontrare personalmente Sempio dopo avere analizzato il materiale raccolto durante l’inchiesta. La difesa non ha ancora comunicato se l’indagato accetterà il colloquio.

«Potrebbero esserci altri procedimenti»

Brindisi si spinge poi oltre, precisando però esplicitamente di entrare nel terreno delle ipotesi. Il giornalista ritiene possibile che l’indagine principale non esaurisca tutto ciò che la magistratura pavese sta cercando di ricostruire intorno al caso: «Credo che ci siano procedimenti paralleli che potrebbero aprirsi nelle prossime settimane, o forse sono già stati aperti».

E aggiunge immediatamente: «È una mia intuizione, sono pronto a essere smentito». Un passaggio importante, perché nel nuovo capitolo giudiziario di Garlasco ipotesi investigative, indiscrezioni, consulenze e ricostruzioni mediatiche si sovrappongono continuamente. Al momento Sempio è indagato e deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.

«Chiara non era la povera Chiara: era la dottoressa Poggi»

Nel lungo racconto di Brindisi c’è però un punto che prova a riportare l’attenzione sulla persona spesso schiacciata da diciannove anni di processi, perizie, impronte, Dna e battaglie tra colpevolisti e innocentisti: Chiara Poggi. «Era una ragazza emancipata, laureata, libera. Aveva ambizioni, fantasie, era innamorata di un ragazzo che studiava alla Bocconi», ricorda il giornalista.

Ed è proprio sull’immagine pubblica della vittima che Brindisi contesta una formula diventata quasi automatica nel racconto del delitto: «Viene chiamata ancora “la povera Chiara”. No. Era la dottoressa Poggi, una donna forte e così va ricordata». Una frase che restituisce per qualche istante il centro della storia alla giovane donna uccisa nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007, quando aveva soltanto 26 anni.

Stasi verso la fine della pena, ma resta la battaglia sul suo nome

Alberto Stasi ha trascorso circa dieci anni in carcere e oggi sta terminando la pena in affidamento ai servizi sociali. Per Brindisi proprio questo rende ancora più importante l’eventuale percorso verso una revisione della condanna. Non sarebbe soltanto una questione di libertà personale, visto che gran parte della pena è stata ormai espiata. Sarebbe soprattutto una questione di riabilitazione.

«Nessun risarcimento gli restituirà dieci anni di vita e la ragazza che amava», sostiene Brindisi. «Ma noi abbiamo il dovere di consentirgli di girare per strada con la schiena dritta e la faccia pulita di chi dice: io sono innocente».

È questa, secondo il conduttore, la ragione per cui Garlasco continua a esercitare una presa così forte sull’opinione pubblica dopo quasi vent’anni. Non soltanto il mistero di un omicidio, ma il dubbio che il sistema giudiziario possa avere condannato la persona sbagliata. È la convinzione di Giuseppe Brindisi. Per trasformarla in una verità giudiziaria, però, servirebbe qualcosa di molto diverso: una revisione capace di rovesciare una sentenza definitiva.