Garlasco, confermato il tentativo di suicidio per la mamma di Andrea Sempio

Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio

Quello di Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, è stato un tentativo di suicidio. A dare la conferma, su esplicito mandato della famiglia, sono stati gli avvocati difensori Liborio Cataliotti e Angela Taccia.

La donna si trova ora ricoverata in condizioni stabili nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Vigevano, a seguito di un’overdose di farmaci, e al momento i medici non si sbilanciano ancora sui tempi delle dimissioni.

Il peso della gogna online

Il gesto arriva dopo settimane di accesa esposizione mediatica dovuta ai nuovi sviluppi investigativi sul delitto del 2007. Solo pochi giorni fa, i legali della famiglia Sempio avevano lanciato un pubblico appello per abbassare i toni del dibattito e tutelare la riservatezza dei propri assistiti. Si è trattato però di un grido d’aiuto rimasto inascoltato.

Secondo quanto denunciato dalla difesa, infatti, nelle ore precedenti al dramma Daniela Ferrari ha continuato a subire un violento linciaggio online, ricevendo incessanti messaggi d’odio sui social network e su altri canali online.

Le parole degli avvocati

«È da ieri che sui social in molti la stanno ancora insultando pesantemente, dicendo che non è neanche in grado di ammazzarsi, o che tutto quello che ha fatto a Stasi le torna indietro, riferendosi probabilmente alle due lettere. Quindi sono stata autorizzata dalla famiglia a confermare che si è trattato di un tentato suicidio, anche perché Andrea mi ha detto: “Guarda esce di tutto, anche quante volte vado in bagno. Vuoi che non esca il referto del Centro veleni che stiamo aspettando?”» ha detto la legale Angela Taccia.

Alle parole della legale si aggiungono quelle di Liborio Cataliotti – avvocato di Sempio, che attraverso un video spiega che: «Siamo stati autorizzati a confermare la notizia secondo cui l’atto della madre di Andrea Sempio è un atto volontario, è un tentativo di suicidio, fortunatamente non rializzatosi, per quanto la signora sia ancora in terapia intensiva. Non ci saremmo permessi di divulgare la notizia, e non l’abbiamo fatto ieri, se non dopo il beneplacito dei parenti».

Una catena di sofferenze

Non è la prima volta che la salute psicofisica della donna risente della pressione dell’inchiesta, e la cronaca recente descrive un quadro di profonda sofferenza che andava avanti ormai da mesi.

Già il 28 aprile scorso, durante un’audizione negli uffici dei carabinieri di Milano, un violento attacco di panico con tachicardia e forte ansia aveva imposto l’interruzione immediata dell’interrogatorio. Il malessere era sopraggiunto nel momento esatto in cui gli investigatori avevano toccato il nodo dei legami con un vigile del fuoco di Vigevano emerso nelle indagini.

Un secondo campanello d’allarme era scattato nell’ottobre del 2025, quando la donna aveva accusato un grave malore nella sua abitazione di Garlasco ed era stata trasportata d’urgenza al Policlinico San Matteo di Pavia.

Inizialmente i medici avevano temuto un ictus, ipotesi poi esclusa dagli accertamenti. In quelle stesse ore, tuttavia, erano emersi i primi riferimenti a un eccesso di assunzione di farmaci tranquillanti, una circostanza che all’epoca non era stata però collegata a un gesto volontario.