Autotrasportatori, Salvini sblocca 480 milioni ma il Sud resta fermo: tagli ai bus, supermercati vuoti e traghetti a rischio

Matteo Salvini durante l’incontro con i rappresentanti degli autotrasportatori sul caro carburanti.

La protesta continua in Calabria, Campania e Puglia nonostante gli impegni del governo. L’EAV riduce le corse degli autobus, Ischia e Procida rischiano difficoltà nei collegamenti marittimi. La Sicilia revoca il fermo, mentre la crisi degli approvvigionamenti raggiunge anche Roma e la Lombardia.

di Franco Gemoli

Il governo mette sul tavolo 480 milioni di euro, promette nuove risorse e prova a chiudere la protesta degli autotrasportatori, ma il Mezzogiorno continua a fare i conti con blocchi stradali, distributori senza carburante e supermercati sempre più sguarniti. Dopo gli incontri del 20 ottobre a Milano tra Matteo Salvini, le associazioni di categoria e i comitati territoriali, la Sicilia ha deciso di revocare il fermo, mentre in Calabria, Campania e Puglia la mobilitazione prosegue. E le conseguenze non riguardano più soltanto il trasporto delle merci: in Campania vengono ridotte le corse degli autobus, i collegamenti marittimi con Ischia e Procida rischiano interruzioni e anche nel Lazio e in Lombardia cominciano a registrarsi difficoltà nella distribuzione alimentare.

La crisi assume così una dimensione nazionale, mentre il confronto tra governo e autotrasportatori resta aperto fino al prossimo appuntamento ministeriale del 27 ottobre. Le risorse annunciate rappresentano una prima risposta alle richieste del settore, ma una parte dei comitati autonomi le considera insufficienti a compensare l’aumento del costo del gasolio e le difficoltà economiche delle imprese.

Salvini annuncia 480 milioni, ma i comitati territoriali non si fermano

Il confronto in Prefettura a Milano ha consentito al governo di annunciare lo sblocco di 480 milioni di euro destinati ai contributi per le imprese dell’autotrasporto, con ulteriori risorse previste per i mesi successivi. Il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, ha spiegato che gli stanziamenti serviranno a soddisfare le domande presentate fino alla fine di agosto, mentre il credito d’imposta relativo ai nuovi interventi sarà utilizzabile nel 2027.

Le associazioni nazionali hanno accolto positivamente l’apertura dell’esecutivo, ma i rappresentanti dei comitati territoriali hanno espresso valutazioni differenti. Salvini ha chiesto la rimozione dei blocchi, sottolineando la necessità di garantire la circolazione delle merci e la continuità degli approvvigionamenti. La risposta, tuttavia, non è stata uniforme e in diversi territori la protesta continua.

Campania, autobus ridotti e rischio sospensioni per alcuni treni

La situazione più delicata riguarda la Campania, dove la scarsità di carburante sta provocando conseguenze dirette anche sul trasporto pubblico. L’Ente Autonomo Volturno (EAV) ha annunciato riduzioni e soppressioni di servizi automobilistici dal 21 ottobre. Dal 24 ottobre, in assenza del ripristino delle regolari forniture, potrebbero essere sospesi anche alcuni servizi ferroviari. Il piano comunicato dall’azienda prevede limitazioni progressive nei giorni successivi: non si tratta di uno stop generalizzato a metro e treni. Tagli alle corse sono previsti anche da Air Campania.

I presidi degli autotrasportatori rimangono attivi a Nola, Avellino Est, Mercato San Severino, Caianello, Capua e Caserta Nord, con rallentamenti nella distribuzione e ripercussioni sulla viabilità. A Napoli e in provincia si registrano lunghe code ai distributori ancora riforniti, mentre diversi supermercati segnalano carenze di prodotti freschi. Anche la raccolta dei rifiuti incontra difficoltà legate alla disponibilità di carburante.

Il rappresentante degli autotrasportatori dell’area di Carinaro, Vincenzo Parisi, ha auspicato una sospensione della mobilitazione in vista del nuovo confronto con il governo. Non risulta però una revoca generalizzata dei presidi campani.

Ischia e Procida, carburante agli sgoccioli e traghetti a rischio

Le conseguenze della protesta sono particolarmente pesanti sulle isole del Golfo di Napoli. A Ischia e Procida le scorte di carburante si stanno riducendo, mentre nei supermercati cominciano a mancare prodotti alimentari essenziali, soprattutto frutta, verdura e latticini.

