A diciannove anni dal delitto di Garlasco, il sindaco Simone Molinari ricorda Chiara Poggi ma non nasconde l’esasperazione per il nuovo assedio mediatico alla città. Alla vigilia dell’anniversario dell’omicidio, il primo cittadino dedica parole affettuose alla ventiseienne uccisa il 13 agosto 2007 e annuncia una nuova iniziativa in sua memoria. Quando il discorso si sposta sulle indagini, però, interrompe ogni commento: «Non se ne può più».
Il riferimento è alla pressione tornata a gravare sul piccolo centro della Lomellina dopo la riapertura dell’inchiesta e la nuova iscrizione di Andrea Sempio nel registro degli indagati. Televisioni, giornalisti, troupe, investigatori privati e semplici curiosi hanno riportato Garlasco al centro di un caso che sembrava avere raggiunto una conclusione definitiva con la condanna di Alberto Stasi.
Molinari separa nettamente i due piani: da una parte la memoria di Chiara, che la comunità intende continuare a proteggere; dall’altra un’indagine sulla quale il sindaco non vuole esprimere valutazioni.
«Il ricordo di Chiara sarà custodito per sempre»
«Il ricordo di Chiara è vivo e alto», ha dichiarato Simone Molinari all’Agi. Parole con le quali il primo cittadino ha voluto riportare l’attenzione sulla vittima, spesso rimasta sullo sfondo di un racconto pubblico dominato da perizie, sospetti, testimonianze e scontri tra consulenti.
La città rinnoverà anche quest’anno una delle iniziative dedicate alla giovane. «A settembre assegneremo una borsa di studio nel nome di Chiara agli studenti meritevoli», ha annunciato Molinari. «Il suo ricordo sarà custodito per sempre».
La borsa di studio rappresenta il modo scelto dalla comunità per legare il nome di Chiara non soltanto alla tragedia di via Pascoli, ma anche ai giovani e al loro futuro. Un gesto che assume un significato ancora più forte in giorni nei quali ogni particolare dell’omicidio viene nuovamente analizzato e discusso pubblicamente.
Il sindaco chiude sulle nuove indagini: «Non se ne può più»
Di fronte alle domande sull’inchiesta, il tono del sindaco cambia. Molinari non vuole commentare la posizione di Andrea Sempio, gli accertamenti in corso o le possibili conseguenze giudiziarie delle nuove consulenze.
«Non ho intenzione di rilasciare dichiarazioni sulle indagini o sulle ripercussioni sulla nostra città», ha tagliato corto. Poi lo sfogo: «Non se ne può più».
Il primo cittadino era già intervenuto in passato per chiedere maggiore rispetto nei confronti degli abitanti. La riapertura del caso ha infatti trasformato nuovamente Garlasco in una destinazione per troupe televisive, cronisti, fotografi e curiosi, riportando nelle strade una pressione che la città aveva già vissuto dopo il 2007.
Il sindaco non entra nel merito delle responsabilità e non prende posizione nel confronto tra la sentenza definitiva contro Alberto Stasi e il nuovo filone investigativo su Sempio. Il suo messaggio è rivolto soprattutto a chi continua a identificare un’intera comunità con un delitto avvenuto diciannove anni fa.
Diciannove anni dal delitto di Garlasco
Chiara Poggi venne uccisa la mattina del 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia in via Pascoli. Aveva 26 anni ed era sola in casa. Il suo corpo venne trovato da Alberto Stasi, all’epoca suo fidanzato, in fondo alle scale che conducevano alla cantina.
Dopo un lungo e tormentato percorso giudiziario, Stasi è stato condannato in via definitiva nel 2015 a sedici anni di reclusione. Nel 2025 la Procura di Pavia ha aperto un nuovo capitolo dell’inchiesta, iscrivendo nuovamente Andrea Sempio nel registro degli indagati e disponendo una serie di accertamenti genetici, dattiloscopici e medico-legali.
Il caso è così tornato al centro dell’attenzione nazionale, tra nuove consulenze e interrogativi sulla scena del crimine. Ma nel giorno dell’anniversario il sindaco chiede implicitamente di rimettere Chiara al centro della storia.
Non le indiscrezioni, i sospetti o la contesa mediatica, ma il ricordo di una giovane donna e una borsa di studio destinata agli studenti meritevoli. Su tutto il resto, almeno per Simone Molinari, è arrivato il momento del silenzio.







