Francesca Ercolini, svolta nelle indagini: quello della giudice non fu suicidio, si fa strada l’ipotesi di omicidio

Per oltre tre anni è stata archiviata come una tragedia della disperazione: la storia di una giudice schiacciata da un dolore intimo, culminata in un gesto estremo nel giorno di Santo Stefano del 2022.

Oggi, però, la morte di Francesca Ercolini, già presidente della seconda sezione civile del Tribunale di Ancona, si tinge di giallo. La Procura dell’Aquila sta infatti valutando l’ipotesi di omicidio e di una successiva messinscena, una svolta investigativa arrivata dopo il deposito della nuova consulenza medico-legale firmata dal professor Vittorio Fineschi e dopo l’incidente probatorio a Roma.

Il nodo della perizia: i segni sul collo non tornano

Il presupposto su cui si era basata l’intera inchiesta iniziale sta crollando, poiché i nuovi accertamenti evidenziano come le lesioni sul collo della giudice non siano compatibili con la striscia di seta che, nella prima ricostruzione, era stata indicata come lo strumento del suicidio.

Prende così sempre più corpo l’ipotesi di uno strangolamento, con la forte sospetta possibilità che la scena del ritrovamento sia stata costruita a tavolino per simulare un gesto volontario.

Per fare totale chiarezza, nei prossimi giorni la Polizia Scientifica tornerà nella villetta di viale Zara a Pesaro per effettuare nuovi rilievi sui cavi di alcune lampade, verificandone la compatibilità con i segni sul corpo, in vista dell’udienza decisiva davanti al Gup Marco Billi fissata per il 22 settembre all’Aquila.

Fu liquidato come suicidio troppo in fretta

L’intera vicenda ha inizio il 26 dicembre 2022, quando il marito e il figlio adolescente trovarono il corpo e diedero l’allarme, portando la Procura di Pesaro a liquidare rapidamente il caso come suicidio.

La svolta è arrivata grazie alla determinazione della madre della giudice, la cui denuncia ha riaperto il caso spostando la competenza all’Aquila e portando alla luce una realtà sommersa fatta di foto, video e messaggi inviati dalla Ercolini che documentavano una situazione di grave violenza domestica.

A maltrattare la donna sarebbe stato, oltre al marito, anche il figlio, proprio le due persone che trovarono il corpo e diedero l’allarme.

Dal dramma familiare all’ombra del depistaggio

Le indagini si sono progressivamente allargate fino alla riesumazione della salma nel giugno 2025 per una nuova autopsia e per consentire al Ris di Roma di ricostruire scientificamente la scena.

Al momento l’inchiesta conta sei indagati, tra cui figurano il marito della vittima e il medico legale che effettuò la prima autopsia, accusati a vario titolo di reati che vanno dal depistaggio alla falsità ideologica, fino alla violazione del segreto istruttorio.

Sebbene la nuova consulenza non indichi ancora un colpevole, demolisce di fatto la tesi del suicidio e, se i prossimi accertamenti confermeranno lo strangolamento, il caso verrà definitivamente rubricato come omicidio.