Come sarà la nuova casa ecologica della “famiglia nel bosco”? | VIDEO

Famiglia nel bosco: Nathan e Cate con i loro figli

Linee essenziali, integrazione armonica con il paesaggio e materiali rigorosamente naturali: muove i primi passi ufficiali il progetto della nuova abitazione destinata ad accogliere Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, la coppia anglo-australiana nota alle cronache come la “famiglia nel bosco” di Palmoli, nel Chietino. Con la diffusione dei rendering ufficiali prende forma un’opera progettata con l’obiettivo di coniugare vita a contatto con la natura e altissimi standard di sostenibilità ambientale.

Il progetto portante porta la firma dell’architetta Maria Mascarucci, dell’omonimo studio di architettura attivo tra Chieti e Pescara, che dirigerà anche la fase operativa dei lavori. L’intervento non prevede la ristrutturazione del vecchio casolare in pietra preesistente, bensì una costruzione interamente nuova edificata sul terreno di proprietà adiacente. Il rudere storico sarà comunque conservato intatto e rifunzionalizzato come magazzino e rimessa per le attrezzature agricole.

Spazi essenziali, luce e fitodepurazione

L’abitazione si svilupperà su una superficie contenuta ed efficiente, compresa tra i 60 e i 70 metri quadrati (pari a circa 66 mq calpestabili), articolata su un layout estremamente funzionale e privo di elementi superflui. Gli interni prevedono due camere da letto, un bagno privato equipaggiato con un impianto di fitodepurazione per il trattamento ecologico delle acque reflue, una zona giorno con cucina e una spaziosa veranda coperta affacciata direttamente sul bosco, ideata come vero e proprio polmone di congiunzione tra l’ambiente domestico e la natura circostante.

Il volume edilizio si presenta compatto, sormontato da un tetto a falde rivestito in coppi classici, in piena continuità stilistica con le tradizioni rurali dell’entroterra abruzzese. Le pareti esterne vedono la prevalenza del legno con finiture a vista, mentre grandi vetrate — concentrate soprattutto nella zona giorno — sono state orientate ad hoc per captare l’irraggiamento solare nei mesi freddi. Durante l’estate, l’eccesso di calore verrà mitigato attraverso schermature naturali e vegetazione rampicante disposta sui vetri.

Legno, canapa e lana: i materiali della bioarchitettura

Nel descrivere l’opera, l’architetta Maria Mascarucci parla espressamente di una «piccola eccellenza di bioarchitettura». Ciascun componente edilizio è stato selezionato in base a criteri di ecocompatibilità, riciclabilità e totale assenza di sostanze chimiche o derivati industriali tossici.

La struttura portante in legno si sposa con tamponature perimetrali realizzate in blocchi di canapa. Per la coibentazione termoacustica interna si è fatto ricorso a materiali organici a chilometro zero o a basso tasso di trasformazione, tra cui spiccano la lana di pecora, la paglia e diverse fibre vegetali intrecciate. Gli intonaci interni sono realizzati in terra cruda, garanzia di traspirabilità e regolazione naturale dell’umidità, mentre i rivestimenti esterni utilizzano il cocciopesto, antica miscela a base di calce aerea e laterizio macinato.

Principi da “casa passiva”: comfort termico senza termosifoni

Dal punto di vista dell’autonomia e delle prestazioni energetiche, la nuova abitazione è concepita secondo le logiche di una casa passiva. L’involucro edilizio ad altissimo isolamento, unito ai principi dello sfruttamento solare passivo e all’orientamento ponderato, consentirà di fare a meno dei tradizionali impianti di riscaldamento centralizzato e di condizionamento estivo.

Nei periodi più rigidi dell’inverno, il fabbisogno termico della casa sarà garantito unicamente da un caminetto e da una cucina a legna tradizionale, sufficienti a mantenere gli ambienti entro le soglie di comfort previste dalle normative vigenti. L’immobile sarà collegato alla rete idrica comunale per l’approvvigionamento dell’acqua potabile, mentre la copertura del fabbisogno elettrico sarà affidata a un impianto fotovoltaico dedicato.

Le polemiche sui social e la reale emergenza abitativa

La vicenda della famiglia nel bosco ha sempre visto contrapposti chi ha ritenuto giusto l’intervento dei servizi sociali con l’allontanamento dei figli e chi ha “cavalcato” la storia per fini propagandistici, come il ministro Matteo Salvini che si è recato in visita alla coppia. I due sono stati ricevuti anche a Palazzo Madama dal presidente del Senato Ignazio La Russa (non si è ancora capito a quale titolo).

Appena sono state diffuse le immagini della nuova casa destinata alla famiglia nel bosco, che al momento è assistita dall’avvocato Simone Pillon, ex parlamentare leghista, sui social si sono scatenate le proteste, soprattutto di coloro che di una casa hanno davvero bisogno e magari aspettano un alloggio popolare da tempo.

Ma qual è la situazione in Italia? Sono oltre 250mila le famiglie in lista d’attesa per una casa popolare, con un impatto particolarmente severo nei grandi centri urbani dove il mercato privato risulta inaccessibile. Il caso più emblematico è quello di Milano, che registra 20mila persone in attesa all’interno del comune e ben 60mila considerando l’intero hinterland.

Segue Roma con 16mila richieste, Torino con circa 10mila e Bologna con oltre 6mila. I dati provvisori di Federcasa relativi a fine 2024 indicano una gestione nazionale di circa 800mila alloggi sociali destinati a più di due milioni di persone. Tuttavia, il fabbisogno reale è persino maggiore, poiché le graduatorie per l’edilizia residenziale pubblica non includono le crescenti richieste per gli studentati e per gli alloggi a canone calmierato.