Mentana lascia il TgLa7, Cairo non ha ancora un successore: «Mi dispiace». Poi punge la rete, smentisce Ranucci e parla del futuro di Milano

Enrico Mentana

Enrico Mentana lascerà la conduzione del TgLa7 il 23 dicembre e Urbano Cairo non ha ancora trovato il suo successore. L’editore della rete ammette di essere dispiaciuto per la decisione del giornalista, ma non intende ostacolarlo. «Dopo tanti anni ci sta che voglia terminare questa esperienza», spiega, confermando che la scelta del nuovo direttore arriverà nelle prossime settimane. E mentre circolano i nomi dei possibili candidati, Cairo interviene anche sulle polemiche politiche che accompagnano l’addio di Mentana, respingendo l’immagine di una La7 schierata contro Giorgia Meloni: «Quando lui è arrivato, la rete era più orientata a sinistra di quella di oggi».

Non è tutto. Intervistato a Un giorno da pecora su Rai Radio1, l’imprenditore affronta anche le indiscrezioni su un possibile arrivo di Sigfrido Ranucci a La7, commenta il tentativo di Leonardo Maria Del Vecchio di acquistare Il Fatto Quotidiano e parla delle prossime elezioni comunali di Milano. Esclude una propria candidatura a sindaco, ma rivela di guardare con simpatia a Mario Calabresi.

Mentana lascia il TgLa7, Cairo: «Gli ho dato libertà assoluta»

Il rapporto tra Urbano Cairo ed Enrico Mentana si avvia verso una svolta dopo molti anni di collaborazione. Il direttore del TgLa7 ha annunciato che il prossimo 23 dicembre sarà il suo ultimo giorno alla conduzione del telegiornale, aprendo inevitabilmente interrogativi sul futuro dell’informazione della rete.

Cairo, tuttavia, non sembra intenzionato a trasformare l’addio in uno scontro.

«In questi anni mi sembra di avergli lasciato libertà assoluta. Lui è una persona particolare, siamo anche amici. Dopo tanti anni ci sta che voglia terminare questa esperienza. In questa vicenda lascio fare a lui, rispetto i suoi desiderata», ha dichiarato l’editore.

Parole che confermano la volontà di rispettare la decisione del giornalista, senza nascondere il dispiacere per la fine di un rapporto professionale e personale.

«Mi dispiace molto per il suo addio perché siamo amici ed è una persona piacevole con cui è bello anche andare a cena, ma c’è un momento in cui le strade si possono dividere», ha aggiunto.

L’imprenditore non ha fornito particolari sulle ragioni della scelta di Mentana, limitandosi a riconoscere che, dopo una collaborazione così lunga, il direttore possa desiderare di chiudere questa fase della propria carriera.

Chi sostituirà Mentana? Cairo ammette: «Non l’ho ancora trovato»

La questione più urgente riguarda naturalmente il nome del prossimo direttore del TgLa7. Una scelta tutt’altro che semplice, considerando il peso assunto da Mentana nell’identità giornalistica della rete.

Cairo ha chiarito che, nonostante le numerose indiscrezioni, non esiste ancora una decisione definitiva.

«Abbiamo due mesi davanti, adesso vediamo», ha spiegato. «Ho letto tanti nomi, ma decideremo nelle prossime settimane».

L’editore ha quindi smentito di avere già individuato un successore e di voler mantenere segreta la scelta.

«Se lo avessi trovato, lo avrei anche annunciato», ha precisato. E ancora: «Dal momento in cui Mentana dice che il 23 dicembre sarà il suo ultimo giorno, io posso anche annunciare il successore, ma non l’ho ancora trovato».

Tra i nomi circolati negli ultimi giorni figura quello di Antonio Di Bella, già volto di primo piano dell’informazione Rai. Si è parlato anche di Giovanni Floris, sebbene l’ipotesi venga considerata poco probabile alla luce dei risultati del suo programma DiMartedì.

Non mancano le possibili soluzioni interne alla redazione del TgLa7, a cominciare dai vicedirettori Andrea Pancani e Gaia Tortora, fino all’inviata speciale Alessandra Sardoni.

Si tratta, al momento, soltanto di indiscrezioni. Cairo non ha confermato alcuna candidatura e la successione resta aperta. La difficoltà non sarà soltanto trovare un volto conosciuto dal pubblico, ma individuare una figura capace di raccogliere l’eredità editoriale e professionale di Mentana.

Mentana potrebbe andare a Sky? Cairo non si sbilancia

Un altro interrogativo riguarda il futuro professionale di Enrico Mentana. Tra le ipotesi circolate dopo l’annuncio dell’addio figura quella di un possibile approdo a Sky, ma non esistono conferme ufficiali.

Interpellato sull’argomento, Cairo ha preferito mantenere una posizione prudente.

«Non voglio entrare, vediamo», si è limitato a rispondere.

L’editore non ha quindi confermato né smentito le indiscrezioni, evitando di pronunciarsi sulle eventuali trattative o intenzioni del giornalista.

Per il momento, l’unico dato certo resta la data annunciata da Mentana per la conclusione della sua esperienza alla conduzione del telegiornale.

La7 contro il governo Meloni? Cairo replica a Mentana: «Prima era più a sinistra»

Le dichiarazioni più politiche dell’intervista riguardano il posizionamento editoriale di La7. Mentana aveva descritto la rete come una televisione contraria al governo Meloni, una rappresentazione dalla quale Cairo ha preso nettamente le distanze.

«Io non sono contro nessuno, lascio libertà di espressione», ha spiegato l’imprenditore, rivendicando la propria scelta di non imporre una linea politica ai giornalisti.

