Sanremo 2027 rischia di diventare il Festival più blindato degli ultimi vent’anni. Blindato perché al centro dell’operazione ci sarà Stefano De Martino, volto ormai intoccabile del servizio pubblico e nome gradito anche a settori della maggioranza. Blindato perché la kermesse potrebbe cadere nel pieno della campagna elettorale per le prossime politiche. Blindato, soprattutto, perché la Rai non avrebbe alcuna intenzione di sbagliare quello che, politicamente e televisivamente, potrebbe diventare un Festival ad altissimo tasso di esposizione.
Sul tavolo non ci sarebbe soltanto la macchina dello spettacolo, con il ruolo musicale di Fabrizio Ferraguzzo, la regia di Luigi Antonini e la scenografia di Marco Calzavara. Il vero dossier caldo, ai piani alti di Viale Mazzini e nel mondo discografico, sarebbe un altro: l’Eurovision. L’idea che circola è una rivoluzione capace di cambiare il meccanismo più delicato del Festival.
Sanremo 2027 e l’ipotesi dei due vincitori
La proposta sarebbe semplice e, proprio per questo, esplosiva: separare il vincitore di Sanremo dal rappresentante italiano all’Eurovision. In pratica, non sarebbe più automaticamente il trionfatore del Festival ad andare alla competizione europea, ma il vincitore di una serata parallela, probabilmente collocata al venerdì al posto delle cover.
Quella quarta serata diventerebbe così una sorta di gara nella gara, con performance ripensate in chiave “eurovisiva”: nuova messa in scena, taglio più internazionale, eventuali balletti, costruzione visiva diversa e numeri pensati per funzionare fuori dal perimetro tradizionale dell’Ariston. Una formula che consentirebbe alla Rai e alle case discografiche di avere due titoli in palio: la vittoria del Festival e il pass per l’Eurovision.
La spinta delle case discografiche
Dietro l’operazione ci sarebbe anche l’interesse delle major. Avere due percorsi separati permetterebbe di convincere più big a partecipare, soprattutto artisti interessati a una vetrina europea ma magari meno disposti a rischiare tutto sulla classifica finale del Festival. Il caso ipotetico è quello di una cantante come Annalisa: un nome forte, con potenziale internazionale, che potrebbe puntare all’Eurovision anche senza vincere Sanremo.
La mossa verrebbe probabilmente presentata come una grande innovazione televisiva e musicale. Ma tra gli esperti di Eurovision non mancano già i dubbi. L’Italia, negli ultimi anni, ha ottenuto risultati importanti con il sistema attuale: piazzamenti solidi, presenza costante nella parte alta della classifica e anche una vittoria. Cambiare formula proprio ora, per molti, sarebbe un azzardo.
Il nodo dei costi e dell’Ariston
C’è poi un problema pratico: l’Eurovision richiede uno standard scenico molto diverso da Sanremo. Il palco dell’Ariston è piccolo, limitato, storicamente poco adatto a performance costruite con grandi movimenti, effetti e coreografie complesse. Una serata davvero “eurovisiva” comporterebbe costi più alti, prove diverse e un impianto produttivo più pesante.
La Rai, già chiamata a blindare il Festival attorno a De Martino, dovrebbe quindi ragionare anche sui conti. Perché una cosa è cambiare il racconto televisivo della quarta serata, un’altra è costruire numeri realmente competitivi con gli standard europei.
Il problema del voto e i conflitti d’interesse
Altro nodo delicatissimo è il sistema di voto. La nuova serata Eurovision potrebbe mantenere il meccanismo misto degli ultimi anni, tra stampa, televoto e giurie. Ma da tempo una parte della Sala Stampa chiede la creazione di una sorta di “Academy”, con un numero più ristretto di giornalisti ed esperti chiamati a pesare maggiormente sul risultato.
È proprio qui che la questione diventa scivolosa. In passato l’idea sarebbe stata bocciata più volte dai direttori artistici, anche per il rischio di conflitti d’interesse. Molti giornalisti musicali lavorano infatti anche con società di comunicazione, gruppi radiofonici, televisioni o realtà vicine agli stessi artisti in gara. Ridurre troppo il numero dei votanti potrebbe trasformare una rivoluzione in un imbuto, lasciando a pochi il potere di decidere molto.
Il sospetto, tra gli osservatori più critici, è che l’operazione possa servire soprattutto a ricucire il rapporto con le case discografiche e riportare sul palco alcuni grandi nomi dopo le tensioni dell’ultima edizione di Carlo Conti. In cambio di un doppio obiettivo, Sanremo e Eurovision, le major potrebbero essere più disponibili a schierare artisti forti.
Intanto si lavora anche alla collocazione in palinsesto. L’obiettivo sarebbe riportare il Festival nelle prime due settimane di febbraio, dopo lo spostamento che avrebbe penalizzato l’ultima edizione. Ma la vera partita resta quella politica e televisiva: Sanremo 2027 potrebbe nascere come il Festival di De Martino, trasformarsi nel Festival della campagna elettorale e diventare anche il Festival dei due vincitori. Più blindato di così, difficile immaginarlo.







