Corriere della Sera, due pagine per celebrare Urbano Cairo: il Cdr attacca l’intervista all’editore e denuncia il rischio autoreferenzialità

Urbano Cairo

Il Corriere della Sera dedica due intere pagine al proprio editore Urbano Cairo e dentro la redazione esplode la polemica. L’intervista firmata da Fabrizio Roncone celebra i dieci anni trascorsi dalla conquista di Rcs, ripercorre il risanamento del gruppo, dispensa giudizi sui leader politici e racconta perfino il rapporto personale dell’imprenditore con i conti del giornale. Il Comitato di redazione, però, non gradisce: considera «inopportuna» la scelta e avverte che un’operazione del genere rischia di trasmettere ai lettori un’immagine di scarsa indipendenza della testata.

Al centro dell’intervista compare un dato che Cairo presenta come il simbolo della propria gestione: al momento del suo arrivo Rcs portava sulle spalle un debito di circa 430 milioni di euro e aveva accumulato perdite enormi negli anni precedenti; oggi, sostiene l’editore, il gruppo produce ogni anno utili compresi tra 50 e 60 milioni. I conti più recenti confermano una Rcs tornata stabilmente in utile: nel 2025 il gruppo ha registrato un risultato netto di 54,8 milioni di euro, con ricavi per 787,7 milioni e una posizione finanziaria netta positiva.

Il Corriere celebra i dieci anni di Urbano Cairo

Il quotidiano apre uno spazio eccezionale per raccontare il proprio proprietario. Due pagine, sei grandi fotografie e un’intervista dal taglio personale, affidata a Fabrizio Roncone. Cairo ricorda il nonno che leggeva il Corriere dalla prima all’ultima pagina, racconta la decisione di acquistare Rcs e rivendica il lavoro svolto dopo l’ingresso nel gruppo nel 2016.

Il racconto insiste soprattutto sulla trasformazione economica dell’azienda. Cairo attribuisce il successo al controllo minuzioso dei costi, alla riduzione del debito e alla capacità di tenere insieme due mondi editoriali diversi: il Corriere della Sera, più istituzionale, e La7, spesso più critica verso il governo. L’editore assicura che i posti di lavoro non risultano in discussione, elogia il direttore del Corriere Luciano Fontana e quello della Gazzetta dello Sport Stefano Barigelli e affronta anche il tema dell’intelligenza artificiale, ormai entrata nel lavoro quotidiano delle redazioni.

Cairo parla poi di Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani, Roberto Vannacci e Matteo Renzi, che definisce «un fenomeno». L’intervista alterna così bilanci, politica, televisione, calcio e ricordi personali, fino a trasformarsi in un vero ritratto celebrativo dell’imprenditore che controlla il giornale sul quale il ritratto compare.

Il Cdr: «Rischio di scarsa indipendenza»

La reazione del Comitato di redazione arriva poche ore dopo. I rappresentanti dei giornalisti spiegano di aver ricevuto numerose segnalazioni e contestano la decisione di riservare uno spazio tanto ampio all’editore, comparso per tre giorni consecutivi anche sulla prima pagina del quotidiano.

Il Cdr non mette in discussione la qualità della scrittura di Roncone, ma attacca la scelta editoriale. Due pagine dedicate al proprietario, sostiene, rendono il giornale autoreferenziale e possono convincere i lettori che la testata non mantenga una distanza sufficiente dal proprio azionista. La critica acquista ancora più peso perché arriva da chi lavora all’interno dello stesso quotidiano e dunque chiama direttamente in causa il rapporto tra proprietà, direzione e autonomia della redazione.

Il comunicato sottolinea anche il tempismo dell’operazione. Rcs ha appena comunicato un aumento di 20 centesimi del prezzo del Corriere della Sera in edicola, destinato a scattare il 5 agosto. Secondo il Cdr, chi paga di più per acquistare il giornale merita pagine di notizie, non una celebrazione del proprietario.

Lo scontro sullo sciopero del 2023

Il punto più duro riguarda il ricordo che Cairo indica come il momento più triste dei suoi dieci anni alla guida di Rcs: lo sciopero di due giorni proclamato dalla redazione nel giugno 2023. I giornalisti avevano incrociato le braccia durante una vertenza sullo smart working, sull’organizzazione del lavoro e sull’aggiornamento professionale.

Il Cdr respinge la ricostruzione implicita dell’editore e ricorda che l’assemblea aveva deciso lo sciopero in modo compatto, dopo quella che i rappresentanti sindacali definiscono una chiusura totale dell’azienda. La protesta, aggiungono, arrivò mentre Rcs vantava bilanci ampiamente positivi. Trasformare quello scontro nella giornata più dolorosa della gestione Cairo significa dunque, secondo la redazione, raccontare soltanto il punto di vista della proprietà e oscurare le ragioni dei giornalisti.

Proprio qui l’intervista smette di apparire soltanto come un bilancio imprenditoriale e diventa una questione interna al giornale. Cairo rivendica il risanamento economico; il Cdr ricorda che i risultati finanziari non cancellano i conflitti sul lavoro, sugli organici e sull’autonomia professionale.

Dai 430 milioni di debito agli utili di Rcs

Sul piano economico, i numeri danno forza alla narrazione di Cairo. Nel 2016 Rcs registrava ancora un indebitamento finanziario netto di oltre 360 milioni di euro. Negli anni successivi il gruppo ha riportato risultati positivi, ridotto il debito e ricostruito una posizione finanziaria attiva. Il successo industriale resta quindi difficile da contestare. La vera domanda riguarda il modo in cui il primo quotidiano italiano sceglie di raccontarlo.

Un giornale può intervistare il proprio editore, soprattutto in occasione di un anniversario così rilevante. Ma due pagine, sei fotografie e un tono fortemente celebrativo espongono inevitabilmente la testata al sospetto di aver confuso informazione e autocelebrazione. La polemica non cancella il risanamento di Rcs. Al contrario, lo colloca dentro un tema più grande: l’indipendenza di un quotidiano non si misura soltanto nei risultati economici, ma anche nella distanza che riesce a mantenere da chi lo possiede.