«I bonus finiscono sempre ai soliti, che raramente sono italiani». Matteo Salvini apre un nuovo fronte politico sull’Isee e annuncia che la Lega chiederà di modificarlo con la prossima manovra. Secondo il vicepremier, l’attuale sistema finirebbe per escludere «una gran parte della popolazione da qualsiasi tipo di contributi». Ma sulla nazionalità di chi utilizza l’indicatore per accedere alle prestazioni sociali i numeri raccontano una storia molto diversa.
E questa volta a fornire i dati non sono le opposizioni. È lo stesso ministero del Lavoro, attraverso il Rapporto di monitoraggio Isee 2024 elaborato sulla base dei dati Inps. La fotografia è piuttosto netta: l’82,1% dei nuclei familiari che presentano l’Isee è composto esclusivamente da cittadini italiani. Se si aggiungono le famiglie miste, si arriva all’88,8% di nuclei nei quali è presente almeno un italiano. Le famiglie composte esclusivamente da cittadini stranieri rappresentano invece l’11,2%.
I numeri del ministero contro la tesi di Salvini
La presenza degli stranieri tra le famiglie che utilizzano l’Isee è effettivamente leggermente superiore alla loro incidenza sul totale delle famiglie residenti, ma la differenza è lontana dal quadro evocato dal leader della Lega. I nuclei composti esclusivamente da stranieri rappresentano infatti il 9,4% delle famiglie residenti considerate dall’Istat e l’11,2% di quelle che presentano l’Isee. Le famiglie miste passano invece dal 4% della popolazione di riferimento al 6,7% nell’universo Isee.
Il ministero fornisce anche una spiegazione per questa maggiore presenza. Tra le famiglie straniere è molto più alta l’incidenza dei nuclei con figli minori, quasi doppia rispetto alle famiglie italiane. E proprio la presenza di figli rappresenta uno dei principali motivi per cui una famiglia ha necessità di presentare l’Isee e accedere alle prestazioni collegate.
La percentuale di stranieri cambia inoltre sensibilmente a seconda dell’aiuto richiesto. Supera un quinto nei nuclei con figli minori, ma scende al 10,1% per le prestazioni universitarie e all’8,8% per quelle legate alla presenza di persone con disabilità.
L’Isee riguarda 26,5 milioni di persone
C’è poi un secondo punto nell’attacco di Salvini. Il vicepremier sostiene che l’Isee finisca per escludere una parte consistente della popolazione dagli aiuti. Nel 2024 l’indicatore ha riguardato 26,5 milioni di persone, pari al 44,9% dei residenti italiani, distribuite in circa 9,3 milioni di nuclei familiari.
Ma questo non significa che il restante 55% degli italiani sia stato escluso dal sistema. L’Isee non è infatti un censimento economico obbligatorio della popolazione: viene richiesto principalmente da chi intende accedere a una prestazione sociale agevolata. Chi non deve chiedere un bonus, una riduzione tariffaria o un altro beneficio collegato all’indicatore normalmente non ha alcun motivo di presentare la Dichiarazione sostitutiva unica.
La prova arriva dall’andamento delle dichiarazioni negli ultimi anni. Nel 2019, con l’introduzione del Reddito di cittadinanza, le richieste aumentarono del 20%. Nel 2022, con l’Assegno unico, crebbero di un altro 19%. Nel 2024, dopo l’abolizione del Reddito di cittadinanza e il passaggio all’Assegno di inclusione, le Dsu sono invece diminuite di circa mezzo milione, il 4,3%.
Sette famiglie su dieci hanno un Isee sotto i 20mila euro
L’altro dato importante riguarda la situazione economica delle famiglie che ricorrono all’indicatore. Il 42,8% ha un Isee inferiore ai 10mila euro, mentre il 71,9%, quindi più di sette nuclei su dieci, resta sotto i 20mila. Il valore mediano è di 11.921 euro e quello medio supera di poco i 15mila.
Gli aiuti collegati all’Isee, dunque, finiscono in larga parte alle fasce economicamente più deboli. È però esattamente la funzione per la quale lo strumento è stato costruito: misurare la condizione economica complessiva della famiglia combinando redditi, patrimoni e composizione del nucleo. Il problema politico sollevato da Salvini può semmai riguardare il ceto medio che resta fuori da alcuni bonus, soprattutto quando vengono stabilite soglie particolarmente basse. Ma qui la questione cambia completamente.
Il vero problema sono le soglie dei bonus
L’Isee, infatti, non stabilisce autonomamente chi abbia diritto a un determinato beneficio. Fornisce un valore che fotografa la situazione economica della famiglia. Sono poi governo, Parlamento, Regioni o altri enti pubblici a decidere quale soglia utilizzare per concedere un aiuto. Se un bonus viene riservato alle famiglie sotto i 15mila euro di Isee, è stata la politica a scegliere quella soglia. Lo stesso vale se il limite viene portato a 20mila, 30mila o 40mila euro.
La Lega può quindi proporre in manovra una revisione dell’indicatore o chiedere di ampliare la platea di alcune agevolazioni. Ma sui destinatari italiani o stranieri dei benefici la fotografia ufficiale lascia poco spazio alle interpretazioni: più di otto nuclei Isee su dieci sono composti esclusivamente da italiani e quasi nove su dieci comprendono almeno un cittadino italiano.







