Tra le molte contestazioni che la difesa di Alberto Stasi muove alle prime indagini sul delitto di Garlasco, Antonio De Rensis ne individua una sopra tutte. «L’errore più clamoroso», sostiene il penalista, è stato quello di avere di fatto cancellato l’alibi del suo assistito attraverso la gestione degli accertamenti sul computer sequestrato dopo l’omicidio di Chiara Poggi.
Intervenendo a Morning News, l’avvocato che insieme a Giada Bocellari assiste Stasi ha ricostruito quella fase dell’inchiesta, sostenendo che proprio quell’errore avrebbe inciso profondamente sull’impostazione investigativa dei primi mesi.
«Per un anno e mezzo pensarono che non avesse un alibi»
Secondo De Rensis, la gestione degli accertamenti informatici avrebbe portato la Procura a ritenere che Alberto Stasi fosse privo di un alibi nelle ore del delitto. «La cancellazione dell’alibi sul computer» è, a suo giudizio, il passaggio più grave dell’intera indagine. «Questo errore ha portato il pm Rosa Muscio a ritenere per un anno e mezzo che Alberto Stasi non avesse un alibi», afferma il legale.
Poi aggiunge quella che considera la conseguenza investigativa di quella scelta: «Se al pm Muscio avessero detto dopo 48 ore che il mio assistito era al computer a quell’ora, forse il pm avrebbe potuto ampliare l’orizzonte delle investigazioni». La tesi della difesa è che una diversa lettura dei dati informatici avrebbe potuto indirizzare diversamente le verifiche svolte nelle prime fasi dell’inchiesta.
Le critiche del gup Vitelli
De Rensis richiama indirettamente anche quanto scritto nel 2010 dal giudice dell’udienza preliminare Stefano Vitelli, che assolse in primo grado Alberto Stasi. Nelle motivazioni della sentenza, il gup definì il quadro istruttorio «contraddittorio e altamente insufficiente a dimostrare la colpevolezza dell’imputato» e dedicò un passaggio proprio agli accertamenti informatici.
Vitelli parlò degli «effetti devastanti in rapporto all’integrità complessiva dei supporti informatici» e denunciò una «radicale confusione nella gestione e conservazione di una così rilevante quanto fragile fonte di prova», osservazioni che ancora oggi vengono richiamate dalla difesa di Stasi per contestare il lavoro svolto nelle prime indagini.
Un tema che torna con la richiesta di revisione
Le dichiarazioni di De Rensis arrivano mentre la difesa è impegnata nella preparazione della richiesta di revisione della condanna definitiva di Alberto Stasi e mentre la Procura di Pavia porta avanti il nuovo filone investigativo che vede Andrea Sempio come unico indagato.
Per il collegio difensivo, gli errori commessi nella fase iniziale dell’inchiesta non rappresentano soltanto una ricostruzione del passato, ma costituiscono uno degli elementi da cui ripartire per valutare la solidità dell’intero impianto accusatorio costruito negli anni contro Stasi.







