Taylor Mega, 87.600 euro pubblici per otto post sul Friuli: l’analisi interna la bocciava, ma PromoTurismoFVG ha scelto proprio lei

Taylor Mega

Ottantasettemila e seicento euro per otto contenuti social, quasi 11mila euro a post. È il compenso che PromoTurismoFVG prevede di riconoscere a Taylor Mega per promuovere il turismo in Friuli-Venezia Giulia. Una scelta che fa discutere non soltanto per la cifra, ma soprattutto perché un’analisi interna dello stesso ente turistico aveva espresso valutazioni poco favorevoli sull’efficacia dell’influencer come testimonial.

Nonostante quelle indicazioni, la scelta è ricaduta sulla 33enne friulana, molto conosciuta sui social e protagonista di numerose vicende di cronaca rosa. Il contratto non porta ancora le firme delle parti, ma secondo le informazioni relative all’affidamento la procedura risulta conclusa, senza alcun ribasso rispetto all’importo previsto.

Quasi 11mila euro a post, ma il contratto non è firmato

Il compenso complessivo ammonta a 87.600 euro, equivalenti a 10.950 euro per ciascuno degli otto contenuti che Taylor Mega dovrebbe realizzare per promuovere il territorio regionale.

Una cifra che rientra nei cachet dichiarati dalla stessa influencer per le collaborazioni commerciali, con tariffe comprese tra 8mila e 40mila euro per singolo post.

Il direttore generale di PromoTurismoFVG, Iacopo Mestroni, che ricopre anche il ruolo di responsabile unico del progetto, ha precisato: «Non abbiamo firmato alcun contratto».

La mancata sottoscrizione lascia ancora aperta la conclusione formale dell’operazione, ma non cancella gli interrogativi sui criteri che hanno portato l’ente a individuare proprio Taylor Mega per rappresentare il Friuli-Venezia Giulia.

L’analisi interna bocciava l’efficacia dell’influencer

Il dettaglio più controverso emerge dalla documentazione relativa all’affidamento. Secondo quanto riporta l’inchiesta, gli uffici di PromoTurismoFVG avevano analizzato la capacità dell’influencer di coinvolgere il proprio pubblico, rilevando un tasso di engagement dello 0,4, contro un parametro di riferimento dello 0,67.

Un risultato inferiore al valore utilizzato per la valutazione, che rende ancora più difficile comprendere perché l’ente abbia deciso di puntare su una testimonial che, almeno secondo quell’indicatore, non raggiungeva il livello atteso.

La questione non riguarda soltanto la popolarità di Taylor Mega, ma il rapporto tra denaro pubblico, visibilità sui social e risultati concreti della promozione turistica. Avere molti follower, infatti, non significa necessariamente riuscire a trasformarli in potenziali visitatori di una destinazione.

Taylor Mega e la vicenda giudiziaria con l’ex fidanzato

A complicare il quadro c’è anche una vicenda giudiziaria che coinvolge l’influencer. La Procura di Milano ha presentato il 4 febbraio una richiesta di rinvio a giudizio nei suoi confronti, ipotizzando i reati di estorsione aggravata e diffamazione ai danni dell’ex compagno Simone Belleli.

Al centro dell’inchiesta figurano alcuni orecchini Bulgari del valore di circa 53mila euro. Secondo l’accusa, Belleli li avrebbe concessi in prestito e Taylor Mega li avrebbe trattenuti attraverso presunte minacce. La difesa sostiene invece che gli orecchini fossero un regalo.

L’udienza è prevista per marzo. La vicenda giudiziaria non ha ancora portato a una condanna e le contestazioni della Procura restano accuse sulle quali dovrà pronunciarsi la magistratura.

Soldi pubblici e promozione turistica, il caso fa discutere

La scelta di PromoTurismoFVG riaccende il confronto sull’utilizzo degli influencer nelle campagne istituzionali e, soprattutto, sui criteri con cui gli enti pubblici decidono di investire risorse nella comunicazione digitale.

Il caso Taylor Mega si inserisce inoltre in un dibattito più ampio sulle spese destinate ai grandi eventi e alla promozione del Friuli-Venezia Giulia, con altri affidamenti che hanno attirato l’attenzione pubblica.

Resta da chiarire quale ritorno turistico l’ente si aspetti dagli otto contenuti e perché abbia confermato la scelta nonostante le valutazioni interne sull’engagement.

Per il momento, il dato che alimenta le polemiche è soprattutto uno: quasi 11mila euro a contenuto per una testimonial che la stessa analisi dell’ente non considerava particolarmente efficace.