La compagnia Caremar ha chiesto alla Prefettura di Napoli e alla Regione Campania l’attivazione di un piano emergenziale per garantire i rifornimenti delle navi. Secondo quanto riportato dalla stampa il 20 ottobre, senza un intervento tempestivo da giovedì 22 ottobre potrebbero verificarsi sospensioni dei collegamenti marittimi. Sul proprio sito la compagnia avverte del rischio di cancellazioni nei prossimi giorni per le difficoltà di approvvigionamento dei carburanti. La situazione degli aliscafi viene descritta dalla stampa come meno critica.

Il rischio è che alle difficoltà economiche e commerciali si aggiungano problemi per i residenti, i lavoratori pendolari e le attività che dipendono quotidianamente dai collegamenti con la terraferma.

Calabria, Fedralog conferma il fermo fino al 27 ottobre

In Calabria la protesta continua nonostante gli impegni annunciati dal governo. Mario Pansini, referente regionale di Fedralog, ha confermato la prosecuzione del fermo fino al 27 ottobre, giudicando insufficienti le risposte ricevute durante il confronto con Salvini.

Secondo la federazione, gran parte delle somme annunciate riguarda risorse già stanziate nel 2025 e attese da mesi dalle imprese. Anche gli ulteriori 60 milioni destinati a settembre e ottobre vengono considerati inadeguati rispetto all’aumento dei costi del gasolio.

La mobilitazione continua a interessare il sistema logistico calabrese, con conseguenze sulla distribuzione alimentare e sui rifornimenti. Nel Cosentino sono state segnalate difficoltà nella disponibilità di uova, farina e prodotti freschi, mentre il prolungamento dei presidi rischia di aggravare i ritardi nelle consegne.

Sicilia verso la normalità, Puglia ancora in difficoltà

La Sicilia rappresenta l’eccezione rispetto alle altre regioni meridionali. Il Comitato trasportatori siciliani ha disposto la revoca del fermo dopo l’incontro con Salvini, pur mantenendo lo stato di agitazione fino alla completa attuazione degli impegni ministeriali. La ripresa della distribuzione richiederà comunque tempo per recuperare i ritardi accumulati nei giorni precedenti.

In Puglia, invece, la mobilitazione prosegue in diversi territori, con presidi e difficoltà nei rifornimenti. Particolarmente delicata la situazione del carburante: secondo le informazioni riportate dalla stampa nazionale, una parte significativa degli impianti risulta senza benzina o gasolio. Le difficoltà interessano anche l’agricoltura e la commercializzazione dei prodotti alimentari, con possibili ripercussioni sui prezzi al consumo.

Scaffali vuoti anche nel Lazio, disagi fino alla Lombardia

La protesta sta producendo effetti ben oltre le regioni direttamente coinvolte nei blocchi. Nel Lazio si registrano difficoltà nella distribuzione di frutta e verdura, mentre il Centro Agroalimentare di Roma segnala problemi nell’arrivo di pomodori, peperoni, melanzane e uva da tavola. Nel basso Lazio sono stati segnalati presidi degli autotrasportatori anche nell’area dei caselli autostradali di Frosinone e Ferentino.

Anche in Lombardia alcune forniture provenienti dal Mezzogiorno arrivano in ritardo o in quantità ridotte. Le difficoltà riguardano soprattutto i prodotti freschi e deperibili, con il rischio di ulteriori aumenti dei prezzi qualora la distribuzione non dovesse tornare rapidamente alla normalità.

Il problema assume una dimensione economica sempre più ampia: alle difficoltà delle imprese di autotrasporto si aggiungono quelle degli agricoltori, dei commercianti, delle aziende alimentari e dei consumatori, che cominciano a subire direttamente le conseguenze della paralisi logistica.

Il 27 ottobre la verifica degli impegni del governo

Il prossimo appuntamento tra il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e i rappresentanti dell’autotrasporto è previsto per martedì 27 ottobre. Sarà l’occasione per verificare l’effettiva disponibilità delle risorse annunciate, l’avvio dei pagamenti e gli ulteriori interventi richiesti dalle imprese.

Per il governo l’obiettivo è favorire la ripresa della circolazione delle merci e contenere i danni economici della protesta. Per i comitati che continuano la mobilitazione, invece, resta centrale la richiesta di misure strutturali capaci di compensare l’aumento del gasolio e garantire la sostenibilità del settore.

La revoca del fermo in Sicilia rappresenta un primo segnale di distensione, ma i disagi nei trasporti pubblici, nei collegamenti marittimi e nella distribuzione alimentare dimostrano che la crisi non è ancora superata. E il tempo a disposizione per trovare una soluzione si riduce, mentre le conseguenze dei blocchi raggiungono un numero crescente di cittadini e imprese.