Poi ha ricordato la composizione della rete negli anni precedenti al suo arrivo, citando alcuni dei suoi volti più riconoscibili.

«Quello che dico a Mentana è che quando lui è arrivato a La7, quando io non c’ero, c’erano giornalisti schierati come Lerner e Santoro. Oggi non ci sono più. Ci sono giornalisti meno orientati. Quella La7 in cui lui è entrato era più orientata a sinistra di quella di oggi».

Il riferimento è a Gad Lerner e Michele Santoro, che in passato hanno rappresentato una parte importante dell’identità politica e giornalistica dell’emittente.

Secondo Cairo, dunque, la La7 attuale sarebbe meno caratterizzata politicamente rispetto a quella precedente alla sua gestione. Una valutazione che contrasta con l’immagine della rete proposta da Mentana e che introduce un elemento di divergenza tra i due proprio nelle settimane che precedono l’addio.

«Ranucci a La7? Non ci ho mai pensato»

Cairo ha voluto smentire anche le voci secondo le quali avrebbe cercato di portare Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, nella propria emittente.

«No, no, non è vero», ha risposto senza esitazioni, spiegando di aver incontrato il giornalista una sola volta, nell’ottobre precedente.

Il colloquio, secondo il suo racconto, era legato a un progetto editoriale. La casa editrice di Cairo era infatti interessata alla pubblicazione di un libro di Ranucci, per il quale esisteva una competizione con altri editori.

«Lui aveva questo libro e noi eravamo in competizione per pubblicarlo, ma, in realtà, Ranucci era più interessato a parlare di televisione che del volume. Tanto che poi lo ha pubblicato con un altro editore», ha raccontato.

L’imprenditore ha quindi escluso che quell’incontro nascondesse una proposta per il passaggio del giornalista a La7.

«Di sicuro io non ero interessato a portarlo a La7 né ci ho mai pensato», ha ribadito.

Una smentita che chiude, almeno dal punto di vista dell’editore, le indiscrezioni su una possibile operazione televisiva legata al volto di Report.

Del Vecchio vuole comprare Il Fatto Quotidiano, Cairo: «Un ballon d’essai»

Nel corso dell’intervista si è parlato anche dell’offerta avanzata da Leonardo Maria Del Vecchio per acquistare Il Fatto Quotidiano.

Cairo, che oltre a La7 controlla un importante gruppo editoriale, ha mostrato scetticismo sulle ragioni dell’iniziativa.

«Non so perché volesse comprarlo, non l’ho capito sinceramente», ha dichiarato.

Alla domanda sulle possibili intenzioni dell’imprenditore, Cairo ha osservato che un’acquisizione dovrebbe avere come obiettivo lo sviluppo dell’attività editoriale.

«Se uno fa un investimento lo dovrebbe fare per farlo sviluppare. Diciamo che l’ho visto più come un ballon d’essai», ha commentato.

L’espressione francese, utilizzata per indicare un’iniziativa esplorativa destinata a sondare le reazioni prima di una decisione definitiva, suggerisce che Cairo abbia interpretato l’offerta soprattutto come un tentativo di verificare le condizioni e le risposte del mercato.

Non si tratta però di un’affermazione sulle reali intenzioni di Del Vecchio, che Cairo ha esplicitamente dichiarato di non conoscere.

Cairo sindaco di Milano? «No». Ma su Calabresi rivela: «Ho simpatie per lui»

L’ultima parte dell’intervista si è spostata sul futuro politico di Milano e sulle prossime elezioni comunali.

Alla domanda su una possibile candidatura a sindaco, Cairo ha escluso categoricamente di voler entrare in corsa.

«No, ma ho visto che di candidati ce ne sono un sacco», ha risposto.

L’imprenditore non ha invece espresso preferenze tra alcuni dei nomi indicati per il centrodestra. Interpellato su Perego di Cremnago e Silvia Sardone, ha spiegato di non conoscere personalmente il primo e di avere soltanto una conoscenza indiretta della seconda.

«Non conosco nessuno dei due. Non conosco il primo e la Sardone la conosco un po’ di più per averla vista in tv», ha precisato.

Diverso il tono quando gli è stato chiesto di scegliere tra Mario Calabresi e Pierfrancesco Majorino, due nomi evocati nell’ambito del dibattito sul futuro del centrosinistra milanese.

«Calabresi è un amico, chiaramente ho simpatie per lui. Ma non so quali siano i programmi e cosa vogliano fare per Milano», ha dichiarato.

Una preferenza personale, dunque, non un sostegno politico formalizzato. Cairo ha infatti sottolineato di non conoscere ancora i programmi e le proposte dei possibili candidati.

Due mesi per decidere il futuro del TgLa7

Tra smentite, valutazioni politiche e indiscrezioni sul mercato editoriale, resta soprattutto aperta la questione della successione di Enrico Mentana.

Il 23 dicembre rappresenta una scadenza precisa per La7, chiamata a individuare una nuova guida per il proprio telegiornale. Cairo assicura di non aver ancora scelto e di voler prendere una decisione nelle prossime settimane.

Le sue parole mostrano comunque che l’addio di Mentana non viene presentato come una rottura personale. L’editore continua a definirlo un amico, ne riconosce l’autonomia professionale e sostiene di voler rispettare la sua volontà.

Resta da capire chi sarà chiamato a sostituirlo e quale impronta darà alla testata. Perché, al di là dei nomi che circolano, la scelta del nuovo direttore sarà anche una decisione sul futuro dell’informazione di La7, dopo una stagione profondamente segnata dalla presenza di Mentana.